Teatro in lingua spagnola, va in scena la magia

Titolo della prima opera: La señorita de Tacna 
Titolo della seconda opera: La Chunga
Autore: Mario Vargas Llosa
Regia: Manuela Di Pietro e Sandra Boeme
Aiuto regia: Fabrizio Orefice
Costumi: Adriana Angelica
Orchestra e Musiche: Fabio Palmeri (oboe), Luigi Sferrazza (violino),
Paolo Pellegrino (violoncello), Oriana Pignatone (chitarra)
Scenografia: Angelica Alfano
 
Montaggio video: Alessandro Zaffino e Fabrizio Orefice
Interpreti de La señorita de Tacna: Maria Ferrante, Giusy D’aleo,
Maria Rita Mirenda, Ruvic Mendoza, Pamela Consoli, Valerio Costante e
Rosa Laurìa
Interpreti de La Chunga: Elisa Cilia, Valentina L’episcopo, Fabrizio Orefice, Valentina Grasso, Giuseppe Iannì e Valentina Marù
Presentatrice: Stefania Duminuco
Suggeritori: Alessandro Zaffino, Antonella Vitale, Daniela Tropea,
Federica Magrì e Francesca Saladdino
Narratori: Elena Giudice, Ruggero Giorgianni, Marialucia Barbera,
Noemi Lo giudice e Anna Gangemi
 
 
Lo scorso 21 maggio, all’auditorium dei Benedettini, il Medialab “Il teatro in lingua spagnola”, in collaborazione con la Facoltà di Lingue, ha messo in scena due delle più famose opere teatrali del noto drammaturgo peruviano Mario Vargas Llosa, La señorita de Tacna e La Chunga. Lo spettacolo, che ha visto come protagonisti i ragazzi che hanno frequentato il laboratorio, è stato scelto per chiudere il corso.
A coordinare il lavoro per la messa in scena delle due rappresentazioni sono state la professoressa Manuela Di Pietro e la Dottoressa Sandra Boeme. La loro è stata una scelta coraggiosa, data la grande difficoltà che le opere teatrali di Vargas Llosa presentano, ma premiata dal favorevole riscontro da parte della platea.
 
La complessità dipende dalla presenza, in queste opere, di tecniche che fanno parte del teatro contemporaneo, espedienti che derivano direttamente dalla letteratura sudamericana e che ormai sono ben noti al pubblico degli interessati lettori e spettatori. Si tratta di artifici teatrali come la “analessi” e la “metalessi”, utilizzati dall’autore per creare in un dramma dalla trama comune, dei momenti intensi che rievocano eventi passati, ora realmente accaduti, ora inventati da colui che sta parlando e narrando la storia; istanti che interrompono la messa in scena per dare libero sfogo ai ricordi ed alle fantasie dei vari allocutori, per poi tornare nuovamente alla trama principale.
Questa, insomma, la magia rappresentata nelle opere di Vargas Llosa, un incantesimo che riesce sempre a colpire nel segno e che sicuramente ha fatto breccia nei sentimenti e nei cuori di tutti i presenti, grazie all’eccellente prestazione degli attori, studenti che con questa esperienza hanno avuto la possibilità di avvicinarsi al mondo del teatro.
 
La prima delle due opere, La señorita de Tacna, narra la storia di Mamaé (Maria Ferrante), una donna ormai anziana che rivive il suo passato grazie alla penna del nipote Belisario (Maria Rita Mirenda), un giovane che vuole scrivere una storia basata sull’esistenza dell’anziana nonna. Per farlo ha bisogno di ricordare eventi passati, che non sempre conosce e per questo a volte si rivolge a Mamaé per sapere qualche altro aneddoto. Solo così può continuare nella sua opera, per scrivere un racconto che forse potrebbe dargli molto successo.
 
L’altra opera, La Chunga, mette in scena la storia di una donna, la Chunga (Elisa Cilia) proprietaria di una vecchia e malfamata taverna di Piura, in cui ogni sera si riuniscono quattro amici, Los inconquistables: José (Fabrizio Orefice), El Mono (Valentina Grasso), Lituma (Giuseppe Iannì) e Josefino (Valentina Marù): persone che vivono alla giornata e che passano gran parte del loro tempo presso l’osteria, bevendo e giocando a dadi.
 
L’altra protagonista di questa opera teatrale è Meche (Valentina L’Episcopo), una giovane e bella donna che Josefino un giorno porta con sé alla taverna e che riesce a sconvolgere i sentimenti degli altri personaggi, compresa la stessa Chunga, date le sue risapute tendenze omosessuali. Un giorno Josefino perde molto denaro al gioco e chiede alla padrona dell’osteria di fargli credito in cambio di una notte con Meche, sua compagna. La Chunga accetta l’offerta e se ne va al piano di sopra, accompagnata dalla bella donna, che suo malgrado, per amore di Josefino, accetta il compromesso. La padrona dell’osteria, già di poche parole, non racconterà mai cosa sia accaduto fra lei e Meche, nonostante il fatto che los inconquistables le chiederanno in continuazione di raccontare loro tutta la storia; della giovane donna non si saprà più nulla. Da quel momento tutti loro cominceranno a fantasticare e ad immaginarsi un possibile finale della vicenda, dato che non riusciranno mai a sapere come sia realmente andata.
 
Naturalmente, a causa della lunghezza delle due opere teatrali, sono stati eseguiti dei tagli per consentire la messa in scena di entrambe le rappresentazioni, che comunque non hanno snaturato il lavoro del drammaturgo peruviano. Appuntamento all’anno prossimo per un altro spettacolo, “forse qualcosa di molto impegnativo”, come promette il prof. Domenico Antonio Cusato, docente di Letteratura Ispano-Americana presso la facoltà di Lingue di Catania e patrocinatore dell’evento.


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