Ambiente: da Lo Sciuto (MpS/Mpa) un disegno di legge blocca-ruspe sulle coste siciliane

Una proposta di legge per la salvaguardia delle coste siciliane è stata depositata, nei giorni scorsi, all’Assemblea regionale siciliana (Ars). Primo firmatario il castelvetranese Giovanni Lo Sciuto, deputato del Partito dei Siciliani/Mpa. Sono undici i parlamentari, nel complesso, che hanno aderito all’iniziativa legislativa condividendo i principi del testo. Il disegno di legge, come riferisce lo stesso Lo Sciuto – nel commentare al nostro giornale il significato dell’iniziativa – ruota intorno al principio della conservazione, utilizzo e sviluppo sostenibile delle coste.

“Sono almeno cinque mila – ha precisato il primo firmatario della proposta di legge – gli edifici interessati in Sicilia da possibili demolizioni su decisione prefettizia. Una questione dalle dimensioni preoccupanti qualora non si dovessero arrestare i provvedimenti di demolizione”.

Nel precisare che non si tratta di un tentativo di nuova sanatoria, Lo Sciuto, ha sottolineato che “con le indiscriminate demolizioni si andrebbe a sostituire un problema con uno altrettanto grave, legato alla necessità di smaltimento di quantità enormi di sfabbricidi e materiali di risulta di vario genere in impianti di trattamento e discariche di cui la Sicilia, al momento, è particolarmente carente e con necessità di risorse economiche ingenti di cui certamente non dispongono né i Comuni né la Regione”.

Il disegno di legge, in effetti, mira al recupero del patrimonio edilizio esistente, evitando ulteriori danni ambientali laddove le condizioni lo permettano. L’altra novità contenuta nel testo di legge presentato all’Ars è quella dell’arretramento a metri 300 dalla battigia delle nuove costruzioni, piuttosto che a metri 150 come previsto dalla vecchia normativa regionale, la n.78 del 12 giugno 1976.

Per il deputato trapanese del PdS/Mpa “lo strumento del piano di recupero urbanistico-ambientale e di messa in sicurezza del proprio litorale, compresa la fascia di rispetto di cui all’articolo 15 della legge regionale 12 giugno 1976, n. 78, può rappresentare la principale strada per realizzare

il suddetto sviluppo sostenibile, anche al fine di evitare nuovo consumo di suolo e per meglio gestire i processi del corretto governo del territorio”.

Il disegno di legge prevede che il piano di recupero urbanistico-ambientale dovrà valutare anche le condizioni di rischio idrogeologico, sismico e vulcanico della zona. E saranno i Comuni, singoli o associati attraverso appositi accordi di programma, in coerenza con le previsioni del Piano Territoriale di Salvaguardia delle Coste (PTSC) a dovervi provvedere, con delibera dei rispettivi Consigli Comunali, entro dodici mesi dall’entrata in vigore del citato testo di legge, attraverso l’approvazione del citato piano, anche in variante e in deroga ai vigenti strumenti urbanistici.

Peccato che i Comuni, fino ad oggi, in materia di salvaguardia delle coste, nella stragrande maggioranza dei casi, abbiano solo prodotto enormi danni!

Infatti all’articolo 1, la proposta Lo Sciuto prevede che: “Sino alla emanazione di un’organica disciplina regionale in materia, alla legge regionale 27 dicembre 1978, n. 71, dopo l’articolo 11, è aggiunto il seguente articolo”: Art. 11bis – La Regione, attraverso un apposito Piano Territoriale di Salvaguardia delle Coste (PTSC), individua le zone della fascia costiera, caratterizzate da degrado edilizio ed urbanistico, nonché interessate da estesi fenomeni di erosione e dissesto idrogeologico, da sottoporre a piano di recupero e valorizzazione. Tali zone possono ricomprendere litorali ricadenti nel territorio di più Comuni.

L’accordo di programma, promosso da una o più Amministrazioni comunali, ai sensi dell’art. 34 del decreto legislativo 18 Agosto 2000, n. 267 e successive modifiche e integrazioni, dovrà assicurare il coordinamento delle azioni necessarie ad attuare opere e interventi previsti nei rispettivi piani, ovvero attuare tutte le forme di concertazione economico-finanziaria, ivi compresi interventi e opere pubbliche o di interesse pubblico.

Il disegno di legge dispone, per esempio, che il piano di recupero possa subordinare il mantenimento della costruzione a prescrizioni di trasformazione edilizia ed ambientale e di messa in sicurezza del territorio, ritenute utili per la compatibilità dell’opera con il bene ambientale da tutelare, anche attraverso l’intervento di società di auto recupero costituita dai proprietari interessati.

Per la formazione dei piani di recupero spetta ai Comuni, singoli o associati, convocare apposite conferenze di pianificazione territoriale e urbanistica al fine di concertare un quadro conoscitivo del territorio e del suo sviluppo sostenibile, ed esprimere valutazioni sugli obiettivi e le scelte di pianificazione.

L’iniziativa è destinata a suscitare aspre polemiche, perché cade in un momento in cui la Giustizia sta finalmente disponendo l’abbattimento di una minima parte delle abitazioni realizzate abusivamente lungo le coste siciliane. Il riferimento, ovviamente, è alle care realizzate dopo l’approvazione, da parte dell’Ars, della legge n. 78 del 1976.

 

 


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