Nuovo disastro ambientale provocato dal petrolchimico di Gela: l’inquinamento arriva fino ad Acate

A DENUNCIARLO E’ IL MOVIMENTO 5 STELLE. MENTRE TUTTE LE AUTORITA’ TACCIONO. CON IN TESTA LA PRESIDENZA DELLA REGIONE. I GRILLINI: “PAGHERANNO I DANNI A NORMA DEL CODICE PENALE”. SPERIAMO.

“Stamattina alcuni attivisti di Gela ci hanno segnalato la fuoriuscita di circa 400 litri di petrolio greggio che, dal petrolchimico di Gela, si sono riversati in pieno mare. Il greggio, sospinto dal vento, ha raggiunto la spiaggia della foce del fiume Dirillo nei pressi di Marina di Acate”.

Insomma, l’Eni continua a inquinare la Sicilia come, anzi peggio di prima. Prima, infatti, si limitava a massacrare l’aria e il mare di Gela. Ora gli idrocarburi invadono anche la provincia di Ragusa. L’aspetto inquietante è che a denunciare quanto sta accadendo non sono le autorità, tutte ‘addormentate’, ma la parlamentare regionale del Movimento 5 Stelle, Vanessa Ferreri, che è anche portavoce dei grillini all’Ars. (a sinistra, un’immagine del mare di Acate inquinato dal petrolio: foto tratta da acateweb)

“Lo sversamento – recita un comunicato del Movimento 5 Stelle – è stato causato da un foro sulla condotta lungo il pontile che collega la Raffineria Eni alle navi petroliere. Siamo subito andati di persona a controllare la situazione; là abbiamo trovato alcuni operai dell’Eni e il maresciallo della Capitaneria di Porto, i quali con una ruspa e delle reti cercavano di ‘bonificare la zona colpita dall’ ‘onda nera’. Abbiamo avvisato il comandante dei Vigili Urbani di Acate e divulgato la notizia. La situazione è diventata ormai insostenibile: sistematicamente il nostro mare e le nostre coste vengono martoriate dalle conseguenze degli incidenti che si verificano nel petrolchimico di Gela, incidenti che si ripetono con una frequenza sempre maggiore, basti pensare che questo è il secondo nell’arco di 6 mesi”.

Siamo all’incredibile: le autorità imbambolate, i vertici dell’Eni sempre più arroganti, i controlli sempre più blandi. la Sicilia trattata come una pezza da piedi. Inquinata e umiliata. Siamo diventati il ricettacolòo della ‘merda’ dell’Eni.

“Tutta la zona adiacente è stata dichiarata, da quasi 23 anni, a rischio ambientale dal Ministero dell’Ambiente e dalla Regione Sicilia – leggiamo sempre nel comunicato dei grillini – ma del piano di risanamento per il quale sono stati stanziati sino ad oggi quasi 30 milioni di euro poco e niente si è fatto. Abbiamo denunciato questo ennesimo disastro ambientale a tutte le autorità competenti e chiederemo durante il prossimo Consiglio comunale al Sindaco di interessarsi in maniera decisa e improrogabile al caso. Ci sono tutti i presupposti per chiedere, ai sensi dell’articolo 452-quater del codice penale, un risarcimento danni all’Eni per danni ambientali e pericolo per la salute pubblica”.

“Nell’attesa che la notizia venga ripresa dagli organi di stampa – conclude la nota dei grillini – ci chiediamo se sia normale non averne letto finora nulla e se questa non sia la prima volta che il silenzio insabbi un episodio del genere”.

In questa storia, di inquietante, non c’è soltanto la mancanza di controlli da parte dell’Eni, non c’è soltanto l’arroganza dei vertici di questa società finto-privatizzata che in Sicilia ha solo provocato enormi danni impadronendosi, anche, negli anni ‘70 del gasdotto con l’Algeria che loro, i ‘geni’ dell’Eni post Mattei, non erano riusciti nemmeno a immaginare, non c’è soltanto l’assenza delle autorità tutte: c’è anche la sorta di ‘garanzia’ per la quale i signori dell’Eni sembrano convinti che non risponderanno a nessuno del proprio disastroso operato.

Per la seconda volta l’Eni sversa in mare della Sicilia la propria ‘merda’ carica di idrocarburi. L’ha fatto qualche mese fa nel silenzio generale. E torna a farlo di nuovo. Nessuno li ferma. Anzi, le imposte le vanno a pagare nel Nord Italia. Qui lasciano solo le loro schifezze.

Non ci stupisce il silenzio della presidenza della Regione siciliana. Che mestiere faceva il signor Rosario crocetta prima di diventare governatore dell’Isola?


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