Società a disposizione della mafia a lavoro all’Expo «Legami con famiglia Accardo, vicina a Messina Denaro»

Società con legami con Cosa nostra siciliana a lavoro all’Expo di Milano. Sono scattati oggi undici arresti sull’asse Lombardia-Sicilia, nell’ambito di un’inchiesta della Direzione distrettuale antimafia di Milano che ha al centro reati tributari, riciclaggio e associazione per delinquere con l’aggravante della finalità mafiosa. A essere colpiti sarebbero gli interessi del clan di Pietraperzia, in provincia di Enna. Ma ci sarebbero anche collegamenti con la famiglia Accardo di Partanna, prossima a quella di Castelvetrano capeggiata da Matteo Messina Denaro. Tra gli indagati c’è anche il noto avvocato del foro di Caltanissetta Danilo Tipo, ex presidente della Camera penale del capoluogo nisseno. Quest’ultimo dovrà rispondere di riciclaggio aggravato dall’aver favorito Cosa Nostra. 

L’inchiesta – coordinata dalla procuratrice aggiunta Ilda Boccassini e dai pubblici ministeri Paolo Storari e Sara Ombra – ruota attorno a un consorzio di cooperative, Dominus Scarl, specializzato nell’allestimento di stand, che ha lavorato per la Fiera di Milano dalla quale ha ricevuto in subappalto l’incarico di realizzare alcuni padiglioni per Expo tra cui quello della Francia e e Guinea equatoriale.

Le società del consorzio, secondo gli investigatori, erano intestate a prestanomi, ma a godere dei ricavi sarebbe stato Giuseppe Nastasi, principale indagato insieme al suo braccio destro Liborio Pace, amministratore di Dominus Scarl. Per i lavori eseguiti a Expo, il consorzio avrebbe fatto ricorso a un sistema di fatture false per creare fondi neri. Soldi che sarebbero stati riciclati in Sicilia nelle attività del clan di Pietraperzia. 

A suffragare questo scenario contribuisce anche il sequestro di un camion, partito dalla Lombardia e diretto nell’Isola, in cui erano nascosti 400mila euro in contanti. Il mezzo era guidato da Pace. Altri 300mila euro sono statri sequestrati all’avvocato Tipo. In totale il Gico della Guardia di finanza sta effettuando perquisizioni e sequestri in queste ore per circa cinque milioni di euro tra la Lombardia e la Sicilia. Pace in passato è stato assolto dall’accusa di associazione mafiosa, ma intrattiene legami famigliari molto stretti con figure vicine ai clan. Un altro viaggio per trasferire contanti dalla Lombardia alla Sicilia è costata l’accusa di riciclaggio aggravato dall’aver favorito la mafia, all’avvocato Tipo, beccato con 295mila euro nella sua auto diretto nel’Isola.

Boccassini ha sottolineato come l’indagine sia «importante perché questa volta segnala in Lombardia non le infiltrazioni di ‘ndrangheta, ma di Cosa Nostra». La procuratrice ha voluto evidenziare come in particolare Giuseppe Nastasi, avesse «legami con cosche importanti come gli esponenti della famiglia Accardo». Nell’ordinanza il gip sottolinea come quest’ultima abbia «una forte vicinanza con la famiglia di Castelvetrano di Messina Denaro». Il giudice riporta una serie di intercettazioni per dimostrare «la profonda conoscenza della storia mafiosa» da parte di Nastasi, ma «anche il riconoscimento di un profondo rispetto verso» lo stesso clan Accardo, «tanto da sentirsi in dovere di portare un regalo ai figli di Accardo Nicola». Su Nastasi le indagini continuano, anche per verificare come sono stati costuiti alcuni impianti fotovoltaici, a lui riconducibili, in Sicilia e Sardegna.

E che Nastasi potesse essere vicino ad ambienti mafiosi siciliani, era stato già segnalato alla Nolostand, la società del gruppo Fiera Milano che avrebbe assegnato appalti per quasi 20 milioni di euro, al consorzio Dominus, di cui lo stesso Nastasi sarebbe stato di fatto il gestore. «Negli ultimi mesi – ha affermato il pm Paolo Storari – era arrivata in Fiera una lettera che indicava Nastasi come mafioso ma è stata cestinata». Nell’ambito dell’operaione di oggi, denominata Giotto, Nolostand è stata commissariata. «È un messaggio che viene lanciato ai grossi gruppi, alle multinazionali – commenta Boccassini – per dire “guardate che con i vostri comportamenti colposi state consentendo infiltrazioni di associazioni mafiose”». E anche nel decreto di commissariamento della società, i giudici della sezione misure di prevenzione evidenziano che «gli stessi dirigenti di Nolostand spa hanno ricevuto lettere che indicavano Nastasi come soggetto mafioso».


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