Formazione 3/ I tre mila rendiconti lasciati aperti

Il Governo regionale pare abbia perso lo smalto iniziale. Distrazione o cos’altro? Il presidente della Regione, Rosario Crocetta, in questi mesi trascorsi da governatore, ha legato fortemente la sua immagine a parole come “rivoluzione”, “legalità”, “antimafia”. E per la verità va riconosciuto che per coerenza Crocetta batte tutti. Infatti, nel settore della formazione professionale ha dedicato i primi tre mesi del suo mandato elettorale a controllare, controllare, controllare. E poi a denunciare, denunciare e ancora denunciare. Se non è rivoluzione questa!

Il settore intanto muore, privato dell’ossigeno e degli elementari “attrezzi per governare”. A questa “crociata di liberazione” del settore adesso si aggiunge anche lo smantellamento degli uffici di via Ausonia, sede dell’assessorato regionale Istruzione e Formazione professionale. Come raccontiamo in altra parte del giornale, dirigenti e dipendenti dell’assessorato sono stati sottoposti al rilascio di una sequela di dichiarazioni per smascherare possibili parenti nel settore della formazione professionale. Vedremo come finirà.

Ad oggi, possiamo affermare che ai proclami non sono seguiti fatti consequenziali se non, addirittura, un inasprimento di controlli al limite dell’azione repressiva. Comincia a prendere forma, secondo taluni osservatori politici, un preciso disegno politico-istituzionale. Un approccio riconducibile ad una precisa parte del mondo politico, oggi non più pidiessino, abituato a risolvere le “faccende” a colpi di “carta bollata”.

Se di controlli si deve parlare, ci chiediamo: ma degli oltre tre mila rendiconti non chiusi qualcuno si sta interessando? Giacciono nei cassetti dell’assessorato tutti quelli relativi a corsi di formazione già pagati e strapagati. E la responsabilità è tutta dell’amministrazione regionale che ha versato, negli ultimi 2 anni, fior di quattrini per incarichi esterni a società altamente qualificate, senza concludere i controlli sulla certificazione delle spese!

Di più. Emerge il dubbio che sia in corso una feroce contrapposizione tra aree del Partito democratico. Una vera a propria “guerra sotterranea” per impedire precise scelte sulla riorganizzazione del settore della formazione professionale. Un braccio di ferro di vasta portata tra il “gruppo di Giuseppe Lumia (da cui l’assessore Nelle Scilabra potrebbe essere condizionata) e il gruppo che fa capo ai parlamentari nazionali di questo Partito, Francantonio Genovese e Nino Papania (fautori dell’avvento di Ludovico Albert e Mario Centorrino). Sullo sfondo di tale scontro si profilerebbero interessi milionari nel settore della formazione. Una storia di pupi e pupari, insomma. Possibile?

Ancora una volta, però, a pagare sarebbero i lavoratori del settore, stritolati da “guerre senza quartiere”. E ancora di più lo sarebbero coloro che il posto di lavoro lo hanno perduto per via di scelte balorde autorizzate da chi ha calpestato lo Statuto siciliano e le leggi regionali in vigore in materia di formazione professionale.

Sono stati circa mille gli operatori licenziati nonostante la legge regionale n.25 del 1 settembre 1993 ne garantisca la continuità lavorativa. Ma questa è altra storia.

Il Governo regionale non può tirare la corda all’infinito. Dovrà decidere se seguire la linea tracciata dal famigerato trio delle meraviglie LAC (Lombardo, Albert, Centorrino), oppure ‘ridisegnare’ il settore partendo con l’eliminare tutto ciò che non è in regola per riorganizzare i superstiti. Il rischio è che ne resti solamente uno, un po’ come la storia di “highlander”, l’ultimo immortale (film del 1986 diretto da Russell Mulcahy).

Qualunque sia l’approccio, una cosa è certa: la Sicilia non può più attendere che il Governo si decida. Servono scelte immediate e forti, efficaci ed efficienti. A meno che qualcuno non voglia chiudere definitivamente l’esperienza. Allora basterà dirlo. Anche se le continue distrazioni di Crocetta, per via delle imminenti elezioni politiche, potrebbero nascondere altre brutte sorprese al settore, fin troppo spinto verso forme di clientelismo fuori controllo.

 


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