La pizza siciliana rappresentata dall’accoppiata con la Vastedda del Belìce. Ma non è una forzatura?

DOMANI A PALERMO MANIFESTAZIONE CON NOVE PIZZAIOLI. L’APPUNTAMENTO, PIU’ CHE CELEBRARE UNA TRADIZIONE, FORSE MIRA A CREARE UNA MODA. IGNORANDO LE VERE TRADIZIONI DELLA NOSTRA ISOLA. CHE SONO TANTE E TUTTE DIVERSE

L’appuntamento è per domani, lunedì 23 giugno alle 19,30, all’NH hotel (ex Jolly) di Palermo al foro Umberto I (di fronte al prato del Foro italico).

“Una giuria costituita da specialisti, giornalisti del settore e figure istituzionali – si legge in un comunicato stampa – selezionerà le quattro creazioni che costituiranno un menù speciale di pizze made in Sicilia, stampato in 5000 copie, da dare alle 80 pizzerie che hanno aderito al concorso e a tutte quelle che vorranno aderire al progetto”.

L’evento è ideato da “Le trazzere del gusto” – progetto imprenditoriale nato nel 2010 con lo scopo di selezionare e commercializzare le migliori realtà artigianali del panorama enogastronomico siciliano – con lo scopo di dare alle pizzerie e ai pizzaioli l’opportunità di avere un prodotto capace di arricchire il campo dell’enogastronomia siciliana

I locali aderenti al progetto si possono trovare nel sito www.siciliainpizza.it.

“Così come la mozzarella campana caratterizza la pizza napoletana – dice Salvo Gurrieri, uno degli organizzatori – la Vastedda del Belice è per noi l’ingrediente base della pizza sicula. Finalmente possiamo rivendicare un prodotto completamente nostro”.

“L’Onaf (Organizzazione nazionale assaggiatori formaggio) – dice Mauro Ricci delegato per la Sicilia occidentale – partecipa a questa iniziativa per confermare la sua attenzione a tutto quello che aiuta la crescita del prezioso e non sempre conosciuto mondo caseario siciliano. Grandissima e pregiatissima risorsa economica, ancora non sufficientemente espressa e apprezzata. Da questo punto di vista, anche la pizza aiuta”.

L’ingresso è su invito, fino a esaurimento posti. Per ottenere il pass di ingresso basta mandare una mail a eventipalermo@cronachedigusto.it

Nota a margine

La manifestazione è interessante. Ma è sbagliata nella forma e nella sostanza. Per una serie di motivi che proveremo a illustrare.

Intanto la pizza non è una creazione siciliana, ma napoletana. Ed è dalla Campania che la importiamo nella nostra Isola. Dopo di che, in Sicilia, ci sono tanti modi di preparare la pizza. Proprio la mozzarella e, in generale, il formaggio che ‘fila’, arriverà dopo. E non è affatto l’elemento caratterizzante la tradizione della pizza siciliana!

Ci sono piccoli e grandi centri della nostra Isola dove la pizza viene preparata in tanti modi. Tutti diversi. In questa diversità c’è la ricchezza di una tradizione recente che non si può omologare all’insegna della Vastedda del Belìce (con l’accento sulla “i”, per favore!, visto che si va sulla ‘cultura’). La Vastedda è un formaggio siciliano molto buono. Ma presentarlo come l’elemento centrale della pizza siciliana è falso!

Affermare che la “Vastedda del Belìce” è l’ingrediente base della pizza sicula” è una forzatura che offende tutte le altre modalità con le quali, in tanti centri della nostra Isola, si prepara la pizza.

In Sicilia, nonostante questo maldestro tentativo di omologare la pizza alla Vastedda del Belìce, ci sono decine di preparazioni, una più interessante dell’altra.

Non sta a noi enunciarle tutte. Ricordiamo lo Sfincione di Palermo, la Scacciata di Catania (che prevede varie versioni), la pizza fritta (una sorta di calzone tipico di alcune aree del Catanese, ovviamente diverso dalla classica pizza fritta napoletana). Quindi ‘u Pituni di Messina, la Scaccia di Ragusa, il Pizzolo tipico di tante aree della provincia di Siracusa, la Tabisca di Sciacca e via continuando.

Non si capisce perché la pizza siciliana dovrebbe essere rappresentata dalla Vastedda del Belìce.

Ragazzi, un po’ di umiltà e un po’ di rispetto per tutte le tradizioni gastronomiche e culturali della Sicilia!

 


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