Messina, l’acqua inizia a tornare nelle case Comune vs prefettura: «Soli nell’emergenza»

Dalle prime ore della mattinata i rubinetti delle case dei messinesi sono tornati a dare acqua. Il servizio, tuttavia, non riguarda ancora l’intero territorio: «La copertura è del 60% – fa sapere l’Amam -. Le zone in difficoltà sono quelle in alto e i piani alti delle zone già servite. Tutto si ristabilirà completamente entro lunedì».

Già ieri sera Comune e Amam avevano annunciato che il servizio si sarebbe normalizzato nelle successive 24-36 ore. Senza disdegnare una serie di stilettate a prefettura, forze armate e protezione civile: «L’emergenza è stata gestita in solitudine dal Comune». «In 22 ore abbiamo proceduto alla riparazione del tubo», ha spiegato in conferenza stampa Sergio De Cola, riferendosi alla condotta di Fiumefreddo, danneggiata una seconda volta, l’altro ieri, a causa della recrudescenza della frana che una settimana fa aveva colpito Calatabiano. 

A proposito dell’approvvigionamento, al momento in città l’acqua arriva con una portata di mille litri al secondo a fronte di una capacità massima di 1300: «A Fiumefreddo sono in funzione tre pompe su quattro, per non sollecitare troppo la condotta – prosegue l’Amam -. Da lì giungono 680 litri al secondo a cui vanno aggiunti altri duecento litri provenienti dalla fonte Santissima, e l’acqua trasportata dalla nave cisterna della Marnavi». I serbatoi cittadini, inoltre, sarebbero già tutti pieni. 

Tuttavia, nel caso di nuove emergenze, è stato stretto un accordo con Sicilia acque per attingere all’acquedotto dell’Alcantara. «Il bypass – rende noto il presidente dell’Amam – è ormai pronto. Manca solo un’ultima saldatura che richiede circa tre ore di tempo. Verrà attivato in caso di necessità». Messina tornerà così a servirsi dell’Alcantara dopo sei anni, sebbene non sia stato ancora fissato il prezzo. Un lieto fine, salvo nuove complicazioni, che non impedisce di ricordare a quali ostacoli si sia andati incontro. È De Cola a rimarcare l’ordinanza del sindaco di Calatabiano che ha impedito l’accesso immediato degli uomini e dei mezzi dell’Amam sul luogo della frana, venerdì scorso: «Siamo riusciti a intervenire solo lunedì, perdendo 48 ore di tempo». La riparazione è iniziata alle 10 del 26 ottobre ma alle 16,45 di mercoledì 28 si è verificato un nuovo assestamento della collina: «Immettendo acqua avremmo potuto creare ben altri disagi agli abitanti di Calatabiano, già provati dalla frana. A quel punto abbiamo chiesto l’intervento della prefettura. Fino ad allora avevamo gestito l’emergenza da soli».

La mattina del 26, De Cola, proprio durante il primo tavolo tecnico a palazzo del Governo, aveva chiesto alle forze armate e alla protezione civile di mettere a disposizione le loro autobotti: «Noi ne abbiamo solo cinque da diecimila litri. A rispondere positivamente alla nostra richiesta sono stati solamente i vigili del fuoco e la forestale». «Ci siamo mossi con la massima capacità di intervento, secondo le nostre limitate risorse – afferma il vice sindaco, Guido Signorino – le nostre cinque autobotti hanno funzionato continuamente. Al tavolo della prefettura abbiamo detto che ce ne sarebbero servite altre cinque, dieci. I punti di distribuzione erano compatibili con i mezzi esistenti. Impossibile attivarne altri senza risorse aggiuntive». A potenziare il contingente sono state solo tre autobotti della forestale e una dei pompieri, sebbene con acqua non potabile: «L’emergenza è stata gestita integralmente da noi, in totale solitudine», rincara l’assessore al Bilancio che spiega anche lo scetticismo nei confronti dell’impiego di navi cisterna: «Messina ha un consumo giornaliero di centomila metri cubi. La nave ne contiene cinquemila e richiede 12 ore di tempo per le operazioni di scarico nelle autobotti, non potendo versare l’acqua direttamente nei serbatoi. Quindi è una soluzione che avrebbe avuto un carattere aggiuntivo. Anche perché i lavori sulla conduttura procedevano in maniera spedita». L’arrivo della nave della Marnavi, autorizzata dal prefetto, è comunque annunciato per le 22 di oggi.

In diretta telefonica da Torino, è intervenuto pure Renato Accorinti: «Ho lasciato Messina solo a problema risolto, quando l’acqua è stata immessa nelle condutture. Era importante raggiungere l’assemblea dell’Anci per far conoscere il problema a tutti i sindaci che hanno manifestato una solidarietà senza precedenti. Ho parlato del dissesto idrogeologico e di come l’acqua, bene comune, debba essere erogata a un prezzo politico. Ho parlato con il presidente Sergio Mattarella. È lui che ha aperto il discorso, conoscendo benissimo la questione. Ho parlato pure col ministro Andrea Orlando, mentre il sindaco di Catania, Enzo Bianco, ha manifestato la massima vicinanza. Ora, l’importante è non far spegnere i riflettori su Messina».


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