La relazione della Corte dei Conti: quello che Crocetta fa finta di non sapere e di non vedere

LA MAGISTRATURA CONTABILE HA CHIESTO DI ALLONTANARE DAGLI INCARICHI DI RESPONSABILITA’ CHI E’ STATO CONDANNATO PER DANNO ERARIALE. INVECE SONO TUTTI AL PROPRIO POSTO. PER NON PARLARE DEI PENSIONANI CON LA 104 IN SALSA SICILIANA…

Ci sono tante verità nella relazione del Presidente della Corte dei Conti dottoressa Savagnone, ed accanto a tante verità ci sono anche molte importanti osservazioni nei confronti di una classe politica che, nella sua stragrande maggioranza, è inadeguata al ruolo che alla stessa viene richiesto.

Ma fra tutte le osservazioni colpisce quella per la quale “sarebbe necessario escludere, nella distribuzione di cariche, uffici e mansioni, coloro che, pur non avendo tenuto un comportamento penalmente rilevante, sono stati destinatari di sentenze definitive di condanna da parte di questo giudice contabile per avere male amministrato”.

Ma era presente il Presidente della Regione, Rosario Crocetta, quando la dottoressa Savagnore pronunciava questa parole?? O avendo magari conosciuto preventivamente il testo ha preferito non presentarsi? Era presente il dirigente più alto in grado della Regione, ossia il Segretario Generale della Regione, Patrizia Monterosso? Era presente il direttore generale dell’Irfis, Enzo Emanuale? Erano presenti tanti altri dirigenti condannati dai giudici contabili?

No, non c’erano. Con quale faccia avrebbero infatti avrebbero potuto essere presenti, essendo stati condannati proprio dai giudici contabili?

Ma la relazione continua: “Assistiamo, invece, al moltiplicarsi degli sprechi di denaro, spesso da parte di soggetti già condannati, i quali, anziché essere posti in condizioni di non più nuocere al pubblico Erario, vengono ancora una volta incaricati di gestire risorse economiche”.

Eh già. Perché per Crocetta le regole, quelle etiche prima ancora di quelle giuridiche, per gli estranei si applicano e per gli amici si interpretano. Se un minimo dubbio sfiora un dirigente o un dipendente regionale o di un ente, ben prima che venga accertata una sua responsabilità, quel dirigente o quel dipendente viene additato al pubblico ludibrio e viene deportato; se invece un suo amico, o una sua amica, viene condannato/a, è la condanna che è sbagliata, scorretta, ingiusta e comunque senza rilievo.

Lo stesso vale per la miriade di commissari nominati negli enti e nelle aziende regionali. Quelli che non hanno i titoli, se amici dello sciamano,”i titoli se li sono fatti sul campo”; se estranei sono anch’essi da triturare nella macchina del fango. Per tacere dei commissari che hanno attraversato ben dieci lustri (e quattro presidenti della Regione) e sono ancora nello stesso posto, magari cambiando partito e referente ogni volta che serve.

Per non parlare di certi dirigenti regionali mandati in pensione anticipatamente con la legge 104 in salsa siciliana che, pur non potendo ricoprire incarichi nell’Amministrazione regionale, continuano a ‘spatuliare’ con la ‘benedizione dell’attuale Governo regionale. Bella questa, no? Sono stati mandati in anticipo in pensione perché per occuparsi del familiare ‘malato’ non potevano più lavorare. Poi, una volta in pensione, lavorano da ‘esterni’, magari da commissari, sommando pensione e indennità di commissari! 

L’avere legato indissolubilmente Presidente della Regione e Assemblea regionale siciliana ha generato una “sindrome da sopravvivenza” che impedisce, di fatto, ai deputati regionali interessati al mantenimento del proprio ruolo, di mandare a casa un presidente inadeguato.

 


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