Oscar Giannino: “Porteremo in Parlamento una pattuglia di rompi coglioni”

E’ determinato a “Fermare il declino del Paese”. Oscar Giannino, leader e fondatore del neonato movimento politico, Fare per fermare il declino, che fa paura ai vecchi partiti (“Sanno che stiamo per portare in Parlamento una pattuglia di rompi coglioni, che si batteranno per eliminare sprechi e privilegi”, dice very frankly) è approdato per la seconda volta a Palermo per incontrare i suoi elettori.

La Sicilia è una delle regioni cruciali per ottenere il premio di maggioranza al Senato, cosa propone, quindi, Fare per fermare il declino in questa particolare regione?

“Qui non solo più che altrove c’è bisogno di un cambio di marcia della finanza pubblica nazionale, perché se non abbattiamo il debito attraverso le dismissioni pubbliche e, quindi, se non creiamo lo spazio per i tagli di spesa corrente a copertura di minori imposte, non c’è margine per le imprese. In Sicilia più che nel resto d’Italia bisogna pensare ad una rivoluzione del welfare a favore delle vittime della crisi: giovani e donne che partecipano pochissimo al mercato del lavoro. E’ su di essi che si incentra il più delle asimmetrie dei contratti e del reddito. Per loro noi proponiamo da subito, di cominciare con una minore pressione fiscale contributiva, ma non con sgravi a tempo, bensì con un cambiamento dall’uguaglianza orizzontale di oggi, per cui paghiamo tutti uguali imposte e contributi a parità di lavoro e reddito, ad un’uguaglianza verticale. Iniziamo con chi ha minor anzianità contributiva, giovani e disoccupati, ad imporre meno imposte, tasse e facciamolo anche con tanti più sgravi, quanto più bassa è la media regionale dei redditi, quanto più elevato è il numero dei disoccupati. Noi abbiamo bisogno di un welfare commisurato alle risposte delle diverse aree che hanno differenti caratteristiche economiche”.

Uno dei dibattiti più in importanti, in questa campagna elettorale, è quello sulla pressione fiscale. C’è chi propone il taglio dell’Imu, chi una patrimoniale, insomma ne hanno dette tante. Qual è, invece, il vostro progetto sul problema fiscale?

“Il nostro progetto è quello di creare spazio con sei punti di spesa corrente in meno in cinque anni, per abbattimenti della pressione fiscale di 5 punti di Pil nello stesso periodo. Un punto in meno, perché il punto che deriva da un minor interesse sul debito pubblico dall’abbattimento del debito con le dismissioni pubbliche, non lo mettiamo a copertura di minor imposte. Noi siamo persone serie. Con questi cinque punti di riduzione della pressione fiscale entreranno circa 90 miliardi di euro in meno di introiti per lo Stato in cinque anni, per noi un terzo di questo significa l’abbattimento integrale dell’Irap, l’imposta che si paga anche con le imprese in perdita, che colpisce maggiormente chi offre lavoro. I restanti due terzi, a metà un intervento di rafforzamento delle detrazioni per il lavoro dipendente e autonomo, le curve basse dell’Irpef , poi dall’altra metà – questo mi preme dirlo – abbattimento del cuneo fiscale (in pratica la differenza fra quanto pagato dal datore di lavoro e quanto incassato effettivamente dal lavoratore, essendo il restante importo versato al Fisco e agli enti di previdenza e pensionistici, attraverso imposte contributive, ndr)”.

Perché proprio queste imposte?

“Abbiamo scelto queste imposte rispetto ad altre perché non pensiamo ai voti da prendere, ma crediamo che bisogna identificare le imposte il cui abbassamento dia il maggior impulso nel più rapido tempo possibile alla ripresa della crescita e del reddito disponibile degli italiani”.

A proposito dei voti da prendere. Voi rappresentate una di quelle forze che possono ostacolare i tre più grandi partiti, e coalizioni. Secondo lei, qual è lo scenario che si presenterà dopo il voto?

“C’è un rischio duplice. Il primo un rischio vero, quello cioè di un Parlamento zoppo con un Senato appeso a pochi voti, più un’ipotetica maggioranza Pd-Monti. In quel caso, sappiamo già cosa avviene, è gia successo nella nostra storia recente, con la Seconda Repubblica; un Parlamento claudicante significa Governo senza forza di intervenire, di durata breve, perdita di credibilità internazionale dell’Italia. Tutte cose che non ci possiamo permettere. Non è un caso che la nostra proposta è che modifichino al più presto la legge elettorale. La seconda cosa, è un rischio invece per la vecchia politica, che non si è ancora resa conto che il Parlamento che eleggiamo fra pochi giorni vedrà un’ondata di massa di deputati estranei alla logica destra, sinistra della stampella montiana. In più, ci saranno i parlamentari del Movimento 5 Stelle di Grillo, poi ci saremo anche noi che abbiamo proposte economiche diametralmente diverse, ma la presenza tra un quinto, un quarto di persone che rifiutano i principi della vecchia logica , costituisce una novità senza pari che impedirà loro di ragionare come hanno fatto fino a questo momento”.

Si parla di privatizzazioni per sbloccare l’economia. Un tema molto delicato in Sicilia perché l’impresa privata è un po’ soffocata dall’iniziativa pubblica. Qual è, secondo lei, la ricetta giusta?

“Abbiamo bisogno di procedere con alienazioni pubbliche in maniera molto energica, tant’è che noi nel nostro programma individuiamo per ogni tipo di classe di beni di proprietà dello Stato, quanti dismetterne in cinque anni. Proponiamo di dismettere 5 punti di Pil, cosa che può farci scendere dall’attuale 126% di debito pubblico al 100%, in linea con la media dei Paesi avanzati. A cominciare dai mattoni ‘liberi’. Lo Stato ha circa 400 miliardi di euro di mattoni liberi, iniziamo da quelli almeno per 110 miliardi, ma poi proponiamo per una settantina di miliardi quote di aziende partecipate”.

 


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