Vittoria: fallisce la ditta rifiuti, da due anni disoccupato «Comune assume il signor Stival, con noi non si va in tv»

Claudio passava di notte con la spazzatrice per le vie della città. Le figlie più piccole a casa, da sole. La figlia maggiore in ospedale a Catania, con la madre e moglie. «È successo più di una volta – racconta al telefono – è stato difficile, ma si doveva lavorare. Una volta ho pure dormito in macchina. Avevano chiuso il portone da dentro, perché avevano paura».

Claudio e la sua famiglia vivono a Vittoria. Adesso sua figlia sta bene, ma deve sottoporsi a controlli ancora per un anno. Si è ammalata di leucemia linfoblastica acuta, un tumore che colpisce una donna su centomila, un caso su quattro tra le forme pediatriche. Lui però non ha più un lavoro. Faceva l’imbianchino e lavorava per l’Amiu, l’azienda municipalizzata rifiuti. Un novantista, come li chiamavano in consiglio comunale: contratti da novanta giorni spesso riconfermati. 

Per anni l’Amiu è stata anche un «carrozzone sociale», così la definì l’attuale primo cittadino, quando la mise in liquidazione. Aveva cioè il compito di garantire assunzioni tra le classi sociali più a rischio. Poi la nuova azienda privata, in cui Claudio non ha trovato posto. Da allora, qualsiasi tipo di lavoro. «Prima ancora qualche cliente che cercava un pittore c’era. Poi vai fuori dal giro. Facevo turni anche di 16 ore all’Amiu, per coprire buchi di personale. Adesso niente. Anche a giornata in campagna vado, quando serve».

E servirebbe sempre, con tre figli e una moglie disoccupata. «Le medicine non le paghiamo, abbiamo l’esenzione. E lei (la figlia) prende una pensione. Che è sempre di meno. Un anno fa mi davano 500 euro al mese, oggi 290 – racconta amareggiato – almeno questo ci tocca, poi non lo sappiamo». La fiducia nelle istituzioni è ridotta al minimo. «Con il sindaco c’ho parlato quattro mesi fa. Prima non si era fatto trovare mai. Mi ha promesso che mi avrebbe aiutato. Promesse e basta». Da allora ha ricevuto solo un contributo. «La prima volta l’assessore ai Servizi sociali (Cannizzo, segretario del Partito Democratico della città ndr) mi ha mandato fuori. Voleva la lettera del sindaco o una sua telefonata. Poi dopo mi hanno fatto fare una domandina a Palermo, mi hanno dato 500 euro e hanno fatto iscrivere mia moglie (alle domande di borsa lavoro). E la domanda l’hanno messa alla fine». 

«Dovrebbero fare lavorare, non farsi pubblicità», la rabbia di Claudio è aumentata quando ha saputo dell’assunzione del signor Stival, il padre di Loris, il bambino ucciso a Santa Croce Camerina, da parte del Comune di Vittoria formalizzata due giorni fa. Un contratto a tempo determinato offerto ed accettato, che è stato esibito sulla stampa locale e nazionale come atto di solidarietà (e magnificenza). «I vittoriesi che hanno bisogno di un lavoro non mancano. Ma quelli non li prendono, non finisce alla televisione sennò. Chissà se fanno come con me, promettono castelli e poi ti danno pozzi senza acqua dove buttarti. Tutte prese in giro».

A garantire la sussistenza a Claudio – e ad altri in una condizione simile – potrebbe essere il reddito minimo garantito. In Italia più di dieci milioni di persone vivono al di sotto della soglia di povertà relativa. La percentuale più alta di poveri, secondo l’Istat, è concentrata nel Meridione. Già nel 2010 l’Unione Europea aveva invitato le istituzioni italiane a creare una misura di contrasto alla povertà come il reddito minimo, per lavorare alla «promozione di una società inclusiva». Diverse campagne di sensibilizzazione sul tema sono state lanciate da tempo. Domenica il Movimento 5 Stelle ha promosso una marcia per il reddito di cittadinanza. In rete invece è attiva la raccolta di sostegno promossa da Libera – Associazioni contro le mafie, che chiede al Parlamento di legiferare in tempi rapidi, introducendo «un reddito di dignità». Solo così, in attesa di un lavoro, Claudio, la sua famiglia e milioni di cittadini potrebbero tornare a respirare.


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Senza lavoro, con una figlia che è stata gravemente malata. I servizi sociali in crisi in una città che negli anni si è sempre dimostrata prospera. La rabbia di Claudio è aumentata quando ha saputo dell'assunzione del signor Stival, il padre del piccolo Loris. «I vittoriesi non li prendono, non si finisce alla televisione sennò»

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