Legge di stabilità, Crocetta: “Assurde le polemiche delle regioni”. O assurdo lui?

COSA NON FAREBBE PER COMPIACERE RENZI E GARANTIRSI LA POLTRONA…

Ci sono regioni che hanno la fortuna di avere governatori che, pur di non compromettere i servizi ai propri cittadini, non esitano a criticare il Governo nazionale per i nuovi tagli annunciati con la Legge di Stabilità, ai quali si oppongono per forza.  E’ successo in Piemonte, in Emila, in Umbria, in Puglia e così via.

Ci sono poi altre regioni, che purtroppo, hanno governatori che sembrano più interessati  alla loro carriera politica, al loro futuro in questo o in quel partito. E che, pur di garantirsi, non esitano a fare subire ai cittadini, tagli pesanti.

Superfluo dire che tra queste ultime c’è, purtroppo, la Sicilia. Con un governatore che, non solo ha rinunciato ai contenziosi con lo Stato- leggasi almeno 4 miliardi di euro che potevano arrivare nelle casse regionali- per accontentare Roma. Ma, che elogia pure la nuova mannaia annunciata dal Governo Renzi:

“Trovo assurdo che i presidenti di regione facciano una polemica sulla legge di stabilità-  ha detto il presidente della Regione, Rosario Crocetta parlando a margine della quinta edizione della Leopolda a Firenze che vede riuniti i renziani. “Non possiamo pensare – ha aggiunto – che quando il governo finalmente cerca di cambiare rotta, bisogna andargli contro. Bisogna collaborare”.

E lui di collaborazionismo se ne intende parecchio.

“Siamo in una fase difficile, ed ognuno di noi, in qualche modo, deve stringere la cinghia- ha aggiunto con una gran faccia tosta-  io come presidente della Regione Sicilia questa contrapposizione con il governo sulla legge di stabilità non ce l’ho anche perché siccome sono uno che in due anni ha tagliato due miliardi e settecento milioni e ne vuole tagliare tanti altri, ben venga la manovra del governi”.

Giova ricordare, per rispetto della  vera politica al servizio dei territori,  cosa hanno detto gli altri Presidenti delle Regioni sulla manovra e sul nun nuovo taglio di 4 miliardi di euro:

“Piuttosto che ritoccare l’Irap mi dimetto” ha detto, per cominciare, il presidente piemontese Sergio Chiamparino che ha aggiunto: “Al taglio prospettato dal governo Renzi di 4 miliardi di euro vanno, sommati quelli decisi dai governi Monti e Letta pari a circa 1,750 miliardi. Si arriva così a 5,7 miliardi”. E sono “tagli insostenibili  a meno che non si incida sulla spesa sanitaria o che non si cerchino maggiori entrate”, cioè nuove tasse.

D’accordo i presidenti delle altre Regioni. Con Nicola Zingaretti, governatore del Lazio ironico:”È facile abbassare le tasse con i soldi degli altri”. E ancora, secondo il presidente della Lombardia,Roberto Maroni “come conseguenza ci sarà non una riduzione delle tasse ma, temo, un aumento delle tasse da parte delle Regioni perché questi tagli, soprattutto nella sanità, sono insostenibili”.

Proteste anche dall’Umbria: “È tecnicamente impossibile prevedere questi tagli senza incidere per il 70% sulla sanità-  ha affermato la governatrice Catiuscia Marini. Per il governatore della Campania, Stefano Caldoro, “il Patto per la Salute non è a rischio, è pregiudicato. C’è un problema di affidabilità istituzionale”. Per il veneto Zaia “questa manovra passerà alla storia come la legge del massacro specie per le Regioni virtuose”.

Insomma, anche se i governatori hanno, per forza di cose, accettato un tavolo di confronto con il Governo Renzi, la loro impostazione è chiarissima. Come pure quella d Crocetta.

La rivolta delle regioni contro i tagli di Renzi. E la Sicilia che dice?


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