La candidatura (un po’ leninista) di Rosario Crocetta

di Silvia D’Alia

Ma come finì nel Pd siciliano? Rosario Crocetta, l’auto-candidato alla presidenza della regine siciliana e ora ance candidato quasi-ufficiale dello stesso Pd (ma sarà vero o è un ‘Golpe’?), l’uomo che vuole rivoluzionare la Sicilia con Antonello Cracolici e Giuseppe Lumia (chi di questi due è più rivoluzionario? chi somiglia di più a Lenin) ormai si sente l Fausto Coppi del centrosinistra siciliano: “Un uomo solo al comando”. Ma cosa e – soprattutto – chi comanda Rosario Crocetta?

Qualche domanda se la pongono e la pongono Giovanni Bruno, coordinatore dell’area Marino in Sicilia e Componente della commissione nazionale di garanzia del Partito democratico, e Rosario Filoramo, consigliere comunale e coordinatore provinciale dell’area Marino a Palermo.

Scrivono Bruno e Filoramo in un ‘irriverente’ comunicato stampa: “Che Rosario Crocetta sia il candidato del Pd alla carica di presidente della Regione ad oggi è il frutto di una conferenza stampa del segretario regionale (Giuseppe Lupo ndr) dove ha affermato che ‘avrebbe proposto la sua candidatura alla direzione regionale’, peraltro ancora non convocata”.

“Essendo il Partito democratico fondato sulle regole condivise e formalizzate in uno Statuto – precisano puntuti i due esponenti dell’area Marino – crediamo che a quello bisogna riferirsi per la scelta del candidato. Mentre il centrodestra cerca di compattarsi, il centrosinistra sembra essersi rasseganto ad andare diviso alle elezioni, con un dibattito teso solo a delegittimarsi vicendevolmente senza occuparsi di programmi, progetti, linee politiche da proporre all’elettorato, né soluzioni alla grave situazione finanziaria della Regione”.

Insomma, da quello che si riesce ad arguire, Bruno e Filoramo si autoproclamano ‘frazionisti’, visto che si rifiutano di accettare i metodi ‘democratico-stalinisti’ di Cracolici, Lumia e Crocetta: “In questo contesto – chiosano i due ‘frazionisti’ – l’onorevole  Crocetta fa l’attore ed il regista della linea politica, occupandosi di alleanze, o presunte tali, con un Partito democratico che sembra non abbia nulla da dire su questi temi. L’on Crocetta chiude con l’ Udc, apre a FLI e FLI , per bocca dell’onorevvole Briguglio, sostiene che il legame col Partito dei Siciliani (ex Mpa) è inscindibile”.

Insomma: volete vedere che, alla fine, il Pd siciliano, che ha “presentato la mozione di sfiducia al Governo Lombardo” si ritrova alleato dello stesso Lombardo? Senatore Giampiero D’Alia, lo vede o no cosa gli stanno combinando i suoi alleati del Pd siciliano? Se arriva Lombardo lei e la sua Udc, che da un anno attaccate Lombardo, che figura ci fate? Come? Non c’è problema perché la faccia l’avete già persa? Senatore, sono discorsi, questi? Vuole fare morire l’Udc siciliana di contorsioni? 

Meno male che Bruno e Filoramo cercano di fare un po’ di chiarezza, allontanando dal Pd siciliano (ma ci riusciranno?) l’orco di Grammichele: “Non vorremmo – dicono – che entrasse dalla finestra chi è uscito dalla porta!”.

Poi, però, sono costretti ad ammettere: “La confusione regna sotto il cielo. Il segretario regionale convochi per l’inizio della prossima settimana la direzione regionale, dove si dovrà dibattere su alleanze e candidatura in maniera chiara, e si decida che il metodo migliore per la scelta del candidato sono le primarie, auspicate anche dall’onorevole Crocetta (che, in realtà, sembra essersene dimenticato ndr)”.

Quindi l’affondo finale, con una domanda: “Il golpe è tale solo se riguarda altri, se no si può fare a meno di primarie e riunioni di organi di partito, basta qualche telefonata tra maggiorenti?”.

In alto a destra, Giovanni Bruno

A sinistra, Rosario Filoramo (foto tratta da hercole.it)

 

 


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