Nuovi Unti, Paladini e Marionette

ALZATA LA NEBBIA COLORATA CHE ACCOMPAGNA OGNI SPETTACOLO DI ILLUSIONISTA E’ INIZIATA LA SEQUELA DEGLI ANNUNCI: ROBOANTI PER SENTIRNE L’ECO, MAGNILOQUENTI PER LASCIARE DIETRO MOLTE TRACCE

di Aldo Penna

La Terza Repubblica è nata nel novembre del 2011, e come accade a nascite illustri da tenere segrete, i suoi natali non sono stati celebrati. Due anni dopo quel parto si è ripetuto e la Nuova Repubblica sta mettendo salde radici. Prima un tecnico prestato alla politica, poi per pochi mesi un mancato tecnico intestarditosi a far politica, infine sulla scena è arrivato il leader ideale. Non è ingessato, non è antipatico, si destreggia con i vecchi e nuovi media, rottama il passato assetto, ma non tutto. Parla tanto ma non impaurisce nessuno.

I depositari di antichi privilegi, i cerchi magici dei poteri sanno che occorre cambiare o perire e hanno scelto di cambiare il proscenio e tenere in mani salde la regia.
E per timore che il mutamento possa produrre sorprese, l’affiorare di elementi non controllati ne hanno pilotato l’arrivo secondo un rigido manuale: giovani sì, ma affidabili. Di poca esperienza sì, ma di solidi lignaggi.
Alzata la nebbia colorata che accompagna ogni spettacolo di illusionista e assicuratosi che il cartellone è stato con abbondanza di mezzi pubblicizzato, è iniziata la sequela degli annunci: roboanti per sentirne l’eco, magniloquenti per lasciare dietro molte tracce. Un occhio a maggio, al primo maxi sondaggio sul nuovo corso, e un altro per capire a quale dei partner assestare il colpo di grazia dopo avergli assicurato lealtà imperitura.


Peccato, perché mentre il Gran Protettorato debuttava, molte speranze si andavano posando su quel nuvolo di cavalli che dall’orizzonte promettevano un rapido e liberatorio arrivo.
Il nuovo unto doveva passare attraverso il lavacro di un’elezione che lo rendesse popolare ma non forte: le primarie. Alleanze impossibili si celebrano in prossimità delle battaglie. Schierare un debole per rendere massiccia una vittoria altrimenti non travolgente è stato il piccolo capolavoro del Machiavelli dei giorni nostri. Il rigido, impacciato e scolorito, avversario dava pugni all’altro e colpiva se stesso. La vittoria quando gli avversari non esistono diviene clamorosa anche se non eroica. La promessa su un futuro comune prossimo venturo si suggellava sulla affermazione favorita e la rappresentazione poteva avere inizio: nuovi attori ma gli impresari di sempre.

Come sempre il Paese reale è solo uno sfondo a tinte acquerellate delle battaglie di Paladini con spade sguainate, parole graffianti, ma con forti fili e mani sapienti che li tengono dritti sulla scena.
La stessa legge elettorale in via d’approvazione, palese tradimento di ventinovemilioni di elettori referendari e continuazione del Porcellum che si diceva di voler abbattere, regolerà l’accesso a una sola camera non per rimarcare la volontà di riforma della Costituzione ma come garanzia che il possibile agguato parlamentare di alleati interni ed esterni non conduca immediatamente alle elezioni.

 

Invece dello “yes, we can” di Obama e la rinascita dello spirito migliore di una nazione, ci ritroviamo un nuovo, vecchio, gigantesco “Io farò” a lungo declinato nello scorso ventennio e le cui macerie impastate di menzogne occludono ancora le nostre strade.

 


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