Rubrica/Il cucchiaio nelle orecchie-Proviamo a parlare d’altro 2 (per esempio di Wislawa Szymborska)

“Ormai non verrò più a sapere / cosa pensava di me A. / Se B fino all’ultimo non mi ha perdonato. / Perché C faceva finta che fosse tutto a posto. / Che parte aveva D nel silenzio di E. / Cosa si aspettava F, se si aspettava qualcosa. / Perché G ha dimenticato, benché sapesse bene. / Cosa aveva da nascondere H. / Cosa voleva aggiungere I. / Se il fatto che ero accanto / avesse un qualunque significato / per J per K e il restante alfabeto.//

Portavo a spasso per Palermo Edoardo Sant’Elia, napoletano verace che mi ha persuaso che la pizza come la fanno a Napoli non la fa nessuno, e che esistono le ricette segrete come da noi la frittola che non ci sono santi né diavoli che ce le possono rubare. La pizza a Napoli è ppoesia, a Palermo o in tutti gli altri posti, è pizza ebbasta: vero e confermato, giudice suo a Napoli. Ma questa è una digressione, sta di fatto che camminavamo per Palermo e, non so come non so perché, finimmo in una libreria del centro, si chiamava la Penna e la Civetta, stava su un piano rialzato di un palazzo antico che dava abbrivio rialzato alle nostre emozioni. Nella prima stanza tra i libri appena usciti pescammo “Vista con granello di sabbia”, di una certa Wislawa Szymborska, il titolo e una poesia letta in sincrono ci resero felici e convinti di avere trovato una pepita, un nobel (quale in effetti era). Al momento di comprare l’unica copia Edoardo si accorge che il volume di Adelphi ha un’orecchietta e rinunzia e lo posa. Non so come si chiamano, bibliofili collezionisti qualcos’altro che non voglio dire gli edoardi che lasciamo in albergo ritornando sui nostri passi per riprenderci quello che abbiamo sentito nostro, anche se con le orecchiette.
Da due giorni Wislawa Szymborska non è più. Cracovia 1924-2012. Restano molte sue poesie che ricordo, altre che non ricordo restano lo stesso. Chi scrive poesie non deve spiegazioni a nessuno. Né agitarsi dentro l’urna sacrale della poesia. Ecco, del dopo, del suo dopo Wislawa Szymborska ha scritto un allegro testamento:

IL GIORNO DOPO – SENZA DI NOI

Il mattino si preannuncia freddo e nebbioso. / Da ovest / nuvole cariche di pioggia in avvicinamento. / La visibilità sarà scarsa. / Il fondo stradale è scivoloso.

Gradatamente, durante il giorno, /per effetto dell’alta pressione da nord / possibili schiarite locali.

Tuttavia con vento forte, d’intensità variabile / Possono verificarsi temporali.

Durante la notte / rasserenamento su quasi tutto il paese, / solo a sud-est / non si escludono piogge. / La temperatura subirà una notevole diminuzione, / mentre aumenterà la pressione.

Il giorno successivo / si preannuncia soleggiato, / anche se a quelli che sono vivi / ancora tornerà utile l’ombrello. //

Per gli amanti del rischio, per gli intemerati che volessero conoscerla meglio, un ultimo assaggio di estasi culinaria:

La cipolla è un’altra cosa. / Interiora non ne ha. / Completamente cipolla / fino alla cipollità. / Cipolluta di fuori, / cipollosa fino al cuore, / potrebbe guardarsi dentro / senza provare timore.

In noi ignoto e selve / di pelle appena coperti, / interni d’inferno, / violenta anatomia, / ma nella cipolla-cipolla, / non visceri ritorti. / Lei più e più volte nuda, / fin nel fondo e così via.

Coerente è la cipolla, / riuscita è la cipolla. / Nell’una ecco sta l’altra, / nella maggiore la minore, / nella seguente la successiva, cioè la terza e la quarta. / Una centripeta fuga. / Un’eco in coro composta.

La cipolla, d’accordo: / il più bel ventre del mondo. / A propria lode di aureole / da sé si avvolge in tondo. / In noi – grasso, nervi, vene, / muchi e secrezione. / E a noi resta negata / l’idiozia della perfezione. //

 

 


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