Il «patto corruttivo ad ampio raggio» tra Croce e Capizzi: dalle onorificenze in Vaticano all’università online

«Tu ritira le riserve che noi sappiamo come portare avanti i lavori». Tutto sarebbe cominciato così: con un cantiere per la messa in sicurezza di un torrente a Messina e uno stato di avanzamento dei lavori in cui la ditta avrebbe messo nero su bianco delle riserve sul prezzo per 4 milioni di euro. A pronunciare quella frase sarebbe stato Maurizio Croce, nelle vesti di commissario per il dissesto idrogeologico della Regione Siciliana, durante un dialogo con l’imprenditore, che attualmente riveste il ruolo di sindaco di Maletto (nel Catanese), Giuseppe Capizzi. Difficoltà iniziali che poi sarebbero state superate con la successiva rettifica del documento da parte del Consorzio stabile costruttori della famiglia Capizzi, in quello che i magistrati della procura di Messina definiscono «un patto corruttivo ad ampio raggio». Nove persone indagate e due società coinvolte, con l’ex assessore regionale Croce finito agli arresti domiciliari e Capizzi sottoposto alla misura del divieto, per 12 mesi, di contrarre con la pubblica amministrazione. Quest’ultimo è accusato di corruzione e tentata truffa.

La prima «cortesia» che è finita nell’elenco della procura è un orologio Rolex Daytona da 20mila euro. Croce, stando al racconto che Capizzi ha fatto davanti gli inquirenti, lo avrebbe chiesto inizialmente per farlo avere al suo amico e faccendiere Francesco Vazzana. L’imprenditore, però, non sarebbe riuscito a procurarlo tramite la gioielleria che la moglie ha a Bronte (in provincia di Catania) – come descritto nell’ordinanza – ma lo avrebbe trovato, di secondo polso, a Messina. Il 30 giugno del 2021 da un conto riconducibile a Capizzi viene effettuato un bonifico da 22mila euro in favore di una gioielleria del capoluogo peloritano. Soldi che, però, non sarebbero mai stati restituiti all’imprenditore malettese. «”Vazzana è come se fosse mio fratello” – gli avrebbe detto Croce – e lì ho capito che non me lo doveva pagare», ha precisato davanti gli inquirenti Capizzi riferendosi alla vicenda e al presunto regalo.

La seconda «cortesia» richiesta da Croce, invece, avrebbe riguardato dei lavori da effettuare gratis per una frana nella struttura alberghiera Verdura resort di Sciacca, in provincia di Agrigento. Dopo un incontro avvenuto in un bar a Palermo, alla presenza del responsabile della sicurezza della struttura, Capizzi avrebbe effettuato un sopralluogo al resort per quantificare l’importo dei lavori. Soldi che, anziché essere sborsati dai privati, sarebbero stati ricavati da una presunta truffa nel cantiere in cui era impegnato Capizzi a Messina per conto della struttura commissariale diretta allora da Croce. Nello specifico, sarebbero stati installati meno pali rispetto a quelli previsti nell’appalto. In questo modo, si sarebbe creato un fondo per coprire i lavori nel resort di Sciacca. Alla fine, secondo i riscontri della polizia giudiziaria, l’imprenditore si sarebbe occupato dei lavori per 70 metri di un tratto di costa e per un importo di 76mila euro. Dietro il presunto favore, ci sarebbe stata l’amicizia tra Croce e l’uomo della sicurezza. Personaggio, a quanto pare, con delle entrature in Vaticano e che l’allora commissario chiamava «fratello». La posizione dell’uomo avrebbe consentito allo stesso Croce e a Capizzi «di avere favori o onorificenze» alla Santa sede. Non è chiaro come – e nemmeno se la cosa si sia realmente concretizzata -ma, nei documenti dell’inchiesta, viene citato un prete originario del Libano che sarebbe stato il riferimento dell’amico fraterno di Croce.

Vazzana, pure lui finito indagato, avrebbe chiesto e beneficiato anche di alcuni lavori all’interno del proprio negozio di abbigliamento, preso in affitto a Messina. Il tutto per un importo di circa 30mila euro. Stando al racconto di Capizzi, l’imprenditore avrebbe informato Croce e non sarebbe mai stato pagato. C’è poi la vicenda relativa al trasferimento di una macchina da Venetico, in provincia di Messina, a Roma, dove Croce ha la residenza. Anche in questo caso a contattare l’imprenditore sarebbe Vazzana, con l’attuale sindaco di Maletto che si sarebbe attivato immediatamente con dei suoi collaboratori. Uno di loro avrebbe dovuto affrontare il viaggio con la macchina intestata alla moglie di Croce, con al seguito schede carburante e dispositivo Telepass, per poi rientrare in Sicilia con un volo aereo. «L’episodio, nella sua semplicità, assume particolare rilevanza – si legge nell’ordinanza – in quanto dimostra lo stabile ricorso di Croce a Capizzi per la risoluzione di affari».

Dietro il presunto patto corruttivo c’è anche un capitolo dedicato al finanziamento della campagna elettorale di Croce per la sua corsa da candidato sindaco del centrodestra a Messina. Elezione in cui l’esponente di Forza Italia è uscito sconfitto raccogliendo, però, un posto da consigliere comunale. Decine di migliaia di euro, in contanti e non, da fare transitare su un conto dedicato alle elezioni attraverso una serie di presunti intermediari. Individuati dalla procura nella società Betoncal, riconducibile a Rosario Arcovito e che si occupava della fornitura di calcestruzzo nei lavori di Capizzi per il torrente, la A.Z.P. di Giovanni Pino e infine il dipendente Davide Spitaleri. Tutti e tre finiti indagati. Arcovito, stando alle accuse avrebbe consegnato 20mila euro in contanti al negozio di Vazzana. «Saro sta passando al negozio», era l’avviso di Croce al suo collaboratore. Pochi minuti dopo, l’imprenditore dava conferma via messaggio, secondo la procura, a Capizzi: «Tutto ok». L’11 maggio del 2022, invece, sarebbero stati bonificati 5000 euro dalla A.Z.P. al conto del mandatario elettorale di Croce. Il giorno seguente, il Consorzio stabile progettisti e costruttori, riconducibile a Giuseppe Capizzi, avrebbe versato la stessa cifra alla A.Z.P. Il 19 maggio a disporre un bonifico della stessa cifra sarebbe stato l’indagato Spitaleri. A quest’ultimo sarebbe toccato pure, per conto di Capizzi, effettuare diversi bonifici dopo la sconfitta elettorale di Croce per circa 30mila euro.

Secondo i magistrati, il rapporto CroceCapizzi «rappresenta la manifestazione più eclatante di quello che, in termini generali, può essere definito il modus operandi di Capizzi, in relazione alla gestione dei suoi rapporti con i pubblici funzionari». A riceve utilità dall’attuale sindaco di Maletto sarebbero stati anche altri due dipendenti pubblici: l’ingegnere Antonino Cortese e la funzionaria Rossella Venuti. Il primo rivestiva il ruolo di funzionario della Protezione civile e direttore dei lavori nel cantiere per il torrente, mentre la seconda faceva parte dell’ufficio del commissario contro il dissesto idrogeologico. L’imprenditore avrebbe «invaso il campo pubblico» decidendo di sua iniziativa, e a quanto pare senza particolari obiezioni, in merito alla rimodulazione delle voci di spesa del quadro economico dei lavori all’interno delle perizie di variante. Cortese avrebbe beneficiato di alcuni lavori in un appartamento a Palermo per un importo di circa 20mila euro; mentre Venuti, oltre a dei lavori effettuati a Messina, avrebbe beneficiato delle spese, con i soldi sborsati da Capizzi, per l’iscrizione all’università telematica E-Campus. L’imprenditore, stando al suo racconto, si sarebbe occupato anche del percorso per il conseguimento della laurea in Ingegneria. «Gli comunicavo quando erano gli esami – racconta agli inquirenti – ci collegavamo con il suo accesso alla piattaforma, scaricavamo tutto il paniere delle domande, facevamo tutte le risposte a tutte le domande, gliele fornivo così lei aveva il tempo di leggerle».


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