Le seguenti associazioni - asgi -comitato antirazzista cobas palermo - osservatorio contro le discriminazionirazziali noureddine adnane - laici comboniani - salesiani s. Chiara palermo -ciss - pietro milazzo cgil sicilia - collettivo libertarea campobello di mazara - scrivono al presidente della regione, rosario crocetta
Scelto da facebook/ Migranti, la Sicilia non può andare avanti di emergenza in emergenza
LE SEGUENTI ASSOCIAZIONI – ASGI -Comitato Antirazzista Cobas Palermo – Osservatorio contro le discriminazionirazziali Noureddine Adnane – Laici Comboniani – Salesiani S.Chiara Palermo -CISS – Pietro Milazzo CGIL Sicilia – Collettivo LibertArea Campobello di Mazara – SCRIVONO AL PRESIDENTE DELLA REGIONE, ROSARIO CROCETTA
Le sottoscritte associazioni si dichiarano estremamente preoccupate per la gestione di stampo meramente emergenziale del recente afflusso di migranti in Sicilia (tra cui numerosi minori, donne in stato di gravidanza e richiedenti asilo provenienti dallEgitto e dalla Siria), in particolare nelle province di Siracusa, Trapani, Agrigento e nella Sicilia Centro-Orientale. Il sovraffollamento cronico, la mancanza di informazione legale e di orientamento e, da ultimo, le fughe di massa di eritrei e siriani dai centri informali di trattenimento e primai dentificazione, come dalla tensostruttura di Porto Empedocle, dallUmberto I di Siracusa, e da altre strutture frettolosamente allestite dalle prefetture, a Porto Palo di Capo Passero e a Catania, non meno che dal Centro di prima accoglienza e soccorso (CPSA) di Pozzallo, ancora oggi stracolmo di potenziali richiedenti asilo in una intollerabile situazione di promiscuità, confermano il desiderio di molti migranti di trasferirsi al più presto in altri paesi europei, ma sono anche frutto dellassenza di un sistema regionale di prima accoglienza e costituiscono prova inconfutabile di una situazione ancora peggiore rispetto alla cd. emergenza Nord africa nel 2011.
Malgrado lappesantimento insopportabile dellisola di Lampedusa, dove sono ancora trattenuti nel CPSA di contrada Imbriacola alcuni superstiti della strage del 3 ottobre, perché sarebbero utili alle indagini della magistratura, si è verificato anche un maggiore afflusso sul territorio delle province di Siracusa, Ragusa, Catania e quindi Caltanissetta e Trapani, con ampio ricorso a strutture provvisorie messe a disposizione da privati, senza che vi corrispondesse un incremento di centridi accoglienza degni di questo nome e dotati delle professionalità necessarie per corrispondere agli standard indicati dal Ministero dellInterno nel 2008 e dalle Direttive comunitarie in materia di accoglienza. Di questi avrebbe bisogno un territorio che è particolarmente esposto agli arrivi di persone in fuga da conflitti sempre più gravi, come i siriani, attraverso lEgitto, gli stessi egiziani e ancora altri potenziali richiedenti asilo ( es. somali ed eritrei) dalla Libia e dalla Tunisia.
Lemergenza non è data dal numero delle persone che arrivano, ancora inferiore o pari a quello di anni come il 2008 ed il 2011, ma dalla mancanza di un sistema di accoglienza. Sembra già dimenticato laccorato appello del Garante per i minori Spadafora che da mesi chiede che la gestione del fenomeno migratorio sia immediatamente ripensata”. Come sono rimasti senza risposta gli appelli del Papa perché i migranti sopravvissuti a tante tragedie non continuassero a restare ammucchiati allinterno dei centri di prima accoglienza privi di tutto.
In Sicilia questa situazione è resa ancora più grave dalla mancanzadi una Legge Regionale sullimmigrazione e dalla mancata effettiva attuazione del Tavolo di Coordinamento Regionale; per quanto riguarda specificamente i minori si attende ancora la nomina del garante regionale per linfanzia la cui legge regionale è già stata approvata da tempo. Adesso che finalmente è stato formulato un Disegno di Legge unificato non vi sono certezze sui tempi per la sua approvazione e soprattutto sulle risorse che saranno messe in campo per rendere operativi in tempi brevi gli interventi che vi saranno previsti.
Considerata quindi la rilevanza delle questioni sopra indicate le sottoscritte associazioni
INVITANO
Il Presidente della Regione a fornire adeguate risposte alle criticità evidenziate, ed in particolare:
– ad attivare effettivamente il Tavolo di Coordinamento Regionale con i prefetti, le questure, lANCI regionale e con i comuni nei quali trovano accoglienza i richiedenti asilo ed i profughi. Occorre monitorare a livello regionale la situazione esistente ed individuare le modalità operative per garantire mezzi credibili di inserimento sociale di coloro che ottengono in Sicilia il riconoscimento di uno status di protezione, internazionale ( asilo oprotezione sussidiaria ) o umanitaria ed esprimono la volontà di restare in questa regione, e nel contempo garantire la tutela dellunità familiare dei profughi con familiari regolarmente residenti in altri paesi europei ed agevolare il sollecito ricongiungimento come prescritto dal Regolamento Dublino.
– ad adottare al più presto una Legge Regionale in materia di immigrazione ed asilo con previsioni certe di stanziamenti di bilancio regionale e con una particolare attenzione per le esigenze dei soggetti più vulnerabili, come i minori, le donne, sempre più spesso vittime di violenze e di sfruttamento, le vittime di tortura, le vittime del traffico e della tratta, con percorsi di formazione e di qualificazione del personale che dovrà prendere in carico tutte queste persone caratterizzate da situazioni esistenziali tanto diverse.
– a proporre lattivazione di centri di accoglienza decentrata di dimensioni medio-piccole e richiedere la chiusura dei centri informali di prima accoglienza, come quelli attivati in tutte le province siciliane ed a promuovere la creazione di veri centri di accoglienza, destinati ad operare a regime con tutte le professionalità necessarie. Vanno chiusi soprattutto quei luoghi, definiti spesso come centri di prima accoglienza exlegge Puglia del 1995, aperti dalle prefetture in convenzione con i privati,nei quali la libertà personale a seconda del momento è stata sottoposta ad evidentilimitazioni, anche oltre 48-96 ore, in assenza di un provvedimentoa mministrativo formale e della doverosa convalida da parte dellautorità giudiziaria, come sarebbe previsto anche dallart. 13 della Costituzione italiana.
Allo stato della vigente legislazione nazionale e regionale vanno individuati percorsi per portare allautonomia il maggior numero degli immigrati accolti nei centri di accoglienza, promuovendo occasioni di integrazione ed avviamento al lavoro legale, contrastando lo sfruttamento del lavoro nero attorno alle strutture di accoglienza CARA,come quella di Trapani Salinagrande e Caltanissetta, e chiudendo strutture ormai ingovernabili come il CARA di Mineo (Catania), dove si rileva,anche per il blocco del turn-over, la presenza di oltre quattromila persone,alcune delle quali neppure censite. Anche in questo caso il governo regionale non può ignorare la gravità dei problemi creati da una struttura enorme che grava su un territorio assai povero di servizi e di occasioni di lavoro nella legalità.
Rispetto alla situazione dei minori non accompagnati, occorre che la Regione si rivolga allo Stato perché provveda ad erogare con la massima tempestività le somme dovute ai Comuni, sulla base degli accordi stabiliti con i diversi governi, trattandosi di competenze dello Stato centrale. Si deve impedire che nelle regioni di primo arrivo, come la Sicilia, si prosegua con la prassi secondo la quale il collocamento dei minori avviene, da parte dellautorità di polizia o delle Prefetture, direttamente presso le strutture di accoglienza, al di fuori di qualsiasi piano regionale, e spesso senza il preventivo intervento del giudice minorile, senza un previo accordo con gli enti locali territorialmente competenti.
Sulle strutture di accoglienza per minori non accompagnati andrebbe effettuato un monitoraggio continuo, con il coinvolgimento immediato dei giudici del tribunale dei minori, anche per garantire il rilascio sollecito dei documenti di soggiorno da parte delle questure, un monitoraggio che fin qui si è svolto solo in rare occasioni. Le strutture IPAB perlinfanzia abbandonata, che sono state utilizzate in Sicilia, spesso non risultano idonee allaccoglienza di minori stranieri fortemente traumatizzati. Un aspetto ulteriore è poi quello dei minori non accompagnati richiedenti asilo rispetto ai quali, nonostante la norma ponga chiaramente in capo al Ministero dellInterno la responsabilità, non ci sono certezze di sorta in merito alla copertura dei costi di presa in carico prima dellentrata nel circuito SPRAR. In questi casi la Regione dovrebbe rivolgere ai competenti ministeri la richiesta di una maggiore programmazione degli interventie di una sollecita copertura delle spese sostenute dagli enti locali,nonché lattivazione di strumenti di mobilità, anche a livello internazionale,quando si tratti di garantire il ricongiungimento familiare come prescritto dal Regolamento Dublino.
“Desideriamo inoltre segnalare la gravissima situazione dei lavoratori migranti – stagionali e non, regolari e irregolari – che in diverse zone dell’Isola contribuiscono in maniera determinante alla produzionea gricola nel settore ortofrutticolo, vitivinicolo e oleario e che non vengono adeguatamente tutelati né dal punto di vista contrattuale – il lavoro nero è dilagante – né delle condizioni igienico-sanitarie e abitative .Un esempio eclatante ne è la tendopoli di Campobello di Mazara dei raccoglitoridi olive, dove si è recentemente verificato un incidente dall’esito tragico ad un lavoratore senegalese e dove non sono state per anni garantite le condizioni minime di vivibilità e d idignità, anche grazie ad un tessuto politico-sociale ad alta densità mafiosa. Ma la situazione è allarmante anche negli altri luoghi del “grand tour”del lavoro stagionale in Sicilia: a Cassibile, a Vittoria, a Ragusa, ad Alcamo ed in tutti gli altri luoghi nei quali i migranti, e tra questi molti rifugiati, sono costretti a varie forme di lavoro servile. Ed in molti luoghi, allo sfruttamento sul lavoro si unisce quello sessuale! Tutto ciò nel disinteresse e nell’indifferenza generale. Chiediamo che la legalità e i diritti siano garantiti in tuttal’Isola. Legalità e diritti che non si garantiscono certo costringendo i migranti alla clandestinità, ma facilitando tutti i percorsi possibili per lemersione dalla irregolarità e per il conseguimento di un permesso di soggiorno, unica strada per sconfiggere le organizzazioni criminali che lucrano sul proibizionismo delle migrazioni e sulle condizioni di ricattabilità che ne derivano.
Primi firmatari: ASGI -Comitato Antirazzista Cobas Palermo – Osservatorio contro le discriminazionirazziali Noureddine Adnane – Laici Comboniani – Salesiani S.Chiara Palermo -CISS – Pietro Milazzo CGIL Sicilia – Collettivo LibertArea Campobello di Mazara