Nel 2025 i capoluoghi italiani che hanno superato i limiti giornalieri di PM10 (particolato atmosferico, ndr) scendono a 13, contro i 25 del 2024. Un dato tra i più positivi degli ultimi anni, ma che non cancella le ombre, soprattutto in Sicilia, dove persistono situazioni critiche. A scattare la fotografia è il nuovo rapporto Mal’Aria […]
Foto generata con IA
Smog in Sicilia e miglioramenti scarsi: Palermo è maglia nera a livello nazionale
Nel 2025 i capoluoghi italiani che hanno superato i limiti giornalieri di PM10 (particolato atmosferico, ndr) scendono a 13, contro i 25 del 2024. Un dato tra i più positivi degli ultimi anni, ma che non cancella le ombre, soprattutto in Sicilia, dove persistono situazioni critiche. A scattare la fotografia è il nuovo rapporto Mal’Aria di città 2026 di Legambiente, che analizza la qualità dell’aria nei capoluoghi di provincia.
Palermo maglia nera a livello nazionale
La maglia nera nazionale va a Palermo: la centralina di via Belgio ha registrato 89 giorni oltre il limite consentito di 50 microgrammi per metro cubo. Un dato che pone il capoluogo siciliano davanti a grandi aree metropolitane come Milano e Napoli. Tra le città più critiche figura anche Ragusa, con 61 superamenti, confermando come il problema non sia circoscritto solo ai grandi centri urbani. Nel resto d’Italia, pur in assenza di superamenti annuali dei valori medi di PM10, PM2.5 e biossido di azoto, il quadro cambia radicalmente se si guarda al 2030, quando entreranno in vigore limiti europei molto più stringenti. Applicandoli oggi, oltre la metà delle città italiane sarebbe fuori legge per il PM10 e quasi tre su quattro per il PM2.5.
L’obiettivo 2030
Anche la Sicilia rischia di farsi trovare impreparata. Per quanto riguarda il biossido di azoto (NO2), Palermo rientra tra le città più lontane dal nuovo limite di 20 microgrammi per metro cubo, con una riduzione necessaria del 39 per cento. Nella stessa fascia critica compare anche Catania, che dovrebbe abbattere le concentrazioni di circa il 33 per cento. Il rapporto evidenzia inoltre la lentezza dei trend di miglioramento: analizzando i dati degli ultimi quindici anni, alcune città siciliane – tra cui Palermo e Ragusa – rischiano di non centrare l’obiettivo 2030 mantenendo l’attuale ritmo di riduzione degli inquinanti. Una prospettiva che apre scenari preoccupanti sul fronte sanitario e ambientale.
Sul piano politico-istituzionale pesa anche la nuova procedura di infrazione avviata dalla Commissione europea contro l’Italia per il mancato aggiornamento del Programma nazionale di controllo dell’inquinamento atmosferico. Secondo Legambiente, servono scelte più coraggiose: investimenti nel trasporto pubblico, nella mobilità sostenibile, nella riqualificazione energetica degli edifici e interventi strutturali su riscaldamento domestico, industria, agricoltura e allevamenti intensivi. In Sicilia, dove le condizioni climatiche e urbane amplificano gli effetti dello smog, la sfida è doppia: consolidare i timidi segnali di miglioramento e colmare un ritardo che, senza un cambio di rotta, rischia di diventare strutturale.