Presentata la seconda edizione del “Marranzano World Festival”

Il suggestivo auditorium De Carlo dell’ex-monastero dei Benedettini di Catania ha fatto da sfondo per la presentazione del “Marranzano world festival“, una rassegna musicale che quest’anno è già alla sua seconda edizione.

La conferenza è stata inizialmente introdotta dal preside della facoltà di Lingue di Catania, Nunzio Famoso, il quale, oltre a presentare l’interessante evento, ha anche augurato una grande fortuna all’avventura intrapresa dall’organizzatore del festival, Luca Recupero, nella speranza che non si tratti soltanto di un evento pionieristico ma di un avvenimento che possa suscitare l’interesse di tutto il mondo musicale siciliano e nazionale.

Luca Recupero, in seguito, ha presentato tutte le tappe che il Festival percorrerà, dal 19 fino al 25 aprile 2007, introducendo gli ospiti intervenuti per l’occasione. Domenico Staiti, docente di organologia all’Università di Bologna, la statunitense Layne Radmond, specialista dei tamburi a cornice, Angela Bellia, dottoranda in Archeologia musicale all’Università di Bologna e Leo Tadagawa, esperto di ogni tipo di scacciapensieri e proveniente dal lontano Oriente.

Il prof. Staiti ci dà una prospettiva molto interessante sullo studio degli strumenti musicali, sottolineando come la Sicilia abbia dato un grande apporto a questa cultura. Infatti le tradizioni antropologiche siciliane hanno rivelato un importante contributo in questo ambito, soprattutto grazie al lavoro del prof. Favara, il quale ha raccolto tutte le informazioni su tali strumenti. Il suo impegno è stato collaborato da Mario Salica, il quale è riuscito a scrivere un libro su tutto il materiale musicale antico recuperato a Messina e nella sua provincia. Il docente ci spiega inoltre come anche i giochi dei bambini siano stati oggetto di studio molto importante in questo campo, indispensabili per risalire ad alcuni nodi fondamentali della cultura musicale di un paese.

In seguito vengono passati in rassegna i più antichi strumenti musicali siciliani, primi fra tutti le zampogne ed i tamburelli. La zampogna siciliana ha due canne impiantate in un unico blocco ed è detta “a paro”, molto simile ad un clarinetto. Si differenziava sostanzialmente da quelli che furono da sempre considerati gli strumenti musicali dell’antichità, gli oboi originari dell’antica Grecia. Inoltre la zampogna possiede tutta una sua cultura figurativa poiché considerata “lo strumento del Natale”. Il tamburello siciliano invece ha la caratteristica di essere tenuto con una sola mano ed essere suonato con l’altra, a differenza di altri strumenti a percussione che invece vengono suonati con entrambe le mani.

Queste alcune brevi ma interessanti informazioni su quelli che sono stati i nostri antichi strumenti musicali, ricordati attraverso la loro storia, la loro antropologia, ma anche attraverso la loro attualità. La presentazione di alcune diapositive ha dato anche al pubblico presente una certa idea sulle forme di tali armoniosi oggetti.

La conferenza è continuata all’interno delle cucine dell’ex Monastero, dove tutti gli intervenuti hanno piacevolmente assistito ad un concerto ed all’inaugurazione della mostra di strumenti musicali antichi.

Il festival continuerà sino al 25 di aprile ed in particolare segnaliamo la presenza dell’evento all’interno della rassegna “La notte bianca”, organizzata dall’Ateneo catanese sabato sera 21 aprile, proprio all’interno dell’antica struttura universitaria.


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