Rischio idrogeologico, cassaforte da 591 milioni di euro Ma la metà dei fondi sarà assegnata senza gara pubblica

È il bancomat della Regione Siciliana, con un portafogli da 591 milioni di euro provenienti dal Patto per la Sicilia. La metà dei quali, quasi 300 milioni di euro, vengono assegnati senza gare d’appalto ad evidenza pubblica, ma pescando da un albo speciale in cui è iscritto un numero limitato di aziende. È l’ufficio del Commissario Straordinario per il dissesto idrogeologico, una struttura che esiste dal 2010, quando cioè è stata dichiarata l’emergenza nell’Isola. Da allora è stato guidato da Maurizio Croce, eccetto nel periodo in cui quest’ultimo (dal 2015 al 2017) viene chiamato da Rosario Crocetta a ricoprire il ruolo di assessore regionale all’Ambiente e al Territorio. In quegli anni a guidare la struttura è Calogero Foti, già a capo della Protezione Civile regionale, fino al settembre 2017, quando Crocetta restituisce l’incarico a Croce. Una nomina che non finisce nel tritacarne dello spoils system di inizio legislatura: Croce è stato infatti confermato al suo posto anche dall’attuale primo inquilino di Palazzo d’Orleans, Nello Musumeci.

Attualmente i bandi aperti pubblicati dall’Ufficio del Commissario sono 14, di cui uno già aggiudicato, per un intervento a Sant’Agata di Militello, «ma sono in pubblicazione nel prossimo mese – avverte Croce – 63 bandi di gara, di cui 20 per l’aggiudicazione di lavori e 43 per l’appalto di servizi, prevalentemente legati alla progettazione». Molti riguardano la provincia di Messina, la più fragile dell’isola. 

Ma, si diceva, esiste una parte di risorse, circa la metà, che non viene assegnata sulla base di gare a evidenza pubblica, ma attraverso negoziazioni tra ditte iscritte in un apposito albo nella disponibilità dell’ufficio speciale. «Si tratta – ammette Croce – di un albo da cui le imprese vengono estratte a rotazione e a cui vengono inviate lettere ad inviti, a gruppi di circa 25 o 30 aziende». È una procedura più snella, insomma, destinata ad interventi che non superano il milione di euro. Non che in passato non si siano annidati, proprio in questa procedura, episodi opachi su cui le forze dell’ordine hanno ritenuto opportuno indagare, come sarebbe avvenuto recentemente a Caltabellotta, nell’Agrigentino, vicenda denunciata da questa testata.

ma Croce ammette: «Io questo mestiere (il commissario straordinario per il dissesto idrogeologico, ndr) l’ho fatto anche in altre Regioni, in Puglia e in Calabria, per cui mi riesce facile fare il paragone con altre realtà. È difficile fare questo mestiere nelle Regioni in cui c’è un’economia bassa, è più complicato e sicuramente ci sono maggiori richieste da parte delle aziende».

Insomma, ha ricevuto pressioni? «Parlare di pressioni – sottolinea – sarebbe sinceramente esagerato. È chiaro che le aspettative delle aziende sono molto alte, di fatto questa è l’unica stazione appaltante in questa Regione con una disponibilità economica significativa. Questo lo vedo, lo sento, lo percepisco. Le aziende aspettano questo ufficio, aspettano i nuovi bandi. Ma bisogna anche dire che Musumeci riserva all’ufficio grande attenzione, è molto presente ed è uno che va molto a fondo, che vuole conoscere le problematiche dell’ufficio. Ci incontriamo almeno due volte a settimana. Ci tiene che non si perda tempo e che i lavori procedano il più velocemente possibile». Velocità, senza però esitare sull’attenzione. Il bancomat della Regione fa gola a molti. E Musumeci questo lo immagina bene.


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«È l’unica stazione appaltante in questa Regione con una disponibilità economica significativa». Maurizio Croce, commissario speciale per il rischio idrogeologico dal 2010, ha resistito pure allo spoils system e continua a gestire quello che attualmente è il principale ente dispensatore di appalti in Sicilia. Che fa gola a tanti

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