Raffale Lombardo? Esperienza deteriore

Raffaele Lombardo annuncia che il 28 luglio si dimetterà. Siccome questi annunci si sono periodicamente ripetuti, non siamo del tutto convinti che proprio la fine di luglio segnerà la conclusione di un’esperienza di governo fra le peggiori della ormai lunga storia dell’autonomia regionale siciliana. Infatti, chi sta per uscire di scena non si preoccupa di nominare sostituti di assessori dimissionari e non si cura di mettere in essere atti di governo propri di chi invece guarda ad un periodo molto più lungo del termine indicato.

Ma, al di là della serietà dei proponimenti del presidente della Regione siciliana, ciò che interessa i cittadini siciliani è cosa accadrà dopo l’uscita di scena di questo protagonista che, come il suo antecessore, ha ridotto la Regione in “braghe di tela”. La domanda che i cittadini si pongono e anche noi ci poniamo riguarda chi sarebbe in grado di caricarsi delle macerie di una gestione fortemente segnata dalle clientele, dallo sperpero e dall’improvvisazione.

I partiti, da destra a sinistra un po’ tutti coinvolti (anche se in spezzoni) nella gestione Lombardo e quindi correi del disastro, hanno proposte alternative serie? Mi pare – a parte qualche outsider, parlo di Crocetta o Fava, che immagina di essere nuovo pur avendo alle spalle decenni di militanza politica – e spero di sbagliarmi, che finora non sia emerso nulla di concreto, non c’è un nome che possa mettere d’accordo, non c’è una proposta, un programma su cui ci si possa confrontare. E, d’altra parte, come ci potrebbe essere una proposta o un programma se gli stessi partiti, prima quelli di centrodestra, poi quelli di centrosinistra, sono stati dentro la compagine di governo ed hanno sostenuto l’attuale presidente anche a rischio di compromettere la loro immagine pubblica?

Non mi pare nemmeno opportuna la candidatura sussurrata e non smentita di un alto magistrato che si appresta ad andare in pensione. Nonostante i suoi indubbi meriti e la simpatia che suscita in molti per l’equilibrio mostrato nella sua difficile missione, una scelta di questo tipo non ci pare opportuna, sarebbe infatti, la certificazione che la politica la si debba commissariare e che non vi siano commissari migliori dei magistrati. Ed allora, che fare?

All’interrogativo Leniniano, diamo una prima risposta affermando che bisogna cambiare, che bisogna presentare volti nuovi, gente che finora non abbia rivestito funzioni politiche, che non abbia tessera di partito, che non faccia parte di cricche partitiche. Ma tutto questo non è sufficiente a disegnare il profilo di un candidato non solo all’altezza della situazione, ma anche capace di rivitalizzare la vita democratica regionale ricucendo l’ordito fiduciario fra politica e cittadino.

All’estraneità ad una prassi degenerata della vita politica e alla indubbia moralità, il candidato a cui pensiamo deve avere quelle competenze e quel profilo che un incarico di così grande responsabilità richiede. Nessun candidato improvvisato, nessun avventuriero deve infatti corrispondere al profilo che qui proponiamo. Qualcuno, sbagliando, potrebbe affermare che la nostra é una proposta che si iscrive nella cosiddetta antipolitica, rispondiamo a costui che l’errore sta nel considerare antipolitica quello che è invece un bisogno di un supplemento di politica nel suo vero e corretto significato, cioè di impegno per il bene comune.


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