“Erogati 400 mila euro solo per la Fondazione Federico II?”

Egregio direttore,

almeno n questa fase abbiamo deciso di non mettere la nostra firma su questa lettera. Anche perché contiamo di assumere altre e ben più forti iniziative.

Le scriviamo per chiederle se è a conoscenza di un fatto che, se vero, sarebbe grave.

Come i giornali – compreso il vostro – hanno più volte scritto, tutte le Associazioni, le Fondazioni e, in generale, tutti i soggetti che operano nell’ambito delle attività culturali della nostra Isola sono rimaste senza risorse finanziarie a causa della Tabella H impugnata dal Commissario dello Stato.

Tutte meno una: la Fondazione Federico II. Alla quale – questa la notizia che a noi risulta – il presidente dell’Ars, onorevole Giovanni Ardizzone, avrebbe assegnato 400 mila euro. Soldi che sarebbero stati prelevati dai fondi di riserva swlla presidenza dell’Ars.

Le chiediamo: a lei questa notizia risulta? Perché se dovesse rispondere al vero sarebbe alquanto grave. Per carità, nulla contro la Fondazione Federico II: però, accanto a tale Fondazione, ci sono, in Sicilia, istituzioni culturali che meritano la stessa attenzione che la presidenza dell’Ars avrebbe riservato alla Fondazione Federico II.

Scriviamo questa lettera a voi di LinkSicilia perché siete uno dei pochi giornale che non ha mai fatto considerazioni falso-moralistiche sulla Tabella H. Al contrario, avete sempre difeso la Tabella H e le istituzioni culturali.

Noi crediamo che, se tale notizia risponda al vero, i rappresentanti di tutte le altre istituzioni culturali della Sicilia dovrebbero scendere in piazza per protestare contro chi utilizza due pesi e due misure.

Lettera firmata

A onor del vero, non siamo a conoscenza di un’eventuale assegnazione di 400 mila euro in favore della Fondazione culturale Federico II. La cosa ci sembra un po’ strana. Per due motivi. In primo luogo, perché, se non ricordiamo male, la Fondazione Federico II ha già ricevuto un’assegnazione di fondi dal Bilancio della Regione di quest’anno. In secondo luogo, perché, come dite voi stessi, pur essendo, la Fondazione Federico II, il braccio operativo del Parlamento dell’Isola in materia di attività culturali, ciò non sarebbe corretto nei confronti di altre Istituzioni culturali della Sicilia.

La vostra lettera ci fornisce l’occasione per ribadire quello che abbiamo sempre detto sulla Tabella H. Il nostro giornale ritiene giusta l’esistenza della Tabella H. Per un motivo semplice: perché in una Regione dove la ‘trasparenza’ amministrativa è solo celebrata a parole (facciamo un solo esempio: ancora oggi non si conosce né il numero, né le retribuzioni dei dirigenti esterni all’amministrazione regionale), inserire in Bilancio o in Finanziaria una voce nella quale i cittadini possono verificare quanto la Regione spende, ogni anno, in contributi per le istituzioni culturali è democraticamente corretto.

Altra è ben diversa cosa è il ‘chi’ deve far parte della Tabella H. In questa Tabella dovrebbero stare tutte le istituzioni culturali e non altri soggetti. Questi ultimi dovrebbero trovare posto in un’altra Tabella, sempre visibile agli occhi dei cittadini.

La verità è che, soprattutto negli ultimi dieci anni, per foraggiare dei ‘carrozzoni mangiasoldi’, la politica siciliana ha utilizzato, come scudo, le istituzioni culturali. Facciamo solo due esempi: il Cerisdi e il Coppem, che con la cultura non c’entrano assolutamente nulla e che, ogni anno, hanno ricevuto la fetta più grossa dei contributi della Tabella H.

Detto questo – e tornando al tema sollevato dai nostri lettori – sarà nostra cura informarci presso l’Ars, per verificare l’eventuale veridicità di tale notizia. Ribadendo che, anche in un momento di crisi, la politica siciliana ha il dovere di trovare le risorse finanziarie per sostenere le istituzioni culturali siciliane che operano realmente nell’ambito della cultura. Per almeno due buoni motivi. In primo luogo, perché senza cultura non abbiamo dove andare, soprattutto nella nostra Isola. In secondo luogo, perché in Sicilia, regione con un tessuto economico debole, spesso le attività culturali sono Stato sociale.

la redazione

 

 

 

 


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