«La Sicilia non sia base di guerra»: Un’interrogazione all’Ars su Sigonella e Muos di Niscemi

«Cosa intende fare Schifani per garantire sicurezza e pace ai siciliani?». Lo chiede la parlamentare del Movimento cinque stelle Lidia Adorno per conoscere i programmi che il presidente della Regione Renato Schifani vuole mettere in atto per tutelare la sicurezza della Sicilia. L’isola ospita basi e strumenti diventati sensibili a causa dell’allargamento del conflitto in Medio Oriente. Le informazioni del ministro della Difesa Guido Crosetto sarebbero state smentite da una fonte indipendente: un velivolo-spia Boeing P-8 Poseidon di US Navy sarebbe già partito da Sigonella nella prima metà di giugno.

«La Sicilia non può e non deve diventare bersaglio né base per operazioni belliche internazionali. Il governo regionale agisca urgentemente con Roma per difendere l’incolumità dei cittadini siciliani e garantire la pace». È la richiesta che arriva dall’onorevole Adorno che ha depositato un’interrogazione parlamentare all’Ars rivolta al presidente della Regione Renato Schifani. L’iniziativa nasce a seguito dell’attacco sferrato dagli Stati Uniti contro siti nucleari iraniani, un’azione che ha già innescato forti tensioni e il rischio concreto di un’escalation militare e di possibili rappresaglie. A preoccupare in modo particolare è il ruolo delle basi militari statunitensi presenti in Sicilia, Sigonella e il Muos di Niscemi (in provincia di Caltanissetta), considerati obiettivi sensibili in caso di ritorsioni da parte dell’Iran o di suoi alleati.

Al momento, le basi di Sigonella e del Muos sono coinvolte nel conflitto attraverso attività di sorveglianza, svolte mediante l’impiego di droni e parabole. Inoltre, pur in presenza della dichiarazione del ministro della Difesa Guido Crosetto, che ha escluso la partenza di aerei dalla Sicilia, il sito specializzato ItaMilRadar – che monitora il traffico aereo militare nel Mediterraneo – ha registrato nei giorni 13, 15 e 16 giugno lunghe missioni operative nello spazio aereo prossimo a Israele, Libano e alla Striscia di Gaza, effettuate da un velivolo-spia Boeing P-8 Poseidon della US Navy, decollato proprio dalla stazione aeronavale di Sigonella.

«Sigonella è ormai definita la portaerei del Mediterraneo e la sua centralità operativa – sostiene deputata regionale pentastellata – rischia di trasformare la Sicilia in un fronte esposto di un conflitto che i cittadini non hanno scelto. I cieli dell’isola, come riportato da fonti indipendenti, hanno già visto operare velivoli militari partiti dalla base di Catania per missioni d’intelligence nell’area mediorientale. A rendere più urgente un’azione politica chiara e netta, sono le ultime notizie dal Medio Oriente: dopo giorni di bombardamenti incrociati, è stato annunciato un cessate il fuoco tra Iran e Israele, ma le violazioni sono già iniziate da entrambe le parti, confermando la fragilità della tregua. L’Iran ha definito l’attacco Usa “una provocazione” e ha giurato risposte “proporzionate“. In questo clima incandescente, il rischio che la Sicilia venga trascinata in uno scenario bellico è reale».

Da qui la richiesta di Lidia Adorno all’esecutivo regionale di farsi portavoce – con urgenza – al governo nazionale della necessità di tutelare la sicurezza dei siciliani e di impedire l’utilizzo del territorio dell’isola come supporto logistico o operativo per guerre che alimentano instabilità e morte. «Il popolo siciliano – sottolinea – ha il diritto di vivere in pace, non sotto la minaccia di possibili rappresaglie militari. Il governatore Schifani non resti in silenzio: servono prese di posizione nette, azioni concrete e una chiara volontà politica di disinnescare ogni rischio per la nostra comunità. Il presidente Schifani chieda al governo nazionale di tutelare la popolazione siciliana per impedire che la nostra terra diventi teatro o bersaglio di guerra». Sabato 28 giugno, a partire dalle 10 di mattina, è previsto un presidio per la pace davanti alla base militare di Sigonella. «Parteciperemo – conclude Adorno – per ribadire che la Sicilia vuole essere terra di dialogo, non di guerra».


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