Alle elezioni amministrative 2026, in Sicilia, ci sono poltrone che scottano più della lava dell’Etna, con i favoriti pronti alla fusione nucleare. Sono 71 i Comuni che il 24 e 25 maggio chiameranno alle urne oltre mezzo milione di siciliani e stavolta la politica è tutta un’arte combinatoria. Con liste–minestrone, dove c’è tutto tranne l’ideologia. […]
Amministrative 2026, il modello Schifani trema nei Capoluoghi: chi sono i favoriti
Alle elezioni amministrative 2026, in Sicilia, ci sono poltrone che scottano più della lava dell’Etna, con i favoriti pronti alla fusione nucleare. Sono 71 i Comuni che il 24 e 25 maggio chiameranno alle urne oltre mezzo milione di siciliani e stavolta la politica è tutta un’arte combinatoria. Con liste–minestrone, dove c’è tutto tranne l’ideologia. Gli schieramenti che a Palermo si promettono fedeltà, in provincia si prendono a pesci in faccia, con buona pace della coerenza. Eppure, nei tre capoluoghi al voto, si decide il futuro della giunta di Renato Schifani: un tracollo dei partiti di governo aprirebbe una crisi di nervi a Palazzo d’Orléans, che nemmeno l’ennesimo rimpasto riuscirebbe a sedare. E nei centri minori si testa la tenuta del modello Schifani contro le spinte autonomiste e i tentativi di riscossa di una sinistra che, in Sicilia, va alla ricerca di un’anima, ma pare trovare solo frammenti.
Il laboratorio Sicilia: dove la destra si spacca e la sinistra si perde
Il centrodestra di Renato Schifani, fresco di rimpasto con le nomine dei nuovi assessori, arriva a questo appuntamento con il fiato corto e i coltelli lunghi. Nonostante le dichiarazioni di facciata sull’unità della coalizione, la realtà dei territori racconta una guerra fratricida. A Niscemi e in altri centri del Nisseno, le macerie del ciclone Harry – per cui la Regione ha appena sbloccato 18 milioni di aiuti – non sono nulla rispetto al tornado politico che sta travolgendo Forza Italia e Fratelli d’Italia. In molti Comuni, i meloniani della prima ora si trovano a dover competere con liste civiche che sono un paracadute di lusso per i forzisti delusi o per i centristi di Raffaele Lombardo. Che, come sempre, gioca la sua partita a scacchi personale, pronto a chiedere il conto a Schifani il giorno dopo lo spoglio.
Alleanze frankenstein e sindaci unici
Ma la vera chicca di questa tornata è il proliferare delle alleanze anomale. In alcuni Comuni della provincia di Messina – dove Schifani ha consegnato altri 14 alloggi popolari, con un tempismo che i maligni definirebbero elettorale – si assiste a convergenze più che larghe. Con candidati sindaci sostenuti da pezzi del Pd – che non hanno digerito la linea Schlein – ed esponenti della Lega. Il tutto per il bene comune: che, in Sicilia, solitamente significa «La mia poltrona vale più della tua bandiera». È la politica del trasformismo 2.0: non si cambia casacca, si abolisce direttamente l’indumento. E quasi peggio va dove i partiti non riescono neanche a trovare un secondo disposto a fare da comparsa. Con un solo candidato sindaco in vari piccoli Comuni. Qui la sfida è contro il deserto: conquistare il quorum del 50 per cento degli elettori, detratti gli italiani all’estero iscritti all’Aire.
I capoluoghi: il trittico della discordia
Ma è nei tre capoluoghi al voto – Agrigento, Enna e Messina – che si gioca piazzando le mine antiuomo. Qui le alleanze sono veri esperimenti di sopravvivenza politica. Ad Agrigento, il sindaco uscente Francesco Miccichè cerca il bis, in acque agitatissime. Nella sua coalizione, pezzi di Forza Italia e liste civiche battagliano con Fratelli d’Italia, che vuole dettare legge. E con un campo largo che, colpo di scena, tenta di compattarsi, tra mille distinguo. A Enna, l’uscente Maurizio Dipietro (area Italia Viva/Azione) è l’uomo da abbattere: funambolo delle alleanze, deve gestire l’assalto di un centrodestra diviso e di un Pd in cerca di identità, nella provincia ex Stalingrado. Una partita cruciale per capire se il Terzo polo esiste ancora o è solo un marchio.
A Messina, infine, la battaglia delle Amministrative 2026 è epica e la scommessa sui propri favoriti diventa vitale. Nel feudo di Cateno De Luca, l’uscente Federico Basile (Sud chiama Nord) deve dimostrare che il deluchismo non è una meteora. Il centrodestra tenta l’ennesima prova di forza unitaria, mentre il centrosinistra guarda alla sponda calabrese per una narrazione che vada oltre lo Stretto. Ma a Messina le convergenze dell’ultimo minuto sono la norma: non si escludono soccorsi azzurri o rossi pur di sbarrare la strada all’ex sindaco.
I grandi centri in cui il potere si pesa
Il caso Marsala: il sindaco solo contro tutti
A Marsala, quinta città della Sicilia, la politica diventa un duello rusticano vista Egadi. Il sindaco uscente, Massimo Grillo, si presenta con il peso di un mandato vissuto tra continue fibrillazioni interne. Nonostante i suoi appelli all’unità del centrodestra («Uniti o fuori», ha tuonato), FdI e pezzi di Fi giocano una partita ambigua. Tentati dal lanciare figure di rottura come Nicola Fici, sostenuto dalla civica Progettiamo Marsala: una lista «ancorata al centrodestra», dicono, ma di fatto autonoma. Sul fronte opposto, il centrosinistra e i movimenti civici progressisti tentano di incunearsi in queste crepe. Con nomi come quello di Andreana Patti che circolano con insistenza. Una sfida che deciderà chi comanda in provincia di Trapani, in vista delle trattative regionali. Tra candidati che nascono civici per poi finire tra le braccia delle segreterie e veterani della politica pronti al ritorno, Marsala si conferma il laboratorio del trasformismo siciliano.
Palma di Montechiaro: la sfida tra continuità e rottura
Ma la bilancia dei consensi spendibili alle prossime elezioni Regionali 2027 si trova anche in altri Comuni sopra i 20mila abitanti. Chiamati alle urne delle Amministrative 2026, con molti ex non sempre blindati come favoriti. A Palma di Montechiaro, nell’Agrigentino, il sindaco uscente Stefano Castellino cerca la riconferma. Sostenuto da una corazzata di liste civiche che pescano a piene mani nel centrodestra e nel civismo centrista. Simboli territoriali che fanno da paravento alle faide interne tra forzisti e autonomisti, per evitare che scoppino prima del tempo. Il tutto contro uno schieramento che prova a compattare le opposizioni intorno alla figura di Domenico Scicolone.
Niscemi: il paradosso della frammentazione
Nel Nisseno, a Niscemi, il sindaco uscente Massimiliano Conti si ricandida blindato da un’alleanza che va da pezzi di Fratelli d’Italia a movimenti civici trasversali. A sfidarlo è quel che resta del campo largo, con Carlo Attardi, mentre la variabile impazzita è rappresentata da Francesco La Rosa. Già sindaco in passato, punta a scompaginare i piani dei due blocchi principali con una lista di impronta fortemente identitaria. È il classico tutti contro tutti in cui, al posto di veri favoriti, queste Amministrative 2026 rischiano di essere una nuova frana. Con l’eventuale secondo turno che diventerà una fiera del baratto politico.
I centri caldi del Catanese: Scordia e Palagonia
A Scordia, il primo cittadino Francesco Barchitta deve difendere la poltrona dall’assalto di Franco Agnello. In una partita che vede le segreterie catanesi dei partiti – Lega e Sud chiama Nord in testa – osservare con estrema attenzione. Ogni voto, qui, è un messaggio inviato direttamente a Luca Sammartino e Cateno De Luca. A Palagonia, invece, la sfida tra Salvatore Astuti e Valerio Marletta si preannuncia all’ultima scheda, con il Pd che tenta di tenere il punto in una roccaforte storica insidiata dal civismo di destra che profuma di melonismo.