Ponte di Messina, contrordine di Monti: non si fa più. Pronti 300 milioni di rimborsi…

Quando, nel 2006, si comincia a capire che il Ponte sullo Stretto di Messina sarebbe stato non solo un grande bluff di Silvio Berlusconi, ma un grande affare per chi non avrebbe realizzato l’opera (può sembrare un controsenso, ma come ora vedremo, le cose stanno esattamente così), in tanti stentano a crederci. Possibile – si dice in quei giorni – che tutta questa storia del collegamento stabile tra la Sicilia e il Continente è solo un grande affare che non prevede la realizzazione dello stesso Ponte?    

Eppure, piano piano, si scopre che la storia del Ponte di Messina è stata una sceneggiata con un finale a molto ‘ricco’ per qualcuno. La sceneggiata è cominciata nel 2001 con Berlusconi che annuncia che “il Ponte sullo Stretto di Messina si farà”. Per cinque anni si faranno tante chiacchiere più la costituzione di un Consorzio di imprese che un giorno – ma nessuno indica esattamente quale giorno – dovrà realizzare i, Ponte. In prima fila, in questo Consorzio, c’è il gruppo Impregilo, che non la Sicilia e la Calabria non ha nulla a che fare.

Dal 2006 al 2008 torna Romano Prodi e il “Ponte non si farà più”. Nel 2008 ritorna Berlusconi e il Ponte si “farà” di nuovo. Nel 2011 arriva Mario Monti e il Ponte rimane sospeso.

Qualche settimana fa il Governo Monti annuncia che “il Ponte si farà”. Grande fermento e grande dibattito. Poi, però, si scopre – e siamo arrivati alla notizia – che legge di stabilità comprende al proprio interno “il finanziamento di penali per 300 milioni legate alla cancellazione del contratto per la costruzione del Ponte sullo Stretto”.

Ma come, presidente Monti: dobbiamo abolire le Regioni per risparmiare e il suo Governo stanzia 300 milioni di euro per risarcire chi non è riuscito a realizzare il Ponte di Messina? Ma pensate veramente che i siciliani, i calabresi e tutta la gente del Sud non capisca di esser stata presa in giro?

Evviva! Impregilo che, com’è noto, aveva una quota del 45 per cento del Consorzio creato per realizzare il Ponte sullo Stretto di Messina potrebbe incassare un rimborso pari a 135 milioni ‘mansi’. Certo, il percorso per acchiappare i soldi è ancora lungo (ma non troppo). E, in ogni caso, è già iniziato. 

Domanda: ma se il Ponte è utile come ha sempre detto Berlusconi e come ha ribadito qualche settimana fa Mario Monti ad essere risarcite non dovrebbero essere anche Sicilia e Calabria?

Insomma, l’ennesima presa per i fondelli ai danni del Sud: una presa per i fondelli iniziata da Berlusconi e completata dall’attuale Governo del nostro Paese.

(Nella foro a destra Berlusconi dice ad Alfano: “Ma dove sono quei minchioni che hano creduto nella realizzazione del Ponte sullo Stretto di Messina?”).   

p.s.

Noi non abbiamo mai creduto alla favola del Ponte sullo Stretto di Messina, opera che non serve né alla Sicilia, né alla Calabria. Ma non possiamo non sottolineare il cinismo di chi utilizza il Sud – anche con riferimento ai meridionali che sono convinti dell’utilità del Ponte – per ‘chiudere’ certe operazioni. Alla fine tutta questa gazzarra servirà soltanto a pagare le penali. Con i soldi già stanziati dal Governo Monti che sta massacrando gli italiani perché dobbiamo ridurre il debito pubblico. Dire che siamo nauseati è poco. Dire che la Sicilia deve cominciare a pensare a qualcosa di diverso dall’Italia è il minimo.  

 


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Quando, nel 2006, si comincia a capire che il ponte sullo stretto di messina sarebbe stato non solo un grande bluff di silvio berlusconi, ma un grande affare per chi non avrebbe realizzato l'opera (può sembrare un controsenso, ma come ora vedremo, le cose stanno esattamente così), in tanti stentano a crederci. Possibile - si dice in quei giorni - che tutta questa storia del collegamento stabile tra la sicilia e il continente è solo un grande affare che non prevede la realizzazione dello stesso ponte?

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