Tecnis, Orlando denuncia inadempienze al contratto «Se non sono in grado di continuare chiudano i cantieri»

Ripartire subito con i lavori dell’anello ferroviario o, se la Tecnis non è in grado di continuare, smontare i cantieri e ricoprire tutto, a partire da via Emerico Amari. La giunta Orlando fa la sua mossa dinanzi al gorgo in cui è precipitato il colosso catanese dopo le vicende giudiziarie che hanno coinvolto i vertici e che a novembre hanno convinto la Prefettura di Catania a emanare un’interdittiva antimafia. Una crisi che rischia di mandare a gambe all’aria appalti pubblici per 800 milioni di euro tra i quali, soltanto in Sicilia, l’anello ferroviario e il collettore fognario di Palermo e la metropolitana di Catania.

L’azienda è sull’orlo del baratro. Da due giorni gli operai sono in sciopero permanente in tutta l’isola dopo la decisione del nuovo consiglio di amministrazione di ritirare il piano di ristrutturazione del debito per verificare se c’è la possibilità di trovare nuovi soci e vendere tutto. E nelle ultime ore sono circolate voci sulla possibile decisione di avviare la procedura del concordato preventivo. Per questo il vicesindaco Emilio Arcuri e il sindaco Leoluca Orlando hanno convocato in tutta fretta una conferenza stampa per illustrare la strategia di Palazzo delle Aquile. I due massimi esponenti della giunta municipale hanno indirizzato una nota a Rfi e Italferr, rispettivamente stazione appaltante e agente tecnico dell’anello ferroviario, per denunciare «i gravi inadempimenti alle obbligazioni di contratto, tali da compromettere la buona riuscita dei lavori». Inadempimenti che potrebbero portare «alla risoluzione del contratto».

Un’ipotesi «catastrofica» che l’esecutivo cittadino vede come il fumo negli occhi perché significherebbe assegnare l’appalto all’impresa giunta seconda (la Impregilo) o terza (la Sis) nella graduatoria della gara perdendo almeno un altro anno di tempo (al momento la fine dei lavori è fissata per il 2018) per rifare tutte le procedure, anche perchè i loro progetti erano diversi. «Preferiremmo evitarlo, ma se si deve fare si faccia subito», chiarisce Orlando. Quindi: o la Tecnis dimostra di essere in grado di andare avanti – indipendentemente dalla strategia scelta, che sia ristrutturazione del debito, cessione o un’alternativa a queste due soluzioni – oppure il Comune continuerà la sua opera di pressione e persuasione nei confronti delle Ferrovie dello Stato per chiudere i rapporti con l’azienda etnea e procedere in altro modo. Il D-Day sarà «tra martedì e mercoledì quando il commissario straordinario scioglierà il nodo della fuoriuscita dell’azienda dalla crisi e conosceremo il suo destino – annuncia Arcuri -. Chiederemo di ricoprire in danno o direttamente le trincee di Palermo perché non possiamo tenere un cantiere aperto per mesi nell’attesa che subentri un’altra ditta. Anche perché l’eventuale azienda subentrante potrebbe seguire un progetto diverso». 

In questa vicenda Palazzo delle Aquile ha un margine di manovra ristretto essendo soltanto beneficiario dell’opera, a differenza di quanto accaduto sul fronte del collettore fognario per il disinquinamento della costa da Villa Igea ad Acqua dei Corsari. In quel caso il Comune era la stazione appaltante e al posto della Tecnis è subentrata in subappalto la Sikelia che ha provveduto al pagamento degli stipendi arretrati e all’avanzamento dei lavori. Ben più delicata la situazione dell’infrastruttura che dovrebbe collegare il porto a piazza Castelnuovo: in un anno i lavori sono stati completati soltanto per il 6 per cento. E pensare che l’azienda aveva dato ampie rassicurazioni «distinguendo in via ufficiale gli appalti che intendeva interrompere da quelli che voleva portare avanti, e l’anello era tra questi – sottolinea il sindaco -, prevedendo di spostare i lavoratori in cassa integrazione delle opere interrotte sui cantieri confermati». 

Da presidente dell’Anci Sicilia Orlando è preoccupato anche per le altre grandi opere azzoppate dalla crisi Tecnis: «Quello che sta accadendo qui sta accadendo anche a Catania e altrove, con Ruperto stiamo affrontando il tema complessivo degli appalti che sono seguiti anche dai miei colleghi sindaci». Si attendono novità, dunque, già a partire dalla prossima settimana: «Se il cantiere ritorna alla produzione teorica necessaria a recuperare il tempo perduto – afferma il capo area tecnico di Infrastrutture Mario Li Castri – l’appalto va avanti senza problemi. Non possiamo restare con pezzi di città interdetti ai palermitani. Altrimenti procederemo in danno al ripristino dello stato dei luoghi con imprese terze. Sarebbe Rfi a realizzare i lavori mettendoli in conto alla Tecnis». A Palermo i cantieri sono in via Amari (i cui residenti «sono stati esemplari – dice Orlando – perché hanno organizzato un movimento a favore della metropolitana sottolineando che l’opera va fatta»), a piazza Castelnuovo, al porto e all’incrocio tra viale Lazio e viale Campania. 

I COMMENTI. 

«Siamo davvero preoccupati per le sorti di quest’importante opera da 154 milioni di euro. Ora più che mai serve chiarezza». Lo afferma il presidente dell’VIII Circoscrizione, Marco Frasca Polara, dopo lo stop ai lavori dell’anello ferroviario. «La nostra Circoscrizione è quella più penalizzata perché su di essa ricade la totalità dei cantieri. In tutti questi mesi – continua – abbiamo lavorato per mitigare i disagi dei cittadini, in primo luogo residenti e commercianti, confrontandoci con la ditta Tecnis e con l’amministrazione e facendo da filtro tra l’azienda e i cittadini. Ci siamo spesi per salvare i ficus di piazza Castelnuovo e rimandare la chiusura di via Amari dopo le festività natalizie. Adesso – prosegue il presidente Frasca Polara – questo lavoro rischia di essere inutile. Palermo non può subire questo smacco, né assistere a questo calvario. L’opera va assolutamente completata. Non possiamo correre il rischio di perdere i finanziamenti, né tantomeno lasciare la città sventrata dalle ruspe. Se in via Amari appare più semplice un eventuale ripristino del manto stradale e della vecchia viabilità, nell’area di via Sicilia e viale Lazio – è la preoccupazione del presidente dell’Ottava circoscrizione – si rischia di convivere per lungo tempo con la strada devastata dalle trivelle e questo non è accettabile». 

Il presidente della commissione Attività Produttive del comune di Palermo, Paolo Caracausi (Idv), commenta così le dichiarazioni di oggi del sindaco di Palermo Leoluca Orlando in merito ai cantieri dell’anello ferroviario: «Condivido la presa di posizione del sindaco Orlando che riprende la mia proposta di ripristinare lo stato dei luoghi nelle more di definire la vicenda Tecnis. Mi auguro che la settimana prossima ci sia una risposta definitiva e che i commercianti e i residenti di via Amari, via Lazio e via Sicilia possano tirare un sospiro di sollievo e riprendere la loro vita, rivedendo la luce dopo il buio profondo di questi giorni. Auspico che la settimana prossima arrivi la buona notizia che i lavori continueranno, ma con l’impegno di una accelerata dei cantieri e la certezza che verranno portati a compimento».

«La vicenda della Tecnis è paradossale: fino a un mese fa la città aveva avuto ampie garanzie che i lavori non si sarebbero fermati, ora il disastro. Il sindaco tuteli i residenti e i commercianti delle zone interessate e per questi ultimi si pensi anche ai risarcimenti. Non è più il tempo dell’attesa, bisogna agire e subito. La città così soffoca per l’inquinamento e il traffico e muore commercialmente». Lo dice Filippo Occhipinti, consigliere comunale del gruppo Misto.


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