Il suo peschereccio è affondato e lo Stato gli chiede 530 mila euro

CONTRO QUESTA SENTENZA, CHE NICOLO’ INGARGIOLA, ARMATORE DI MAZARA DEL VALLO, CONSIDERA INGIUSTA, HA INIZIATO LO SCIOPERO DELLA FAME

Per protestare contro lo Stato, un armatore di Mazara del Vallo, Nicolò Ingargiola, 63 anni, ha cominciato lo sciopero della fame.

Motivo del gesto estremo, una sentenza del Tribunale di Palermo che lo ha condannato a pagare circa 530 mila euro al ministero dell’Ambiente. La vicenda risale al 2004 ed è legata all’affondamento, dopo l’incaglio tra gli scogli di San Leonardo, nel porto di Pantelleria, del peschereccio “Davide” di proprietà dell’armatore.

“Sono vittima di una forma di sciacallaggio che non ha precedenti”, racconta l’armatore ai microfoni della locate emittente televisiva ‘Tele8’.

Ingargiola conduce una battaglia legale per una vicenda che risale all’8 febbraio 2004: “Eravamo usciti per una battuta di pesca – dice – e la nostra imbarcazione, che si chiamava “Davide”, mentre stava rientrando nel porto di Pantelleria, si è incagliata con fuoriuscita di nafta e olio. Per motivi di sicurezza è intervenuta una ditta per le attività di bonifica che ha lavorato un paio di giorni. Poi c’è stata una mareggiata e il peschereccio è stato risucchiato dalle acque è andato a fondo. Dunque non potevo rimuoverlo”.

“Dopo circa due anni e mezzo – racconta sempre Ingargiola – il ministero dell’Ambiente manda una nota in cui mi chiede di pagare 298 mila euro. Mi sono sentito male, perché mi era stato assicurato che l’intervento per la bonifica era a carico dello Stato. Ora il Tribunale di Palermo mi chiede di pagare 530 mila euro perché nel frattempo sono maturati gli interessi ed altre somme che non comprendo. Sono disperato, non so come fare, non ho fatto niente di male, da una vita lavoro onestamente, porterò la questione al Tribunale dei diritti umani di Strasburgo. Anche i miei figli, titolari del peschereccio ‘Gisteroda’, per protesta non usciranno dal porto fino a quando non sarà chiarita questa situazione”.

La citata sentenza del Tribunale di Palermo lo ha condannato a pagare quasi 435 mila euro, somma che con l’aggiunta di interessi e spese legali lievita a circa 530 mila euro.

Ingargiola non ci sta ed è intenzionato a portare la sua storia all’attenzione della Corte europea per i diritti dell’uomo.

L’uomo, che, come dicevamo, ha iniziato lo sciopero della fame, si è collocato con un camper e alcuni cartelli al porto nuovo di Mazara del Vallo.

 

 


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