Foto di Stretto di Messina spa

Il ponte sullo Stretto ora divide anche i suoi sostenitori. Dopo la rimodulazione dei fondi è tutti contro tutti

Andava tutto bene, o quasi, nel centrodestra. Un centrodestra litigioso, certo, ma almeno su una cosa sembravano tutti essere d’accordo, a qualsiasi latitudine: il ponte sullo Stretto. Da una parte il cavallo di battaglia di Matteo Salvini, ministro delle Infrastrutture ansioso di mettere il proprio sigillo sull’opera, dall’altra Renato Schifani, presidente della Regione che in questo non ha mai fatto mancare il suo sostegno, persino Fratelli d’Italia, titolari della presidenza del consiglio. Poi all’improvviso un’agenzia di stampa piomba come il più classico dei fulmini a ciel sereno: «Arriva il quarto emendamento annunciato dal governo nazionale sulla manovra. La proposta di modifica rimodula i fondi stanziati per il Ponte sullo Stretto prevedendo una riduzione degli oneri a carico dello Stato di 2,3 miliardi (su un totale di circa 11,6 miliardi al 2032)».

Soldi da recuperare dove? In larga parte dalle quote del fondo Sviluppo e coesione destinate a Sicilia e Calabria, che perdono così circa 1,6 miliardi di euro a testa. Fondi che sarebbero stati destinati in larghissima parte alle infrastrutture, visto che tra i tanti problemi viari delle due regioni il ponte è solo una minima parte del totale. Un colpo, specie nei giorni della Finanziaria. Schifani ci mette 24 ore per rispondere. la situazione è delicata e vuole vederci chiaro. Alla fine però non può nascondere la sorpresa per un gesto, quello del governo centrale, di Matteo Salvini, che appare quanto meno inaspettato: «Il governo regionale della Sicilia ha sempre espresso totale disponibilità verso la realizzazione del Ponte sullo Stretto, opera che considera strategica, e per questo la giunta si era impegnata a destinare un miliardo di euro di risorse del Fondo di sviluppo e coesione 2021-2027, dandone tempestiva comunicazione al ministro Salvini con una nota del 18 ottobre – la replica di palazzo d’Orleans – La decisione governativa per cui la quota di compartecipazione della Regione Siciliana debba essere invece di 1,3 miliardi di euro non è mai stata condivisa dall’esecutivo regionale. L’auspicio della Presidenza della Regione è che il ministro Salvini si possa attivare per restituire le maggiori risorse sottratte alla Sicilia, necessarie per sostenere importanti investimenti per lo sviluppo dell’Isola».

A tentare di gettare acqua sul fuoco, senza tuttavia dispiacere il presidente della Regione, ci prova Marcello Caruso, coordinatore regionale di Forza Italia, il partito di Schifani, che dopo avere ricordato quanto gli azzurri fossero legati al ponte, per via anche dei trascorsi berlusconiani – il progetto d’altra parte è ancora quello nato sotto l’ala del governo Berlusconi – dice: «Da parte nostra massima disponibilità a qualsiasi forma di doverosa sinergia istituzionale, ma auspichiamo che il Governo nazionale ripensi a scelte che potrebbero contribuire ad acuire il gap che la Sicilia soffre rispetto ad altre aree del Paese». Il dado però è ormai tratto e l’eco della decisione di Salvini e soci travalica anche lo Stretto, fino ad arrivare a Roma, dove un’altra esponente forzista, la senatrice siciliana Daniela Ternullo tuona: «Il ponte sullo Stretto è da sempre una battaglia di Forza Italia: riteniamo sia una infrastruttura fondamentale non solo per la Sicilia ma per tutto il Paese. Proprio per questo, invitiamo il governo a individuare coperture alternative rispetto a quelle indicate nell’emendamento alla manovra, in cui si sottraggono risorse preziose alla Regione siciliana. La Sicilia e i suoi cittadini attendono da troppi anni il rilancio di politiche di sviluppo che consentano di colmare un gap dovuto anche alla condizione di insularità. È il motivo per cui riteniamo inopportuno sottrarre risorse preziose al raggiungimento di questo obiettivo».

Chi non si è espresso ancora è l’altro interessato all’interno della vicenda, Roberto Occhiuto, presidente della Regione Calabria, tirato in ballo direttamente da Salvini, che ha dichiarato: «Che ci sia una compartecipazione seppur minima di Sicilia e Calabria mi sembra assolutamente ragionevole. Se ad ora ci mettono il 10 per cento e lo Stato ci metterà quasi il 90 per cento mi sembra giusto». Anche se, come si evince dalle dichiarazioni dello stesso Schifani, non c’è mai stata una non disponibilità a compartecipare alle spese per la struttura. E mentre le opposizioni tanto in Sicilia quanto in Calabria gridano allo scandalo per quello che vedono come l’ennesimo scippo al Meridione, ecco che a farsi avanti è un altro spettro inquietante: se i fondi dovessero essere vincolati fino al 2029, come pare ci sia intenzione di fare, le somme del fondo Sviluppo e coesione sottratte a Sicilia e Calabria non saranno mai restituiti alla disponibilità delle due regioni.


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