Rubrica/Il cucchiaio nelle orecchie. I panettoni e la famiglia non esistono più

I panettoni non esistono più, dice una amica dentro un negozio di dolci a piazza Politeama. Gli unici che sopravvivono sono quelli che fanno a Castelbuono ma sono tutto tranne che panettoni. Sono, chessò, similschiumoni alla manna, al pistacchio, al tiramiggiù-che-non-so-dove-sono-finito. Cosa posso comprare in alternativa? In alternativa non esiste più, mi risponde, c’è quello che vedi ogni giorno, una confezione di ferrero rocher va bene, se la regali per natale vale da panettone, l’importante è il giorno non quello che regali ma tu, perché vuoi comprare? Non compro, allora cosa non compro? Hai la testa malata, comprare non comprare, regalare non regalare, è cosi’ che gira la tua testa? sei peggio del fantasma di Babbo Natale. Anche se Babbo Natale non esiste più, le dico, ho un po’ di persone stasera, una madre, una suocera, che faccio le lascio senza dolce, le lascio digiune? Non sarebbe una cattiva idea, farle digiunare le avvierebbe verso un nuovoanno più leggero.

Il ragazzo sul suv blu mi guarda dal sedile posteriore con occhi cattivi. In via Villareale, davanti un supermercato. Se lo portano a babbomorto la mattina prima di capodanno per i rifornimenti di cenone. Quel suv sembra il cellulare che trasferisce i detenuti dalla Questura all’Ucciardone, dall’Ucciardone a Pagliarelli. Avranno sedici anni gli occhi su cui i genitori stanno riversando consuetudini familiari e obblighi alimentari. Sono occhi neri, pestati, svuotati di rabbia. Così come va il mondo non va la sua testa. Sono occhi che balbettano in silenzio, a sedici anni non si può portare in auto un figlio come fosse un cane solo perché è natale. Curioso che non abbaia quando lo lasciano dentro con i finestrini semiabbassati. Curioso che non salti fuori. Infelice più dei cani, perché più grande e grosso, fotografa la fine della famiglia. La famiglia non esiste più. Cosa la sostituisce. Forse i legami. Contano più delle dinastie del sangue. Che non saranno più dinastie ma reciprocità temporali affrancate dalle conseguenze parentali.

Nel libello “Berlusconi o il ’68 realizzato” Mario Perniola prefigura la fine della famiglia, associandola alla sottrazione della genitorialità operata dalla televisione. La televisione, cioè la società, ci ha finalmente liberati dal principio di autorità così come vaticinato nel sessantotto. Oggi, guardandoci la mattina allo specchio non vediamo ‘uno stronzo’, perché in quell’altro specchio che è la televisione, c’è un altro ‘più stronzo’ di noi. Così stiamo bene. Né più genitori né più specchi offenderanno la nostra dignità offesa. Perniola aggiunge che ‘il nessuno sforzo mentale e psichico’ operato dalla televisione ci fa sentire ‘in perfetta armonia col mondo’. In effetti non dobbiamo tornare a essere animali, non inumidire gli occhi come la piccola lince in cerca della madre, nuovi mondi ci attendono senza madri né padri, senza famiglia. Fissando gli occhi scuri del ragazzotto segregato nel suv la mattina prima di capodanno assaporo un panettone che non c’è più, una famiglia che non c’è più e sciolgo in bocca l’ultima carta di credito.

 


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