A Palermo, da oggi, una rivisitazione ‘Pop’ delle regine di Sicilia e d’Italia

APPUNTAMENTO ALLA CAPPELLA LO BIANCO PER L’ULTIMA PERSONALE DI ANTONIO GREGORIO MARIA NUCCIO

di Sofia Li Pira

Si inaugura oggi, sabato 17 maggio, ospitata alla Cappella Lo Bianco di Palermo, l’ultima personale di Antonio Gregorio Maria Nuccio dedicata alle regine del Regno delle Due Sicilie e del Regno d’Italia.

Dopo la fortunata mostra del 2013 Sancte da Culto a Cult dedicata a 100 sante, oggi Antonio Nuccio torna sulla figura della donna, presentandoci una sfilata di ben 72 regine ritratte con il suo inconfondibile stile ironico con un tocco naïve, capace di dar corpo a figure dallo statuto ambiguo, fortemente annodate alla tradizione da un lato, straordinariamente contemporanee dall’altro.

Il tratto caratteristico della pittura di Antonio Nuccio è la simpatica ironia con cui tali figure femminili vengono rappresentate, privandole di quell’aura di cui hanno goduto nella storia e qui presentate attraverso una sorta di riconversione “pop” dell’iconografia araldica.

La mostra racconta le formidabili storie di donne, divenute al loro tempo icone irraggiungibili di sua maestà, partendo da Elvira di Castiglia, prima moglie molto amata del normanno Ruggero II, per giungere a Maria Sofia di Baviera, dalla vita turbolenta e sorella della più nota imperatrice Sissi.

La sfilata si conclude con le cinque regine di casa Savoia: da Maria Teresa d’Asburgo Lorena di Toscana a Maria Josè, ultima sovrana del Regno d’Italia.

Una gran parte del lavoro, frutto di una lunga ricerca storica e filologica, è dedicato alla nostra Isola e alle regine che ne sono legate come Sibilla di Medania, moglie di Tancredi d’Altavilla e reggente del regno normanno, Beatrice di Rethel, terza moglie di Ruggero II e madre di Costanza d’Altavilla, e ancora a Giovanna d’Inghilterra, sorella di Riccardo Cuor di Leone e moglie di Guglielmo II, che dopo la morte del marito visse reclusa nel castello della Zisa.

Le divertenti regine di Antonio Nuccio hanno il compito di “parlare” allo spettatore e fascinarlo con lo sguardo, suscitando la curiosità di approfondirne la storie e rileggere il nostro passato, attraverso figure anacronistiche di un mondo oramai lontano.

“Segno grafico incisivo e colore fortemente marcato, in uno stile accattivante e ironico, contribuiscono a caratterizzare le figure estraendole da qualsiasi contesto storico reale per introdurle nella dimensione di realtà altre, forse più autentiche, per queste donne divenute al loro tempo icone irraggiungibili per i poveri mortali: i sudditi di sua maestà. Nonostante le regali acconciature, molte hanno lo sguardo smarrito, davanti all’enorme peso della Storia che hanno avuto la ventura di attraversare da protagoniste”. (Maria Antonietta Spadaro, testo critico in catalogo)

“L’opera di Antonio Gregorio Maria Nuccio è una delle più sorprendenti fioriture nel panorama dell’arte palermitana di questo momento. L’aprirsi di un sorriso, l’appuntarsi di un’occhiata sulla realtà talora desolante del presente per svelarne i sensi arcani: questi due segni espressivi sono la marca evidente dello stile del giovane artista”. (Francesco Paolo Campione testo critico in catalogo).


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