LA LETTERA/ I precari degli enti locali siciliani? Crocetta e il PD possono fare poco: la questione, ormai, la si deve risolvere Roma

COSA FARE PER AFFRONTARE E, POSSIBILMENTE, RISOLVERE UN PROBLEMA SOCIALE DI ENORMI DIMENSIONI

Egregio direttore,

nella sua ricostruzione sui motivi che potrebbero portare il presidente della Regione, Rosario Crocetta, e il senatore del Megafono, Giuseppe Lumia, a ricucire con il PD, a mio modesto parere, ne ha dimenticato uno: la questione dei 23-24 mia precari degli enti locali.

Come ha ricordato la scorsa settimana il segretario regionale del PD, Giuseppe Lupo, Crocetta, forse proprio questa settimana, dovrebbe essere a Roma per trattare la vicenda precari.

Ne approfitto per segnalare una continua inesattezza che il vostro giornale riporta a propositi dei precari degli Enti locali siciliani. Voi parlare di finanziamenti aggiuntivi da parte della Regione, ma sappiate che, da oltre un decennio, questi precari vengono pagati dai Comuni. Dunque, non c’è la richiesta di fondi aggiuntivi. La ‘stabilizzazione’ di questo personale non farebbe incrementare le spese dei Comuni siciliani, che resterebbero tali e quali.

Cordialmente

Lettera firmata

Egregio lettore,

Lei dice alcune cose giuste e altre non esatte. Corretto dire che il segretario del PD siciliano, Lupo, ha invitato Crocetta ad occuparsi della questione precari a Roma. Anche se dubitiamo che, con la crisi di Governo che si è aperta a Roma, il Parlamento nazionale avrà il tempo di occuparsi dei precari siciliani.

Detto questo, vorremmo precisare che i Comuni siciliani non hanno mai pagato, se non in minima parte, le retribuzioni dei 23-24 mila precari che operano da oltre un decennio negli stessi Comuni. I soldi per pagare questo personale li ha sempre tirati fuori la Regione siciliana.

Solo che, da due anni, il fondo per le Autonomie locali è stato ridotto da circa 900 milioni di euro a circa 450 milioni di euro.

Non solo. Anche lo Stato, come ha spiegato sul nostro giornale, qualche settimana fa il presidente dell’Anci Sicilia, Paolo Amenta, ha ridotto i trasferimenti. Tutto questo sta avvenendo senza che venga applicata, in Sicilia, la legge sul federalismo fiscale, che consentirebbe ai Comuni della nostra Isola di reperire un po’ di risorse finanziarie nazionale per la perequazione fiscale e infrastrutturale.

Cosa vogliamo dire? Che, a nostro modesto avviso la situazione dei precari degli enti locali siciliani non è come la descrive Lei: lo scenario è molto più complesso. A nostro avviso, a partire dall’1 gennaio del prossimo anno ci saranno problemi seri per il 23-24 mila precari dei Comuni siciliani e, in generale, per tutti gli altri precari della nostra Isola (ricordiamo che i precari della Sicilia – compresi, ovviamente, quelli degli enti locali – sono circa 80 mila).

Perché non abbiamo inserito la vicenda dei precari tra le motivazioni che dovrebbero portare il governatore Crocetta e il senatore Lumia a ricucire con il PD? Per un motivo semplice: perché la vicenda dei precari siciliani, sempre a nostro modesto avviso, ormai non dipende più dalla Regione.

Le ricordo che, ogni anno, per pagare le retribuzioni ai precari degli enti locali occorrono da 800 a 900 milioni di euro. Ma oltre a questi 23-24 mila ce ne sono altri 56-57 mila. Di soldi, insomma, ce ne vogliono tanti. E le possiamo garantire che la Regione non è più nelle condizioni per pagare tutte queste retribuzioni. Deve intervenire lo Stato. In che termini, non lo sappiamo: ma sappiamo che, ormai, se ne dovrà occupare Roma.

g.a.

 

 

 

 


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