Lettera a Bruxelles 3 – Fondi europei, via politici e burocrati

La notizia gira da qualche tempo. Viene accennata da qualche politico, sussurrata da qualche alto burocrate. La scorsa settimana, finalmente, è stata certificata dalla commissione Bilancio e Finanze dell’Ars, anzi, per l’esattezza, dal suo presidente, Riccardo Savona: la Sicilia, in materia di spesa dei fondi europei, è “a mare”. Il presidente ha utilizzato proprio questa espressione: “a mare”. Come a dire che, alla nostra amata Regione siciliana, che pure, soprattutto di questi tempi, non è molto ricca (anzi…), dei fondi europei non gliene può fregare di meno.

A quanto è stato riferito, sempre nei lavori della commissione Bilancio e Finanze del parlamento siciliano, su una dotazione di circa 11 miliardi di euro (avete letto benissimo: 11 miliardi di euro!) che l’Unione Europea ha messo a disposizione della Sicilia nel 2007, ad oggi – e siamo già, se non ricordiamo male, nel novembre del 2011 – sono stati spesi, sì e no, 600 milioni di euro.

Siamo lenti, ci spiegano (“d’incascio?”). Siamo come Achille piè veloce che non riesce a raggiungere la tartaruga. O forse siamo come la tartaruga, che benché mai raggiunta da Achille piè veloce, non è certo una Ferrari.

Giunti a questo punto, vorremmo avanzare una proposta all’Unione Europea o, per essere sicuri di non sbagliare, agli uffici di Bruxelles. La Regione siciliana – gli uffici della Regione siciliana – non funzionano. Su questo non ci piove. Non funzionano perché sono lenti. O, forse, perché la politica non ha interesse a farli funzionare. Perché, allora, non saltare la politica siciliana? Visto che l’attuale governo regionale non funziona, e visto che rimangono ancora due anni per spendere oltre 10 miliardi di euro – e accertato che, ormai, con questi soldi, non si potrà realizzare nulla di infrastrutturale – Bruxelles potrebbe diventtare l’interlocutore diretto di quelle imprese siciliane intenzionate a utilizzare almeno una parte di questi fondi europei.

Si crei uno sportello lì a Bruxelles. Gli imprenditori siciliani, a turno, potrebbero recarsi lì, esporre i propri progetti e provare a ottenere i finanziamenti. Lo sappiamo: non è un’idea originale. Ma non ne vediamo altre. A bloccare la spesa dei fondi europei, ormai questo è chiaro a tutti, sono i dirigenti generali incompetenti e i politici che vorrebbero controllare quello che non possono controllare. E che bloccano, per l’appunto, tutto quello che non possono controllare. Allora proviamo a saltarli. Chissà, magari funziona.

 


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La notizia gira da qualche tempo. Viene accennata da qualche politico, sussurrata da qualche alto burocrate. La scorsa settimana, finalmente, è stata certificata dalla commissione bilancio e finanze dell’ars, anzi, per l’esattezza, dal suo presidente, riccardo savona: la sicilia, in materia di spesa dei fondi europei, è “a mare”. Il presidente ha utilizzato proprio questa espressione: “a mare”. Come a dire che, alla nostra amata regione siciliana, che pure, soprattutto di questi tempi, non è molto ricca (anzi. . . ), dei fondi europei non gliene può fregare di meno.

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