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«Aveva ragione Hitler»: la difesa del sacerdote condannato per le violenze sui minori a Enna

Un prete condannato. Una diocesi che si defila. Una chiesa che, ancora una volta, sembra più preoccupata della propria immagine che delle vittime. Il verdetto d’Appello è arrivato: Giuseppe Rugolo, ex parroco della diocesi di Piazza Armerina, è colpevole di violenza sessuale su minori. Tre anni di reclusione – ridotti rispetto ai quattro anni e mezzo della sentenza di primo grado – ma abbastanza per confermare che i racconti delle vittime erano tutto tranne che invenzioni. La diminuzione della pena, dicono i giudici, riguarda «la tenuità del fatto» per due delle vittime. Ma resta solida la testimonianza chiave: quella di Antonio Messina, il giovane che con la sua denuncia ha fatto esplodere il caso.

La Corte, presieduta da Roberta Serio, ha escluso ogni responsabilità civile della diocesi di Piazza Armerina. La curia arcivescovile è stata estromessa dalla responsabilità civile per un dettaglio tecnico: l’ente da citare sarebbe stata la diocesi, ma l’avvocata Eleanna Parasiliti Molica – che assiste Messina come parte civile – annuncia che la partita è tutt’altro che chiusa. «Ricorreremo in sede civile. La diocesi ha difeso Rugolo sin dall’inizio. Ma, intanto, questa condanna è una vittoria della verità», commenta a MeridioNews la legale di Antonio Messina. Giovane archeologo all’epoca dei fatti minorenne, oggi testimone chiave del processo. Dalla sua denuncia, infatti, è emerso tutto un sistema. Dall’altro lato, la difesa di Rugolo, con l’avvocato Denis Lovison, ha denunciato di essersi trovato nel mezzo di un «processo mediatico». Nonostante il dibattimento si sia tenuto a porte chiuse. Nel corso delle sue dichiarazioni, il difensore del sacerdote ha tentato di normalizzare un video in cui Rugolo fa la doccia in piscina con un minorenne: «Beh, chi non si fa una doccia prima di entrare in vasca?».

A proseguire la discussione è stato poi l’altro avvocato della difesa, Antonio Lizio. «Aveva ragione Hitler: più è grossa, più ci credono». Il ricorso a una citazione del fuhrer e la teoria della menzogna ripetuta per spiegare la presunta «montatura» contro il suo assistito. Il legale poi va oltre le parole e, nell’aula di un tribunale in cui si sta celebrando un processo per abusi sessuali su minori che vede imputato un sacerdote, simula il gesto che il comico Roberto Benigni fece a Pippo Baudo sul palco del festival di Sanremo. La «palpatina» che era stata utilizzata dalla difesa, durante un’udienza del processo di primo grado, per «sdrammatizzare le confidenze» di Rugolo con i ragazzi. «Ops…ho commesso un reato», esclama poi l’avvocato, sorridendo, dopo avere simulato il gesto nei confronti del suo collega difensore. E come una «normale battuta tra uomini» sarebbe passato il commento sull’«alzabandiera» che don Rugolo avrebbe fatto, al risveglio, a un ragazzino che dormiva con lui durante una gita.

La testimonianza di Antonio Messina, che per primo ha denunciato tutto, sono state ritenute pienamente attendibili dai giudici. E, adesso, il 29 ottobre inizierà anche il processo che vede imputati per falsa testimonianza il vescovo della diocesi di Piazza Armerina Rosario Gisana e il suo vicario Vincenzo Murgano. «Dico agli altri giovani che hanno subito abusi simili di denunciare – è l’invito del giovane archeologo – ma non rivolgetevi ai servizi di tutela della chiesa. Andate, piuttosto dai magistrati – sottolinea Messina – perché l’avvocato di un sacerdote accusato di abusi (Lovison, ndr) fa parte della commissione per la tutela dei minori (della diocesi di Ferrara, ndr)».


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