Riapre la piazza della musica

Domenica sera, nel corso di un’intensa e variegata serata, è stato riaperto ai cittadini il cuore di Catania: piazza Vincenzo Bellini, comunemente conosciuta come piazza Teatro Massino.
Rimossi i marciapiedi, sostituiti gli alberi, eliminata l’aiuola che circondava la fontana del Vaccarini completamente restaurata, chiusa al traffico, la “piazza della musica” è stata riconsegnata alla città più bella che mai. Per festeggiare l’evento è stato organizzato un concerto che ha avuto il pregio di riuscire a «coniugare le due anime di Catania – ha spiegato in apertura Guglielmo Ferro, figlio del grande Turi Ferro e direttore artistico dello spettacolo – quella classica, con l’esibizione dell’orchestra giovanile dell’Istituto Musicale Vincenzo Bellini, diretta dal maestro Giuseppe Romeo, e quella moderna, con il concerto di Luca Madonia, Agata Lo Certo e i Brigantini, che hanno partecipato all’evento gratuitamente».

Il concerto è iniziato puntuale alle 19.30 con l’eccellente esecuzione di alcuni brani di Verdi, di Mozart e, naturalmente, di Bellini. Dalle 21.30 circa la piazza è stata affollata da giovani entusiasti di poter assistere gratuitamente al concerto dei più amati artisti nostrani, preludio delle tante – si spera – serate di movida catanesi. Lo spettacolo è proseguito senza intoppi fino a mezzanotte, con il tripudio finale dei Brigantini che hanno cantato alcuni dei loro più celebri pezzi, inframmezzati dagli immancabili commenti, racconti ed aneddoti, come quello sui paternesi o sul ponte.

E la piazza, splendida cornice della festa, non è passata in secondo piano rispetto alla musica, anzi, grazie ai lavori di ristrutturazione, è diventata una perfetta platea atta ad accogliere migliaia di persone. Tutto il piano della piazza, infatti, è stato rialzato e posto ad un unico livello. L’intera superficie è stata pavimentata con lastre di pietra lavica lavorate a puntello fine e collocate su massetto in calcestruzzo, disposte in modo da formare cinque cerchi concentrici con dei motivi che ricordano le onde del mare. Al centro della piazza, in cima ad un basamento a gradoni in pietra bianca di Comiso, è stata ricollocata la settecentesca fontana dei delfini.

I lavori, durati 15 mesi e finanziati dall’Assessorato regionale per un importo di 1 milione e 800 mila euro, hanno riguardato anche la riqualificazione delle strade adiacenti la piazza, via Michele Rapisardi e via Teatro Massimo, che sono state ripavimentate e collegate rispettivamente a via A. di Sangiuliano e via M. Ventimiglia tramite scivole in pietra lavica cui l’accesso è impedito alle macchine grazie alla collocazione di grosse palle di pietra bianca di Comiso, legate l’una all’altra da catene.

Per abbellire la piazza e farla diventare, come da progetto, il nuovo salotto di Catania, sono stati collocati 46 sedili e 59 fioriere in porfido che, abbinate in coppia, creano delle piccole aree in cui poter riposare, conversare, giocare (come due bambine immortalate in una delle nostre foto), o semplicemente ammirare la piazza e il teatro. Ma, nonostante l’inaugurazione ufficiale, domenica sera la maggior parte delle fioriere erano ancora sprovviste di fiori, e gli incivili catanesi non hanno tardato a trasformarle in pattumiere! I pochi vasi infiorati dopo appena poche ore erano già pieni di cicche di sigarette; alcuni sedili erano già stati contaminati dalle bombolette dei “writers” e a terra i nuovissimi e candidi gradoni di pietra erano già chiazzati dagli escrementi dei cani. Come non notare poi che un piccolo tratto di via Teatro Massimo, proprio a ridosso della piazza, non era stato ancora finito e i muri dei palazzi che circondano la piazza erano ancora imbrattati da scritte e locandine penzolanti! Così come la cabina telefonica, completamente mimetizzata col muro retrostante, e i due archi, alla destra e alle sinistra del teatro, in cui non si nota, purtroppo, alcuna miglioria. Piccoli dettagli che, pur non togliendo nulla alla bellezza e alla riqualificazione di una delle piazze più incantevoli d’Italia, sicuramente cozzano con tanto splendore.

Approfittando della presenza di migliaia di catanesi, un gruppo di studenti, genitori e docenti dell’Istituto comprensivo Andrea Doria, nel quartiere di S. Cristoforo, ha fatto sentire la propria voce disponendo al centro della piazza uno striscione con scritto “Salviamo la scuola Doria”, e distribuendo a tutti i passanti volantini con la spiegazione della protesta: “Da oltre un anno – si legge nel volantino – l’amministrazione comunale ha deciso di non pagare più l’affitto ai proprietari dell’immobile, le Suore Orsoline, attendendo passivamente lo sgombero della scuola […]. Nonostante le pressanti sollecitazioni a livello parlamentare e dello stesso prefetto di Catania, l’Amministrazione comunale resta ancora scandalosamente in silenzio mentre lo sfratto esecutivo è stato fissato per il prossimo 12 luglio”. Queste sono le stranezze di Catania… da un lato si vuole contrastare la criminalità e il degrado, si restituisce ai cittadini una piazza rinnovata come simbolo della riqualificazione dell’intero centro storico, mentre dall’altro non si muove un dito per contrastare la chiusura di uno dei mezzi sicuramente più efficaci per combattere quel degrado sociale e civile che è stato all’origine dei tragici fatti del 2 febbraio, la scuola.  

E proprio riguardo la sicurezza, nota dolente della nostra città, è stato assicurato ai residenti – che venerdì mattina, in occasione del taglio del nastro del sindaco in piazza Bellini, avevano protestato contro il Comune per lanciare ancora una volta l’allarme criminalità e la richiesta di vivibilità nell’intera zona del centro – che il servizio d’ordine verrà potenziato. Non resta dunque che sperare che tutte le ombre della nostra amata città svaniscano una volta per tutte, che i lavori di rifinitura della piazza vengano realmente ultimati, come simbolo della volontà di mettere la parola fine ad ogni opera iniziata, e che i cittadini dimostrino una volta tanto l’amore per la propria città non depauperando, come è già stato fatto più volte in altre occasioni, un bene prezioso per noi e per le generazioni future.


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