Usura, minacciano ferramenta di rapirgli il figlio Per un prestito di 4000 euro, interessi del 25%

Un prestito di quattromila euro, da restituire con interessi mensili di mille euro, poiché chiesto alle persone sbagliate. È la storia del titolare di una ferramenta nel quartiere Borgo di Catania, che a settembre 2017, in un momento di difficoltà economica, è finito nelle maglie dell’usura. Con l’accusa di estorsione aggravata dal metodo mafioso è stato arrestato dalla polizia, assieme ad altre cinque persone, anche Claudio Strano (classe 1977), pregiudicato e sorvegliato speciale. Esponente dell’omonima famiglia, che fa riferimento al clan Cappello-Bonnaccorsi, Strano sarebbe stato a capo di un gruppo di usurai. L’1 febbraio, assieme a lui, sono finiti in manette Antonino Grasso (classe 1955, pregiudicato e già ai domiciliari), Orazio Sapuppo (classe 1974, pregiudicato) e Michele Rao (classe 1973). Colti in flagranza nel riscuotere i soldi ci sarebbero stati anche Salvatore Crupi (classe 1981) e Roberto Mangiagli (classe 1978), entrambi pregiudicati. Tutti sono stati rinchiusi nel carcere di Bicocca, tranne Mangiagli al quale sono stati concessi gli arresti domiciliari.

Secondo la ricostruzione delle forze dell’ordine, un esercente etneo avrebbe chiesto questo prestito di quattromila euro, al quale sarebbero stati applicati interessi mensili del 25 per cento. Una somma enorme, che per un periodo però sarebbe stata regolarmente pagata. Finché, dopo alcuni mesi, il commerciante non sarebbe più riuscito a fare fronte alle richieste di denaro. A quel punto Strano avrebbe inviato dall’uomo Crupi e Mangiagli, con l’obiettivo di chiedere il pagamento del debito. Tra dicembre e gennaio, i presunti emissari di Claudio Strano avrebbero anche preso il posto del ferramenta, alla casa, in modo da prelevare per intero i guadagni della giornata.

La situazione per il ferramenta sarebbe diventata insostenibile, però, il 30 gennaio: al momento in cui Strano lo avrebbe minacciato di violente ritorsioni e del rapimento del figlio minorenne. Un paio di giorni dopo, l’intervento delle forze dell’ordine: le telecamere della squadra mobile hanno ripreso i momenti in cui Crupi e Mangiagli, nel ruolo ritenuto di esattori, sarebbero entrati nel negozio del Borgo e avrebbero preso i 300 euro in contanti consegnati dalla vittima. Gli agenti sarebbero arrivati ad ammanettarli proprio a quel punto: uno avrebbe tentato la fuga, nascondendosi in un vicino chiosco-bar, ma senza successo.

Ad aiutare i presunti strozzini ci sarebbe stato anche Orazio Sapuppo, che avrebbe portato il ferramenta a Monte Po per fargli conoscere Strano, al momento del prestito iniziale, e avrebbe fatto da tramite per la consegna del denaro in più di una occasione. Lo stesso Sapuppo, inoltre, avrebbe a sua volta tentato una seconda estorsione – ai danni dello stesso esercente catanese -, anche questa aggravata dal metodo mafioso: insieme a suo cognato, Antonino Grasso, avrebbe costretto l’uomo a pagare degli altri soldi, sotto la minaccia di ulteriori ritorsioni. Durante le perquisizioni, a casa di Michele Rao sarebbero stati rivenuti soldi e assegni, ritenuti derivanti dall’attività di usura.


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