Prete indagato per abusi sceglie rito abbreviato «Dimostreremo la nostra tesi davanti ai giudici»

Ha scelto di essere giudicato con il rito ordinario Giuseppe Rugolo, il sacerdote di Enna arrestato il 27 aprile scorso a Ferrara (in Emilia Romagna) con l’accusa di violenza sessuale aggravata a danni di minori che, al momento, si trova agli arresti domiciliari. «Abbiamo optato per questo rito perché questo ci darà l’opportunità di dimostrare la nostra tesi davanti ai giudici», spiegano gli avvocati difensori del prete, Denis Lovison e Antonino Lizio, allo scadere dei termini del rito immediato stabilito dalla procura di Enna. Il processo si aprirà a ottobre.

Le indagini della squadra mobile ennese sono partite dopo la denuncia di un ragazzo, oggi 28enne ma che all’epoca dei fatti aveva 16 anni e frequentava la chiesa di San Giovanni Battista. Erano stati i genitori della vittima a denunciare, inoltre, che «la diocesi ci offrì dei soldi della Caritas in cambio di una clausola di riservatezza e del silenzio di nostro figlio». 

Una dichiarazione a cui il vescovo di Piazza Armerina Rosario Gisana, dopo essere stato sentito in procura come persona informata sui fatti, ha risposto sostenendo che, invece, proprio dalla famiglia sarebbe arrivata una richiesta di denaro. «Già nel 2017, durante il primo incontro, madre e padre fanno presente di dovere affrontare ingenti spese per il percorso psicologico del figlio e chiedono una mano». I legali che rappresentano il vescovo, spiegano che la richiesta sarebbe stata di «25mila euro a titolo di risarcimento dei danni da consegnare in contanti tramite un intermediario». Cifra e modalità su cui non sarebbe stato trovato l’accordo. 


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