Motta S. Anastasia, sindaco Carrà rinviato a giudizio Dovrà rispondere dell’accusa di reato ambientale

Rinviate a giudizio cinque persone accusate di reati ambientali nella gestione degli scarichi di acque reflue a Motta Sant’Anastasia. La decisione è arrivata dalla giudice per l’udienza preliminare Giuseppina Montuori. Tra gli imputati anche il sindaco di Motta e vicesegretario regionale della Lega Anastasio Carrà, accusato di delitto colposo insieme al dirigente dell’area Tecnica del Comune Antonio Di Rosa e Giuseppe Amato, legale rappresentante della Cps, società che gestisce l’impianto idrico. Dalla procura vengono contestati gli scarichi abusivi di acque reflue contenenti percentuali di elementi chimici e batteri di escherichia coli superiori ai limiti previsti. Questi avrebbero compromesso il fosso acquifero Lagnani, compreso il suolo.

A giudizio anche Caterina Agata Italia Sapienza, amministratrice unica della società Rizzotti costruzioni e Gabriele Rizzotti, in quanto rappresentante della società che, nel dicembre del 2018, gestiva l’impianto di depurazione di acque reflue urbane. Proprio tre anni fa, venne eseguito il rilevamento all’interno del fosso di Motta Sant’Anastasia. 

Secondo l’accusa, gli imputati avrebbero effettuato abusivamente lo scarico delle acque brute, provenienti dalla fognatura insieme ai reflui depurati, attraverso un bypass non autorizzato. Tra le parti offese figurano il Comune di Motta Sant’Anastasia, il ministro dell’Ambiente e il presidente della Regione Nello Musumeci. La prima udienza del processo si terrà il 2 marzo del 2022 davanti alla prima sezione collegiale del tribunale di Catania.


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Insieme al primo cittadino la decisione riguarda altre quattro persone, tra cui anche il dirigente dell'area tecnica del Comune. Dalla procura vengono contestati gli scarichi abusivi di acque reflue nel fosso Lagnani. La prima udienza del processo è stata fissata per il 2 marzo 

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