Tempi, modi e voto della mozione di sfiducia a Schifani: martedì in aula all’Ars

Confermata per il 2 dicembre, alle ore 14, la seduta d’aula all’Ars per la discussione e il voto della mozione di sfiducia nei confronti del presidente della Regione Renato Schifani, presentata dalle opposizioni. Che non hanno ancora la sicurezza di avere i numeri necessari. Anche dopo il sostegno di Cateno De Luca e dei suoi deputati, ne mancano dieci. Ciò non toglie che si andrà in aula. Con il rischio maggiore a carico delle opposizioni. Scartate le elezioni anticipate, quale sarà il piano B? Una possibilità è fare finta che non sia successo niente e votare – a favore o contro, poco importa – la legge di stabilità.

I punti e i numeri della mozione di sfiducia a Schifani

Dalle riforme non approvate alle inchieste giudiziarie, ci sono 15 punti al centro della mozione di sfiducia depositata da Pd, M5s e Controcorrente nei confronti di Schifani. Sulla base dello Statuto della Regione Siciliana, può essere discussa a decorrere dal terzo giorno dall’ufficializzazione in aula. E così è successo. Nel corso di una breve seduta, presieduta dal vice presidente di Sala d’Ercole Nuccio Di Paola, dopo essere stata presentata martedì scorso. Ma, in calce alla mozione, non ci sono – almeno per ora – i nomi dei deputati regionali di Sud chiama Nord. Cateno De Luca ha assicurato il sostegno alla sfiducia da parte del proprio gruppo all’Ars. Portando i voti su cui contare a 26, contro i 36 necessari per la sua approvazione.

Come si svolgerà il voto alla mozione di sfiducia

Su una cosa le opposizioni hanno vinto: aver chiesto e ottenuto che discussione e voto sulla mozione di sfiducia a Schifani si tenessero prima dell’arrivo in aula della Finanziaria. All’ordine del giorno per il 9 dicembre. Ecco, quindi, il perché della convocazione la prossima settimana: durata prevista 5 ore, come discusso nel corso della conferenza dei capigruppo. Tre delle cinque ore stabilite per l’esame della mozione saranno dedicate agli interventi dell’opposizione. Le restanti due ai deputati di maggioranza, alla replica del governatore e alle operazioni di voto. Che avverranno per appello nominale: non sarà quindi possibile celarsi per i franchi tiratori, che hanno già martirizzato il governo in diverse occasioni. Se ci saranno, dovranno metterci la faccia. Perché il sistema prevede che, durante la votazione, il presidente dell’assemblea debba chiamare nome per nome ogni deputato. Che dovrà rispondere, pronunciando la propria preferenza: «sì», «no» oppure «astenuto».


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