Nuovo progetto per il bene confiscato di via dell’Ova Struttura per «soggetti vulnerabili a rischio devianza»

Un milione e mezzo di euro per trasformare un bene confiscato alla mafia in una struttura idonea a offrire servizi per soggetti vulnerabili e a rischio devianza. Con il progetto D.I.Gnità (Domus Juris), l’immobile in via Pietro dell’Ova a Catania è, infatti, uno dei 18 beni siciliani tolti alla criminalità organizzata che sono stati ammessi, dal ministero dell’Interno, ai finanziamenti previsti dal Pon Legalità 2014-2020 che prevede lo stanziamento di risorse per l’inclusione sociale. L’obiettivo è trasformare un bene simbolo del potere criminale in patrimonio comune da restituire alla collettività

Preso atto del finanziamento del
Pon Legalità, sul sito dell’ente comunale etneo è apparso l’avviso pubblico con procedura valutativa a sportello per individuazione di interventi di recupero e rifunzionalizzazione per l’adeguamento dello stabile in via Pietro dell’Ova, dal civico 131 al 141. La nuova vita cui dovrebbe essere destinato prevede, stando a quanto si legge sul documento, una «struttura idonea da adibire a servizi in favore dei soggetti vulnerabili e a rischio devianza e ulteriori fasce deboli della popolazione, dirette a incidere sul miglioramento delle condizioni di legalità». 

«Senza questo finanziamento non avremmo potuto fare nulla – dice a MeridioNews l’assessore ai Lavori pubblici Pippo Arcidiacono – Sono risorse che avevamo già chiesto in passato, all’epoca del sindaco Raffaele Stancanelli nella cui giunta io avevo la delega al Patrimonio. In quel momento, il progetto era legato all’utilizzo dell’immobile per tamponare l’emergenza abitativa». In passato, l’idea sarebbe stata quella di dividerlo in più appartamenti (almeno tre) da destinare a persone che avessero bisogno di una casa. 

«Adesso, però – continua l’assessore – il destino del bene, che si presta a molteplici utilizzi, sarà un altro». L’immobile rimarrà come proprietà non disponibile dell’ente comunale etneo che ne avrà anche la gestione. «Il progetto preciso verrà costruito sulla base delle
necessità prioritarie che verranno segnalate dai Servizi sociali del Comune – aggiunge Arcidiacono – ma non per l’emergenza abitativa. Su questo fronte, stiamo già lavorando su altri stabili, come per esempio alcuni nel quartiere Librino, che dovrebbero essere pronti dopo l’estate per essere assegnati agli aventi diritto che sono già in graduatoria». 

«È un bene che finalmente ci sono dei soldi da utilizzare per restaurare quella bella struttura a cui potere dare nuova vita – commenta Giovanni Caruso, fondatore del Gapa (Giovani assolutamente per agire) e caporedattore de I Siciliani giovani – Nell’ambito dei progetti da inserire nella dicitura “inclusione sociale” potrebbe anche rientrare l’emergenza abitativa che credo sia una delle questioni più urgenti del nostro territorio. In ogni caso, al di là di questo immobile – aggiunge – in città ci sono molti beni confiscati che non sono stati assegnati e che, essendo degli appartamenti, potrebbero benissimo essere utilizzati per fare fronte alle necessità di molte persone che non hanno un tetto sopra la testa». In effetti, dopo la pubblicazione dell’ordinanza antibivacco, il sindaco Salvo Pogliese aveva incontrato alcune associazioni di volontariato che operano con i clochard ed era nata l’idea di destinare sei beni confiscati ai senzatetto. Dopo nove mesi, il progetto rimane ancora una promessa.

La palazzina di due piani da 450 metri quadrati, che si trova nel quartiere Picanello del capoluogo etneo, ha una storia già articolata alle spalle. È stato, infatti, il primo immobile catanese confiscato alla mafia – e acquisito dal Comune di Catania con un decreto di maggio del 2009 – a essere inserito, nel dicembre del 2016, nel primo schema di bando per la concessione in comodato d’uso gratuito per dieci anni. Per quattro anni, dal 2012 al 2016, l’appartamento è stato gestito dalla cooperativa Omega. Fino a quando, nell’aprile del 2015, gli uffici di Palazzo degli elefanti non chiedono agli affidatari di esibire la polizza assicurativa e di stilare una relazione per illustrare tutte le attività svolte. L’associazione, però, «si rende irreperibile», comunicano dal Comune che, circa un anno dopo, recide il contratto. Durante l’estate del 2016, la giunta guidata dall’allora sindaco Enzo Bianco decide di ufficializzare il primo schema di avviso pubblico per questo bene. Qualcosa, però, non va per il verso giusto, tanto che il bando poco dopo viene ritirato perché «l’immobile deve essere completamente ristrutturato e, quindi, non è stato possibile portare avanti l’idea», aveva spiegato l’allora assessore alla Legalità Rosario D’Agata


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