Anche i Comuni siciliani truffati: rubati 15 milioni di tasse pagate dai cittadini

Dal quotidiano la Repubblica di oggi un  estratto dell’articolo che racconta l’incredibile vicenda della società di riscossione che rubava le tasse versate dai contribuenti:

“Il Comune di Trapani, secondo nella classifica dei comuni italiani più truffati, ci ha rimesso tre milioni di euro, quello di Augusta quasi due milioni. Anche un comune piccolo come Capaci si è visto sottrarre un milione e duecentomila euro e persino un centro da soli 12mila abitanti come Priolo Gargallo, in provincia di Siracusa, ha visto volatilizzarsi più di un milione di euro che vanno aggiunti ai 900.000 euro di interessi che avrebbe incassato in tre anni.

Sono almeno una ventina, e tra questi anche se per importi minori ci sono anche capoluoghi come Palermo e Ragusa, i comuni siciliani che sono finiti nella rete di Tributi Italia, la società di riscossione di tasse che è riuscita a far sparire negli ultimi dieci anni dalle casse di circa 200 comuni italiani tasse per circa 100 milioni di euro, più di 15 milioni solo in Sicilia.

Una truffa che ieri ha portato la Guardia di finanza di Genova a far scattare l’arresto di Giuseppe Saggese, l’amministratore della società che ha sede amministrativa a Chiavari e sede legale a Roma. Solo Saggese avrebbe intascato 15 milioni di euro delle tasse pagate dai contribuenti che, con una serie di stratagemmi e di acquisizioni in giro per l’Italia di altre società di riscossione di tributi, invece di finire nelle casse dei Comuni, venivano sottratte, fatturate ad altre società controllate da Saggese e destinate all’acquisto di case e beni di lusso, macchine di grossa cilindrata, yacht e quant’altro contribuiva a garantire a Saggese un altissimo tenore di vita.
Alcuni dei comuni siciliani che, per il mancato introito delle somme relative alle tasse più svariate, dall’Ici alla Tosap, dalla tarsu alla tassa sul suolo pubblico e sulla pubblicità comunale fino alle contravvenzioni al codice della strada, hanno rischiato di andare in bancarotta, si erano già rivolte alla Corte dei conti e negli anni si erano visti riconoscere da undici sentenze titoli esecutivi per il rilsarcimento del danno erariale subito: più di nove milioni di euro”


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