Migranti, 17 studenti del Galilei a scuola di accoglienza «Entrano in contatto con realtà difficili dei loro coetanei»

Quando si entra in contatto con ciò che non si conosce, in qualche modo da quell’incontro si esce arricchiti. Anche se i racconti che provengono da mondi diversi parlano di dolore, miseria, povertà ed emarginazione sociale. Proprio per incontrare queste realtà così diverse alcuni studenti del liceo scientifico Galileo Galilei, di 16 e 17 anni, hanno potuto conoscere le iniziative svolte dai volontari di Asante Onlus, l’associazione che si occupa di minori stranieri non accompagnati. Diciassette di loro affiancheranno i giovani ospiti del centro di via Monfenera dove svolgeranno il progetto di alternanza scuola-lavoro. Lo stage, che partirà la prossima settimana, apre una finestra verso il mondo del volontariato sociale e delle professioni nel settore socio-assistenziali. Il tirocinio avrà la durata di tre mesi. 

Un ambito nel quale l’alternanza scuola-lavoro, spesso al centro delle proteste studentesche, può fregiarsi di un valore sociale utile anche all’integrazione culturale. Dopo tre incontri in cui si effettuerà una prima formazione, i ragazzi verranno inseriti all’interno delle varie attività del centro e affiancati agli operatori. Parteciperanno a iniziative sportive, culturali e ludiche, ai laboratori di alfabetizzazione per l’apprendimento della lingua italiana o di pittura. Gli studenti «parteciperanno alle attività che si svolgono sia all’interno della struttura che all’esterno – dice Giuseppe Di Vita, orientatore professionale Asante Onlus – quindi che riguardano più associazioni, tramite iniziative chiamate di orientamento nel territorio». Tra queste anche visite guidate all’interno del centro storico. «Dopo aver studiato i luoghi e i monumenti di rilevanza storico-culturale della città, come la Cattedrale, li illustreranno ai giovani migranti con l’aiuto dell’operatore del centro», spiega l’operatore. 

I ragazzi del Galilei, racconta ancora Di Vita, hanno scelto di intraprendere questo percorso, che poi si è concretizzato nella convenzione tra il centro e la loro scuola, dopo aver conosciuto le attività che vengono svolte nella struttura di accoglienza. «Spesso partecipiamo a delle conferenze con alcuni dei nostri ragazzi che condividono la loro esperienza e il percorso che li ha portati qui in Italia. Si tratta di convegni che trattano di temi legati al fenomeno migratorio, come quelli sulla lotta al razzismo». Alcuni studenti in queste occasioni si sono resi conto di ciò che hanno vissuto giovani della loro stessa età: «Ragazzi a cui sono stati uccisi i genitori, che sono stati imprigionati, abusati fisicamente – sottolinea l’operatore – e che hanno attraversato con un barcone il Mediterraneo, vedendo anche delle persone morire al proprio fianco. Non pensavano che i loro coetanei potessero vivere tutto questo, non gli sembrava reale». 

Dopo un momento iniziale turbolento delle attività del centro, che è sfociato un anno fa nelle proteste di molti giovani ospiti, adesso nella struttura pare che tutto sia tornato alla normalità: «Siamo riusciti a riportare la situazione in equilibrio», afferma Di Vita. Tra i progetti sviluppati nella struttura c’è anche Pizzeria al centro. Dodici ragazzi sono stati formati da un professionista esperto hanno partecipato a un corso di pizzaiolo e ottenuto il certificato Haccp per la manipolazione degli alimenti. Poi alcuni di loro hanno preso parte «a stage in diverse pizzerie convenzionate con la struttura – dice ancora Di Vita – portando a termine un tirocinio formativo di tre mesi, con la possibilità di essere assunti».


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