Messina, ex consiglieri attaccano Accorinti «Elezioni condizionate da voto clientelare»

Lo avevano annunciato e non si sono tirati indietro. Gli ormai ex consiglieri del Comune di Messina Nina Lo Presti e Gino Sturniolo hanno tenuto una conferenza stampa per spiegare i motivi della loro scelta di dimettersi. «Non rivendichiamo alcuna superiorità morale – dichiarano -. È una scelta coerente con il nostro modo di fare politica, la nostra opposizione ormai non ha più senso in questo contesto». Lo Presti entra poi nel dettaglio. «Da un lato c’è una giunta di fatto commissariata da Eller (neoassessore al Bilancio, ndr) e dall’altro un consiglio delegittimato quanto tutte le altre istituzioni a Messina». Non un gesto simbolico, ma concreto che «speriamo abbia un effetto moltiplicatore sugli altri». 

Entrati in consiglio comunale nella lista che ha portato alla elezione a sindaco di Renato Accorinti, Lo Presti e Sturniolo a settembre del 2014 erano passati al gruppo misto, finendo per rappresentare la vera opposizione. «Avremmo voluto la sala Falcone e Borsellino (la stanza della giunta, ndr) per questa conferenza, perché quando abbiamo cominciato quest’avventura ci era stato detto che eravamo tutti sindaci e assessori – spiegano – ma Accorinti ce l’ha negata». 

Le responsabilità del primo cittadino messinese, tuttavia, sarebbero ben altre. «Ha tradito gli ideali che ci avevano uniti – prosegue Lo Presti -. Adesso è giusto fare un bilancio di questi tre anni». In tal senso, più di un riferimento è andato alle inchieste che hanno coinvolto i consiglieri: dal caso gettonopoli all’operazione Matassa che ha portato all’arresto del collega Paolo David. «Oggi il terreno dello scontro è tra chi compra i voti e chi ha vinto a mani nude. La fiducia nei confronti della rappresentanza politica è venuta meno». Ma anche la società civile non se la passa meglio. «L’operazione ci consegna uno spaccato di degrado sulla classe dirigente e sulla città, che ha una propensione naturale alla corruzione», sottolinea Lo Presti.

Per Sturniolo, rimanere in consiglio avrebbe significato «galleggiare per altri due anni, con atti finanziari che arrivano all’ultimo minuto e che vengono votati da una maggioranza risicata senza nemmeno leggerli». L’ex consigliere si sofferma sull’origine e l’appartenenza dell’attuale giunta, post rimpasto. «Quelli che oggi stanno accanto ad Accorinti non sono i sostenitori della prima ora – attacca -. Non lo sono Signorino, né Mantineo, tantomeno Cacciola o De Cola. Accorinti non sa dove andare, è ubriacato dal suo egocentrismo e dalla sua voglia di stare sulla scena». L’attacco è diretto a tutta la rappresentanza politica. «Le inchieste ci stanno dicendo che il voto è clientelare e forse anche mafioso, non possiamo fare finta di niente. Sono state condizionate le elezioni del 2013».


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