Vittoria, perché gli sfidanti al ballottaggio sono indagati I pentiti e un candidato al consiglio «vicino alla Stidda»

L’indagine della Procura di Catania, coordinata dall’aggiunto Amedeo Bertone (appena nominato capo della Procura di Caltanissetta) e dalla sostituta Valentina Sincero, vede iscritti nel registro degli indagati i due contendenti al ballottaggio per la carica di sindaco di Vittoria, Giovanni Moscato e Francesco Aiello. A entrambi, con altre sette persone, viene contestato il reato di voto di scambio politico-mafioso. Nell’avviso di garanzia recapitato ieri mattina ai due, nello stesso paragrafo è indicato – e indagato per lo stesso reato – Cesare Campailla, candidato al consiglio comunale nella lista a sostegno di Moscato Riavvia Vittoria, dopo che per mesi lo stesso aveva supportato Aiello. Prima della transizione da un rivale all’altro, Campailla aveva lanciato la sua candidatura personale alla carica di sindaco e poi si era alleato con Irene Nicosia, della lista Alternativa libera.

Tra maggio e queste prime settimane di giugno, Aiello e Moscato, secondo il documento della Procura, «in cambio dell’erogazione o della promessa di denaro o di altra utilità, quali posti di lavoro, accettavano dal clan Dominante-Carbonaro la promessa di procurare voti». Proprio attraverso Campailla, considerato vicino alla stidda per parentela: il candidato consigliere sarebbe infatti cugino di Mario Campailla, attualmente in carcere, ritenuto elemento di spicco dei Dominante-Carbonaro, l’organizzazione criminale principale della città di Vittoria. Sempre secondo l’indagine, Campailla avrebbe «in un primo momento fatto convogliare i voti verso Aiello e successivamente, in previsione dell’imminente ballottaggio, verso Moscato». Un’ipotesi secondo cui, dunque, Campailla avrebbe fatto una sorta di doppio gioco spingendo al voto disgiunto, per se stesso (nelle liste di Moscato) e per il candidato sindaco Aiello. Ricostruzione che Campailla e lo stesso Moscato hanno fortemente negato

L’indagine inoltre fa riferimento alle testimonianze di due collaboratori di giustizia: Biagio Gravina, che ha iniziato a collaborare nel novembre del 2012, e Rosario Avila, a disposizione degli inquirenti dall’ottobre 2015. Entrambi «hanno riferito dell’appoggio fornito dal clan Dominante-Carbonaro al sindaco Giuseppe Nicosia, al fratello Fabio, nonché ad Aiello, eletto in passato sindaco di Vittoria». Nessun riferimento dei pentiti a Moscato. Avila in particolare avrebbe dichiarato che «per le prossime elezioni comunali, la locale criminalità organizzata sosterrà Aiello, che già divenne sindaco con i voti portati con il clan Russo di Niscemi». La seconda affermazione, probabilmente, fa riferimento alle elezioni del 1995. Sempre Avila sostiene che «Cesare Campailla, nipote di Mario Campailla, detto u checco, iniziava la campagna elettorale per Aiello creando l’associazione Sorgi Vittoria; e che avrebbe guadagnato voti per Aiello presso le società riconducibili al clan Dominante che avevano interessi al mercato ortofrutticolo di Vittoria, come quelle di Elio Greco e Titta Puccio».

Tra gli accertamenti compiuti dagli investigatori, viene indicato un post su Facebook di Giambattista Ventura, meglio noto come Titta u marmararo, indicato nell’ultima relazione della Direzione nazionale antimafia come reggente del clan Dominante della Stidda, e oggi in carcere. Così avrebbe scritto sul web a sostegno di Campailla e Aiello: «Aiello sì, Campailla ok, ma sto Marco Piccitto, da dove spunta fuori, che faccia il cassamortaro, visto che un’agenzia di onoranze funebri, ho vu futtiri cu du iargi, da parte mia e company. no Piccitto, na cosa a fari, o fa u cassamortaro o fa politica, e vi prometto che Piccito nn sarà nemmeno consigliere comunale». Parole che secondo gli inquirenti dimostrano il favore dato alla coalizione di Aiello, e invece contestate duramente dallo stesso candidato sindaco


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