Processo Montante, un finanziere: «Il maggiore Orfanello bloccò accertamenti su una sua azienda»

«Ettore Orfanello aveva bloccato un accertamento su una delle aziende del gruppo Montante». È quanto ha detto questa mattina Agostino Zaffora, finanziere chiamato a testimoniare per il processo sul Sistema Montante in corso a Caltanissetta. Lo stesso procedimento in cui il maggiore Orfanello, ex comandante della guardia di finanza, è imputato insieme ad altre 29 persone. Tra questi proprio anche l’ex presidente di Confindustria Sicilia Antonello Montante, già condannato a otto anni per associazione a delinquere finalizzata alla corruzione e accesso abusivo al sistema informatico.

Durante l’udienza di questa mattina nell’aula bunker di Caltanissetta, Zaffora ha parlato di un’indagine scaturita da una denuncia presentata da Vincenzo Mistretta, amministratore delegato della Msa, la fabbrica di ammortizzatori per treni e camion fondata da Montante. «Mistretta denunciò la scomparsa di un milione di euro tramite home banking – ha raccontato il teste in servizio alla guardia di finanza di Caltanissetta dal 1998 – e così ricevetti l’incarico di occuparmi dei relativi accertamenti. Poi, però, Orfanello mi chiese di consegnargli il fascicolo che non mi fu mai più riconsegnato. La vicenda si concluse con il ritiro della querela da parte di Mistretta». Il teste ha riferito anche di attriti con il maggiore Orfanello scaturiti dall’apertura di una verifica fiscale a una ditta di Niscemi, in provincia di Caltanissetta. «Durante le verifiche – ha spiegato il teste – su un computer trovammo un file pornografico e con il collega e la persona sottoposta a verifica ci venne naturale metterci a ridere. Orfanello se ne accorse e disse che quello non era un comportamento consono. Dopodiché – ha aggiunto – pretese le scuse che io non presentai perché non ritenevo di avere fatto nulla di grave. Da quel momento, ebbe un atteggiamento ostile nei miei confronti e in un’occasione mi disse di stare attento perché era capace di fare congedare le persone». 

«Una verifica effettuata al Cds, un’azienda del gruppo Romano, venne assegnata a tre finanzieri che non avevano alcuna esperienza. Mi sembrò anomalo questo modo di agire». Ha riferito ancora Zaffora, parlando dell’imprenditore Massimo Romano che è tra gli imputati del processo sul Sistema Montante. La verifica, stando a quanto ricostruito dall’avvocato Dino Milazzo che difende l’imprenditore, si sarebbe conclusa con una sanzione da 300mila euro. Il teste, però, ha detto di non esserne a conoscenza. «Non ne abbiamo saputo nulla». Il legale ha poi aggiunto che il verbale sarebbe anche stato riaperto per una integrazione di sanzione. Dunque nessun favoritismo, secondo la difesa, nei confronti di Massimo Romano considerato un imprenditore vicino a Montante.


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