Netizen, il mondo delle web tv L’identità e il racconto della vita quotidiana

Sono piccole ma determinate. Sono le 590 web tv italiane censite dal rapporto Netizen, una ricerca condotta dall’osservatorio Altratv.tv. Giunta alla sua settima edizione, la ricerca mostra rispetto agli anni passati una maggiore imprenditorialità. Per le web tv sembrano essere finiti i tempi pionieristici per fare spazio alla ricerca del profitto, ma senza l’intervento delle pubbliche amministrazioni. Lo conferma Veronica Fermani, curatrice del rapporto: «Lo studio, nel suo complesso, mostra una professionalizzazione nella ricerca dei fondi, nella stabilità delle redazioni e nell’uso di apparecchiature più professionali» spiega.

Le micro web tv, dunque, smettono di essere degli esperimenti legati al mondo della comunicazione e provano a mettersi in gioco anche dal punto di vista economico. Questa tendenza è anche confermata dalle caratteristiche delle redazioni: «L’età media è piuttosto elevata – dichiara Fermani – si tratta di persone già in età lavorativa, che cercano di trarre un guadagno stabile da queste attività».

Il guadagno non giunge, però, grazie al sostegno delle pubbliche amministrazioni: «È aumentata la percentuale di collaborazioni e, salvo qualche caso, non ci sono episodi di boicottaggio dell’attività – spiega la ricercatrice –. Ci sono anche casi reale cooperazione, come nel caso di Pnbox, emittente di Pordenone finanziata dall’amministrazione comunale, che dedica ampio spazio a tutti gli schieramenti politici senza fare distinzioni. Ma – conclude – si tratta di eccezioni. Sono in crescita i fondi alternativi a quelli pubblici».

Nonostante tutto, però, la vita di queste piccole realtà è sempre a rischio. Già a cominciare dal target: «Possiamo dividere tra due tipi: i canali tematici sono quelli che sopravvivono più facilmente, mentre i canali territoriali fanno riferimento a piccole comunità e quindi hanno maggiori difficoltà».

Ma anche quando ci si rivolge ad un piccolo pubblico, emergono delle storie interessanti: «Come quella di Emilio, un pastore sardo che messo online un sito, Sardiniafarm – racconta Veronica Fermani –. Quotidianamente pubblica il diario del pastore e in questa maniera è riuscito a contrastare la crisi del suo settore, aprendo al commercio online e ad altre attività correlate; inoltre è diventato un esempio per gli allevatori della zona che lo hanno imitato».

Secondo la ricercatrice, una speranza che queste piccole televisioni, possano espandersi c’è: «Queste micro realtà nascono nel momento in cui le televisioni locali non riescono a dare voce alle esigenze di tutti. Ci sono delle zone completamente ignorate, sia dalle emittenti private che dalle redazioni regionali della Rai» spiega. Piccoli paesi di provincia, ma non solo: «Altre zone, come ad esempio Saronno, sono inglobate all’interno delle grandi città, ma in realtà sentono di avere una propria identità».

Dunque l’esigenza primaria di queste realtà è la riscoperta dell’identità attraverso il racconto della realtà di ogni giorno. Una speranza per la loro diffusione sempre più capillare, secondo Fermani c’è: «La televisione non è ancora accessibile a queste realtà, ma viviamo in un periodo di grande convergenza e in futuro potrebbero esserci delle collaborazioni sempre maggiori con le televisioni locali».
[Foto di Octavio Cardoso]


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