Strage di Capaci, la commemorazione tra liti e divisioni: i dubbi sul controcorteo di Palermo

Trentatré anni, domani, 23 maggio. È il tempo trascorso dalla strage di Capaci, in cui persero la vita il giudice Giovanni Falcone, la moglie Francesca Morvillo e gli agenti di scorta Vito Schifani, Rocco Dicillo e Antonio Montinaro. Mentre la mafia, responsabile della strage, cambia, si adatta e prospera, la verità su quel 23 maggio non è ancora arrivata. E nella società civile – almeno quella impegnata a dare un nome alle cose, tra cui le nuove forme mafiose, spesso fatte di connivenze istituzionali – sembra serpeggiare lo sconforto. Ed è questo il clima in cui domani si celebrerà l’annuale commemorazione: tra passerelle, divisioni e tentativi di appropriazione. Liti che, da qualche anno, si condensano nell’organizzazione di un controcorteo, che lascia aperte diverse domande.

Gli attacchi alla Fondazione Falcone

Puntuali come ogni anno, anche gli attacchi alla fondazione Falcone, punto di riferimento dell’antimafia a Palermo, accusata di essere rimasta cristallizzata a trent’anni fa e, sostanzialmente, di non fare abbastanza per chiedere verità e giustizia. Da qualche anno a questa parte, le note più dure vengono soprattutto da Salvatore Borsellino – fratello del giudice Paolo Borsellino, ucciso pochi mesi dopo in via D’Amelio – che quest’anno, con un comunicato al vetriolo, ha dichiarato di essere stato invitato al silenzio. Richieste smentite da Maria Falcone, sorella del giudice ucciso dalla mafia e presidente della fondazione. Ancora una volta, a emergere, è lo sconforto: «Negli anni passati, i giovani che volevano raggiungere l’albero Falcone sono stati respinti per il timore che potessero contestare le istituzioni, a cui invece è stato riservato un posto sul palco – afferma Salvatore Borsellino su TikTok – Spesso le stesse persone che hanno ricevuto i voti di Cuffaro e Dell’Utri. Ci sarà invece una grande manifestazione antimafia, che arriverà in prossimità dell’albero Falcone, e questi sono i giovani che si propongono di non tacere sulle verità emerse dai processi». «Io non ho mai chiesto silenzio – dichiara Maria Falcone, dicendosi a sua volta sconfortata – Sono sempre stata la prima a chiedere verità e giustizia, in tutti i modi e luoghi possibili». Anche tramite iniziative come il museo del Presente, che verrà presentato oggi a palazzo Jung: «Uno spazio per tutta la cittadinanza, aperto a tutti», continua.

Le distanze dal controcorteo antimafia

Da più parti, intanto, si è sollevata la protesta anche nei confronti del controcorteo a cui Borsellino fa riferimento: nato come momento di commemorazione, sembra essere piuttosto diventato un momento di scontro. Almeno secondo i cittadini, le organizzazioni e le associazioni che si sono dissociate e che hanno mostrato il loro sconforto in alcune lettere inviate alle redazioni palermitane: «Sono passati 33 anni, eppure ogni anno rischiamo di smarrire il senso autentico del fare memoria – dichiara a MeridioNews l’associazione antimafia Rita Atria – In queste ore apprendiamo dell’organizzazione di una manifestazione alternativa, il cui impianto politico e culturale, oltre che le motivazioni ci sono apparse poco chiare». Dal caso Saguto al caso Montante, l’associazione ricorda: «Conosciamo bene cosa significa restare fuori dal coro e non scoraggiamo certo il dissenso, ma non ci interessa sommare un nome senza partecipare a un percorso. Che esigiamo sia autentico e non uno strumento per rivendicare leadership, primati morali o verità indiscutibili, per cui non bastano parentele né proclami».

L’organizzazione e i dubbi sul controcorteo

La prima edizione del corteo della discordia si registra nel 2023, a opera del Coordinamento 23 maggio. Non era autorizzato ed in quell’occasione si erano registrati degli scontri: tra i manifestanti, che hanno provato a sfondare il cordone della Digos, e gli agenti che hanno reagito a manganellate. La ricostruzione successiva, che voleva giovani studenti protagonisti dei tafferugli, non aveva convinto tutti. Anche perché allora, a capo della Digos di Palermo, c’era Giovanni Pampillonia, in ottimi rapporti con gli organizzatori del corteo, tanto da partecipare ad eventi sia ufficiali che ufficiosi. Ed è in quel momento poco chiaro che si crea la frattura tra i manifestanti e la fondazione Falcone. A capo dei manifestanti, allora come oggi, c’è Ourvoice, associazione di cui è presidente Sonia Bongiovanni, figlia di Giorgio, giornalista sedicente veggente che sostiene di intrattenere rapporti con gli alieni e la Madonna, con cui discuterebbe anche di antimafia. Resoconti di cui dà notizia su TikTok nonché su Antimafia 2000, la testata che Bongiovanni padre dirige e che condivide la sede di via Villaermosa proprio con Ourvoice (separati da un muro di cartongesso). A guardare la composizione del corteo, qualche giovane e probabile studente c’è. Ma il gruppo più nutrito è composto da trentenni e quarantenni insieme, come co-organizzatori, alla Cgil. Cgil Giovani, per l’esattezza, tra i firmatari dei comunicati stampa, anche se a sponsorizzare l’evento sono i sindacalisti più adulti, che con Ourvoice e Antimafia 2000 hanno condiviso anche altri momenti tra cui convegni, manifestazioni ed eventi vari.


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