Messina, la sfiducia ad Accorinti sempre più vicina Assessore pronto a lasciare. «Su di lui pressioni Pd»

Oggi si saprà se l’assessore al bilancio di Messina Luca Eller farà o meno le valige e saluterà la sua esperienza a palazzo Zanca. Il super esperto di Sesto Fiorentino, entrato in giunta ad aprile dello scorso anno per la sua esperienza e le competenze in ambito finanziario economico, aveva precisato nella sua prima conferenza stampa che l’ingresso in giunta non era dettato da accordi con il Pd. Adesso prende, però, le distanze dal sindaco Renato Accorinti che lo ha voluto con lui. 

E lo fa con un post sul suo profilo Facebook, che molti sospettano sia frutto del fatto che a giorni la mozione di sfiducia al primo cittadino approderà in consiglio. Tra questi il consigliere di Cambiamo Messina dal Basso, Maurizio Rella, organizzatore dell’incontro con Stefano Fassina di Sinistra italiana, al quale Eller è stato invitato lunedì pomeriggio e che ha scatenato la reazione dell’assessore al Bilancio, offeso per quanto detto durante i convegno. Perché se le dichiarazioni di Fassina, che «è un economista ed ha avuto ruoli ministeriali – scrive l’assessore toscano – hanno avuto un senso e sono rimaste nel quadro di un’analisi e proposta politica rispettabile», non lo sono stati, secondo Eller, quelli che lo hanno preceduto. 

Interventi che definisce «infarciti da vere offese alla storia e alla politica del PD e alle altre forze politiche che sono alleate o collaborano col PD, il tutto senza che chi moderava o altri si sentissero in dovere morale di limitare o, magari, chiedermi una breve contro replica». Eller attacca anche Accorinti, reo di essere intervenuto «con una certa eleganza d’animo ed eloquio», senza però «politicamente smarcarsi da tale deriva politico-denigratoria»

Rella rimanda al mittente le accuse, definendole «strumentali» e ribadendo che «nessun estremismo, nessuna offesa» c’è stata e che tantomeno «nessuno gli avrebbe vietato di intervenire, se solo lo avesse richiesto». Sugli interventi che Eller ha ritenuto offensivi, Rella chiarisce che sono stati «plurali, certo, con accenti di critica politica sulla deriva centrista di Renzi e le contraddizioni interne al PD, che ha abbandonato ormai un autentico percorso di sinistra, abbracciando politiche sempre più neoliberiste».

L’assessore al Bilancio ha sottolineato di considerarsi «completamente libero in termini politici», lasciando intendere che è pronto a lasciare la giunta. «Eller è un assessore tecnico, non politico – replica Rella -, la sua delega esula dalla appartenenza al Pd, è chiaro comunque che da tempo viveva una insofferenza e una contraddizione dovuta alla sua provenienza più volte proclamata e conclamata». Il consigliere sottolinea inoltre che sono da considerarsi «ovvie le sue inquietudini, immaginabili le pressioni che può avere ricevuto, non ultime, in virtù della recente firma alla mozione di sfiducia della capogruppo del Pd Antonella Russo. Non cerchi pretesti, faccia le proprie scelte senza dare indebite responsabilità».

A dare forza alla tesi di pressioni su Eller da parte del Pd, si aggiunge la presenza dell’assessore alla riunione alla quale ieri hanno partecipato consiglieri, deputati regionali e rappresentanti istituzionali democratici per decidere cosa fare rispetto alla sfiducia ad Accorinti. Come confermato dal suo commissario Ernesto Carbone, il Pd è pronto a votarla compatto. 

In attesa che la mozione arrivi in aula per essere discussa, probabilmente il 15 febbraio, in queste ore si susseguono in città incontri per individuare il possibile candidato a sindaco da contrapporre alla ricandidatura di Accorinti. Non vengono prese in considerazione e al contrario sono mal gradite fughe in avanti o candidature preconfezionate. Come quella di Giovanni Ardizzone, attuale presidente dell’Ars o di Maurizio Croce, assessore regionale della giunta Crocetta. 

Rumors si inseguono invece su un possibile accordo stretto ieri tra l’ex ministro della Funzione pubblica, Gianpiero D’Alia e Francantonio Genovese. Un accordo smentito da D’Alia ma che, se si concretizzasse, farebbe cadere gli ultimi veti sulla votazione della sfiducia nei confronti dell’attuale primo cittadino. Perché verrebbe votata dagli uomini di Genovese, transitati insieme a lui in Forza Italia. E si parla di oltre dieci voti che, uniti agli attuali 17 firmatari della sfiducia, consentirebbero di mandare a casa il sindaco scalzo.


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