Formazione, legge 24: si profila uno scontro tra chi la vuole abolire e chi no

Il tentativo di un colpo di spugna rischia di cambiare il Dna al settore della formazione professionale. A Palermo, gli uffici di via Ausonia (sede dell’assessorato regionale Istruzione e Formazione Professionale) su indicazione di Ludovico Albert parrebbe che stiano a pieno ritmo per costruire un legittimo percorso amministrativo. Quindi, il via libera al “contratto di servizio pubblico”, ovvero abrogazione della legge regionale numero 24 del 1976.

Si tratta della vera rivoluzione pensata, coltivata e pronta ad essere attuata sulle spalle dei 10 mila lavoratori del settore della formazione professionale. Un’operazione voluta dal Partito democratico per gestire, a titolo definitivo, almeno così appare, il servizio formativo nella Regione siciliana. Uno strumento che, per essere attuato, necessita di ampi margini di manovra politico-amministrativa. Spazi che Ludovico Albert, potente dirigente generale, si è già ritagliato. Cosa che certamente si potrebbe concretizzare con l’insediamento di Rosario Crocetta, candidato di Pd e Udc alle prossime elezioni regionali. 

Ebbene, contratto di servizio pubblico significa partecipare ad un bando dovendo dimostrare un sistema di garazie tali ed una capacita’ finanziaria bilanciata all’importo messo a bando. In poche parole aggregazione di diversi enti formativi in consorzio, associazione temporanea di imprese, o altre forme giuridiche per poter rispettate gli standard che conterra’ il contratto di servizio pubblico. Quindi, impossibilita’ degli enti di medie piccole di mensioni di continuare a sopravvivere e liberta’ sull’utilizzo del personale quest’ultimo definitivamente sganciato dalla legge regionale 24/76 che nel frattempo sara’ stracciata dagli affaristi.

La notizia nelle scorse ore è trapelata e noi l’abbiamo raccolta per offrirla ai nostri elettori nella sua drammaticità. Proviamo a fare ordine sulla questione.

Intanto ieri abbiamo informato i lavoratori della probabile volontà del Governo regionale, guidato dal dimissionario Raffaele Lombardo, di abrogare la legge regionale n.24 del 6 marzo 1976. In tanti hanno commentato l’articolo preoccupati per i risvolti negativi che si provocherebbero se il folle progetto abrogativo potesse trovare accoglimento. Altri hanno contestato il contenuto dello stesso.

C’è il fondato rischio che, dietro queste ultime dichiarazioni dei commentatori, si possano celare proprio i demolitori della legge regionale 24/76. Ed allora diventa essenziale procedere per porre in campo tutti gli arnesi utili e necessari a difendere la legge regionale 24/76.

E’ il caso di sottolineare che nella Regione siciliana le leggi sono approvate all’Assemblea regionale siciliana (Ars). Così come l’abrogazione di una norma regionale segue le stesse procedure di approvazione che portano all’Aula (Sala D’Ercole) dell’Assenblea regionale siciliana. Uno “Stato di diritto” si fonda sul rispetto delle regole e delle gerarchie. La Sicilia di oggi, è ben lontana dagli standard minimi ed è a rischio lo Stato di diritto.


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Il tentativo di un colpo di spugna rischia di cambiare il dna al settore della formazione professionale. A palermo, gli uffici di via ausonia (sede dell'assessorato regionale istruzione e formazione professionale) su indicazione di ludovico albert parrebbe che stiano a pieno ritmo per costruire un legittimo percorso amministrativo. Quindi, il via libera al "contratto di servizio pubblico", ovvero abrogazione della legge regionale numero 24 del 1976.

Il tentativo di un colpo di spugna rischia di cambiare il dna al settore della formazione professionale. A palermo, gli uffici di via ausonia (sede dell'assessorato regionale istruzione e formazione professionale) su indicazione di ludovico albert parrebbe che stiano a pieno ritmo per costruire un legittimo percorso amministrativo. Quindi, il via libera al "contratto di servizio pubblico", ovvero abrogazione della legge regionale numero 24 del 1976.

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