In Sicilia 50mila bambini senza pediatra: sistema in affanno tra pensionamenti e ritardi

Sono oltre 50mila i bambini siciliani che non hanno un pediatra di libera scelta. La causa deriva principalmente dai pensionamenti ai quali non hanno fatto seguito nuove immissioni al ruolo. In diversi distretti sanitari, un unico pediatra si trova a seguire un numero di bambini superiore ai limiti previsti dagli accordi nazionali, con conseguenti disagi per l’utenza, difficoltà di accesso alle cure e aumento dei tempi di attesa. La carenza è diffusa in tutta l’isola, con situazioni particolarmente critiche in provincia di Catania.

A lanciare l’allarme il deputato regionale del gruppo Mpa-Grande Sicilia, Santo Primavera, che ha presentato un’interrogazione urgente al presidente della Regione, Renato Schifani, e all’assessora regionale alla Salute, Daniela Faraoni, per fronteggiare quella che definisce «una situazione non più tollerabile, aggravata da una scarsa programmazione e da ritardi nel ricambio generazionale, che rendono difficile coprire le posizioni vacanti».

Grave carenza di pediatri in Sicilia

Il dato complessivo degli oltre 50.000 bambini privi di un pediatra è stato diramato dagli uffici dell’Ars. Ma è la Fondazione Gimbe a dare contezza della situazione attuale, infatti secondo l’ultimo report pubblicato dal gruppo in Liguria oltre 92 bambini su 100 sarebbero seguiti dal pediatra di base, 90 in Toscana e in Veneto e 88 in Emilia. Nell’Isola sono appena 65 i minori da zero a tredici anni ad essere seguiti e monitorati nello sviluppo da un medico specialista. Peggio della Sicilia si attesta soltanto la Sardegna, dove appena 60 bambini su 100 sono stati presi in carico da un pediatra di libera scelta.

Questa drammatica situazione si è venuta a creare perché non ci sono abbastanza pediatri, infatti attualmente sono 59 le posizioni vacanti nelle nove province dell’Isola. Con alcuni casi eclatanti, come Catania in cui ne mancano 19 o Palermo con un vuoto di 8 pediatri. Seguono Messina con 9, Trapani e Siracusa con 7, Agrigento con 4, Ragusa 3 e Caltanissetta 2. I genitori che non trovano un pediatra di libera scelta per il figlio, spesso decidono di affidare le sue cure al proprio medico di famiglia. Il quale si trova dunque gravato da un numero maggiore di assistiti rispetto a quelli reali. L’alternativa è rivolgersi al settore privato, pagando visite e cure.

«La Regione già a ottobre ha pubblicato l’avviso per coprire le posizioni vacanti, ma da allora la macchina è andata a rilento – riferisce ancora a Meridionews Santo Primavera -. La graduatoria è stata resa nota soltanto a fine gennaio. Lo scorso mercoledì sono state fatte le prime convocazioni, che hanno portato all’assegnazione dei posti disponibili allo Zen e nel centro di Palermo, ma anche a Pantelleria. Restano ancora 59 posizioni vacanti e le prossime convocazioni saranno soltanto l’11 marzo, tra oltre venti giorni. Senza contare che le proiezioni Gimbe parlano di 315 pediatri di base che complessivamente andranno in pensione in Sicilia nel prossimo biennio».

Tetto massimo di assistiti e accesso alla professione

«L’articolo 32 della Costituzione tutela la salute come diritto fondamentale e questo diritto deve essere garantito in maniera uniforme su tutto il territorio regionale. Invece, oggi, assistiamo a un sistema che non riesce a garantire neppure l’assistenza di base ai nostri bambini» lamenta ancora il deputato regionale di Mpa, sottolineando al contempo come sia stato peggiorativo il decreto assessoriale n. 887 del 13 agosto 2025, che ha introdotto una disciplina transitoria per l’accesso al Servizio sanitario nazionale dei pediatri di libera scelta. «Tale provvedimento non solo non risolve il problema, ma rischia di irrigidire ulteriormente il sistema».

In pratica, secondo l’Accordo Collettivo Nazionale attualmente in vigore, il massimale di assistiti per un pediatra di libera scelta è di 800 bambini con una quota in deroga di 80 posti dedicata esclusivamente ai neonati e alle nuove iscrizioni. Il decreto regionale 887/2025 ha innalzato questo limite fino a 950 assistiti per tentare di arginare la carenza di pediatri di libera scelta.

Un decisione contestata anche dall’Agcom perché la disciplina transitoria per l’accesso al Ssn non consente di fare subito dei contratti a tempo indeterminato, creando disparità tra i vari professionisti. Inoltre, l’innalzamento del tetto massimo degli assistiti potrebbe essere un deterrente per l’accesso alla professione di pediatra di libera scelta.

A criticare questa scelta dell’assessorato regionale alla Salute c’è anche Santo Primavera: «In un contesto già segnato da carenze strutturali non possiamo permetterci misure che limitano ulteriormente l’ingresso di nuovi professionisti. È necessario un allineamento pieno alle previsioni dell’Accordo collettivo nazionale e una revisione immediata della disciplina transitoria».

«La situazione descritta costituisce una lesione inaccettabile del diritto alla salute dei bambini e delle famiglie siciliane – prosegue il deputato autonomista -. Soprattutto con riferimento ai piccoli pazienti della fascia di età fino a 6 anni, per i quali l’assistenza pediatrica è un LEA ed è obbligatoria. La pianificazione del fabbisogno di medici di base e pediatri di libera scelta rientra nelle competenze dell’Assessorato regionale alla Salute, che ha il dovere di intervenire con misure tempestive e strutturali».

Le soluzioni proposte per superare la criticità

Nell’interrogazione che ha presentato al presidente Schifani, il deputato Santo Primavera ha chiesto di sapere quali interventi si intendano mettere in atto per fronteggiare la grave carenza di pediatri di libera scelta in Sicilia. Al contempo, precisa che sarebbe opportuno procedere alla revisione della disciplina transitoria introdotta dal decreto assessoriale n. 887/2025. In questo modo si potrebbe prevedere un sostanziale allineamento all’accordo collettivo nazionale per la disciplina dei rapporti con i medici pediatri di libera scelta, ai fini della determinazione del rapporto ottimale paziente/medico negli ambiti a maggiore carenza di pediatri.

«Ritengo che sia urgente rivedere la programmazione del fabbisogno regionale di pediatria. Così da adeguarlo ai reali bisogni della popolazione infantile e ai dati demografici aggiornati – chiarisce infine Primavera -. In questo modo, è possibile predisporre un piano straordinario di reclutamento e incentivazione. Prevedendo anche delle misure specifiche per le aree interne e disagiate, volto a colmare le gravi carenze, così da garantire uniformemente il diritto all’assistenza sanitaria pediatrica in tutta l’isola».


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