Foto di polizia

Più agenti di polizia in Sicilia, il sindacato: «Pochi e neanche un giovane, è solo slogan»

«Ci aspettavamo segnali concreti ma, ancora una volta, bisogna fare i conti con le coperte corte». Così Tommaso Vendemmia, segretario etneo del sindacato di polizia Siap, commenta l’arrivo dei nuovi agenti in Sicilia a marzo 2026. Una promessa invocata dalla politica locale, specie dopo i numerosi episodi di violenza a Palermo e Catania. Ma che sa di presa in giro per il sindacalista, che richiama la politica all’attenzione: per «Senza farsi trascinare da euforiche soddisfazioni solo per rafforzare slogan sulla sicurezza». Anche perché di nuovi agenti, intesi come forze giovani e fresche, non ce ne sarà nemmeno uno.

I nuovi agenti in arrivo per provincia

«A far svanire le speranze di un reale aumento del personale di polizia è bastato il piano di potenziamento emanato dal Viminale», continua Vendemmia. Un piano che prevede l’assegnazione di circa 336 operatori di Polizia in tutta l’Isola. «Una quota pari a quella destinata alla sola provincia di Milano», sottolinea il sindacalista. Nello specifico, a Palermo andranno 141 unità, 73 a Catania, 45 a Messina, 7 ad Agrigento, 9 a Caltanissetta, 11 a Enna, 7 a Ragusa, 23 a Siracusa e 20 a Trapani. Numeri «non sufficienti neppure a sostituire il personale già collocato in quiescenza, né quello che concluderà il servizio entro giugno 2026». Per non dire del saldo negativo di agenti già presente da tempo in alcuni territori.

Nuovi ma non troppo: colpa delle case mancanti

«Dei circa 3.500 agenti formati nell’ultimo corso, nessuno è stato destinato in Sicilia», fa notare Vendemmia del Siap. Le unità che arriveranno sull’Isola sono, infatti, «assegnazioni di personale che rientra in Sicilia dopo lunghi anni trascorsi nelle città del Settentrione». Nessuno davvero nuovo, insomma. Ancora una volta, nella ricostruzione del sindacalista, si tratterebbe di un problema di soldi e dotazioni. In particolare, di mancanza di alloggi di servizio: obbligatori per gli agenti in prova dopo il corso. «Una carenza strutturale diffusa in tutta la regione – spiega Vendemmia – frutto di politiche mai affrontate in modo costruttivo dalle Prefetture competenti. Auspichiamo, su questo tema, un concreto interesse della Regione Siciliana».


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