Che fine ha fatto il lavoro? Il punto di Disoccupazione zero Confronto con candidati in vista del voto del 25 settembre

Una proposta di legge per il diritto al lavoro in Sicilia. Ad avanzarla è il comitato Disoccupazione zero che, in piena campagna elettorale anche per le regionali, dalla città etnea richiama l’attenzione sulla mancanza di opportunità lavorative nel territorio, sui lavoratori poveri, sulla mancanza di diritti, sulla non applicazione di quelli esistenti e sulle forme di impiego in nero. Per questo, i componenti hanno deciso di confrontarsi con i candidati e valutare le idee di riforma concrete da mettere in campo. Soprattutto dai giovani arriva la richiesta di un cambio di passo, rispetto agli ultimi anni. Niente interventi assistenziali o annunci mirabolanti. Dopo anni di precariato, contratti di collaborazione, la frammentazione delle regole che hanno istituzionalizzato l’usa e getta delle prestazioni lavorative, la legge Biagi o legge 30/2003 che ha distrutto le aspettative di realizzazione professionale di un’intera generazione, adesso chi si affaccia al mondo del lavoro per la prima volta attende e chiede una prospettiva diversa. 

Se il salario minimo, alle porte del voto, diventa da una parte politica «almeno mille euro al mese», da Catania i giovani si aspettano certezze, stabilità, la possibilità di costruire un futuro. Quegli stessi elementi che riscontrano in altri Paesi anche europei ma che, in Italia, diventano quasi delle concessioni. Una visione assai differente, dunque, rispetto al panorama della porta accanto con, nella migliore delle ipotesi, contratti a termine e lavoretti. «Siamo felici – ha detto Davide Cadili – come Disoccupazione zero di avere organizzato questo dibattito tra i candidati alle politiche del 25 settembre sul tema importantissimo del lavoro. Abbiamo presentato la nostra proposta di legge in cui garantiamo un posto all’interno della Pubblica Amministrazione ad ogni cittadino che ne ha bisogno. Speriamo che al più presto si possano svolgere altri di questi convegni perché rappresentano, secondo noi, un passo di maturità all’interno della nostra democrazia».


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